Sondaggi/ Risultati Comunali, il ‘bipolarismo municipale’ e la differenza con le Politiche

- Niccolò Magnani

Sondaggi elettorali politici, Elezioni Comunali 2017: risultati Amministrative intenzioni di voto, flussi su affluenza in caduta al nord e nelle regioni rosse. 

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Elezioni Comunali Amministrative 2018, Toscana e Umbria (LaPresse)

Analizzando i risultati del primo turno delle Amministrative, i sondaggi e flussi di voto prodotti dall’Istituto Cattaneo di Bologna mostrano un importante dato riguardo il crollo evidente dei Cinque Stelle e il crescere, anzi il risorgere di un ancestrale bipolarismo, quantomeno in campo locale. Viene chiamato dallo studio dell’Istituto “bipolarismo municipale”: «E’ come se ci fossero due Italie: quella che vota per le amministrative che si polarizza tra centrodestra e centrosinistra e quella che invece va alle elezioni nazionali pronta a scegliere anche una terza opzione (appunto il Movimento 5 stelle». La crescita netta di centrodestra e centrosinistra insomma non consiglia la partita già chiusa per le Politiche, tutt’altro: il calo netto di M5s, la crescita della Lega (+2,6%) e di Forza Italia (+2,2%) e la discesa non eccessiva del Pd (-1,8% rispetto alle precedenti Amministrative) sembrano consigliare una situazione simile alle Elezioni Politiche nei prossimi mesi.

Così non sarà, e i grillini torneranno in auge, conclude l’analisi dell’Istituto: «la convivenza tra questi due sistemi è destinata a produrre tensioni e frizioni all’interno delle principali coalizioni, ma ad oggi non sappiamo quale spinta (nazionale-disgregante o locale-aggregante) finirà per prevalere. Molto, ovviamente, dipenderà dalle regole elettorali e dalle interpretazioni che di esse daranno gli attori politici».

Nei sondaggi dell’Istituto Piepoli sulla percezione degli italiani rispetto alle elezioni Amministrative appena andate in porto con il primo turno, un vincitore ci sarebbe e con un saldo positivo al 22% (saldo tra chi dice che è stato vincente e chi invece dice che ha sostanzialmente fallito). Nessuna altra forza politica, nella percezione degli intervistati, avrebbero fatto meglio di Renzi; è vero che, se si analizzano i flussi di voto, le liste civiche di centrosinistra sarebbero le vere trionfatrici, con il Pd in molti casi in minoranza anche se presente come forza politica nazionale. Eppure per la percezione “generale” il Pd non ha certo perso questo appuntamento elettorale, la stessa cosa non ci può certo dire del Movimento 5 Stelle considerato al -61% come saldo di percezione, nettamente fallimentare insomma.

I risultati delle Comunali hanno dato invece, guardando il centrodestra, maggiore fiducia a Forza Italia rispetto alla Lega che pure ha conquistato i veri risultati in forza “maggiore” rispetto all’alleato Berlusconi. Il fatto che la percezione generale, vista in questi sondaggi, sia comunque a vantaggio del Cavaliere rileva ancora una certa dose di fiducia “indistinta” data a Berlusconi, che potrà essergli molto utile alle prossime Elezioni Politiche.

Tra i sondaggi prodotti dopo il voto alle Elezioni Comunali uno importante è stato condotto dall’Istituto Cattaneo di Bologna che tramite i flussi di voto ha provato a capire maggiormente come si possa spiegare il fenomeno in continua evoluzione dell’astensione. A livello nazionale le Amministrative hanno portato una buona affluenza, 68% contro il precedente da 61%, ma ci sono ovviamente dei distinguo che non possono far accettare questo buon risultato in maniera indistinta verso ogni parte d’Italia. In particolare, il sondaggio mostra come vi è una netta inversione di tendenza: «se all’inizio degli anni novanta le regioni con una maggiore partecipazione elettorale erano quelle del centro-nord oggi sono quelle del centro e del sud a mostrare una maggiore affluenza», si legge nel report dopo il primo turno delle Comunali. Non solo il Nord però, anche le regioni rosse sono coinvolte in questa tendenza al ribasso: la diminuzione si attesta in media attorno ai 26 punti percentuali.

Al nord e nelle regioni considerate più vicine alla sinistra, «l’aumento dell’astensionismo pare essere legato, in buona parte, a trasformazioni di lungo periodo, come la scomparsa dei partiti di massa, l’assenza di formazioni politiche dai contorni ideologici e programmatici ben delineati e il relativo attenuarsi della fedeltà elettorale». Dunque se per un verso l’astensione è scesa per una volta da 10 anni a questa parte, dall’altro il rischio forte è che l’area generale del non-voto possa aumentare nelle grandi città del centro-nord: non certo una buona notizia.

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