SPILLO/ La mossa di Lotti nel dopo-voto: si “prende” le Agenzie coi soldi pubblici

- Nicola Berti

Il ministro Lotti, con delega all’editoria, sblocca a cavallo del voto amministrativo 85 milioni di contratti pubblici per le agenzie di stampa grandi e piccole, spiega NICOLA BERTI

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Maria Elena Boschi con Luca Lotti (LaPresse)

Tre giorni prima del ballottaggio alle comunali il contratto da 11,2 milioni in quattro anni per Fabio Fazio: ancora ieri difeso fra mille polemiche dal presidente della Rai Monica Maggioni in commissione di vigilanza. Proprio ieri, quarantott’ore dopo il voto, emergono invece le aggiudicazioni provvisorie della “gara a procedura aperta per l’affidamento di servizi giornalistici e informativi, per gli organi centrali e periferici delle amministrazioni dello Stato”. Sul piatto un bando triennale da 115 milioni in tutto per le agenzie di stampa. Gestore della pratica: il ministro dello Sport Luca Lotti, tuttora titolare della delega a informazione ed editoria ottenuta come sottosegretario alla Presidenza nei mille giorni di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Le prime assegnazioni – che verranno ufficializzate nei prossimi giorni – sono stati in realtà definite venerdì 23 dalla commissione tecnica insediata presso la Presidenza del Consiglio. I risultati (per un valore di 85 milioni) non hanno troppo sorpreso gli addetti i lavori.

L’Ansa, principale agenzia nazionale controllata dai maggiori editori giornalistici, si è accaparrata 28 milioni, Agi (gruppo Eni) e AdnKronos (gruppo Marra) poco più di 18 milioni; 7,8 milioni a Dire (agenzia storicamente vicina a Pci-Pds-Ds) e 7,1 milioni circa a LaPresse, agenzia fotografica torinese evoluta come provider giornalistico; 4 milioni a Radiocor (gruppo Sole 24 Ore), cifre inferiori al milione a tre agenzie minori – le due parlamentari Nova (specializzata in Est europeo, Balcani, Nord Africa e Medio Oriente), Vista (agenzia televisiva parlamentare diretta da Alexander Jakhnagiev fra Roma e Bruxelles) e 9colonne dell’ex direttore dell’Espresso Paolo Pagliaro. Esclusi dal complesso meccanismo di 10 lotti sono rimasti tre soggetti: Mf-Dow Jones (Class Editori), Askanews (gruppo Abete) e Fcs-Il Velino.

Era stato quest’ultimo, lo scorso febbraio, a chiedere e ottenere la sospensione di un primo bando indetto da Lotti, ancora aderente alla tradizionale matrice della trattativa privata. Di qui il ministro con delega – consigliato dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone – aveva deciso di ricorrere al cosiddetto “bando europeo”, con un duplice effetto: una giornata di sciopero generale delle agenzie contro lo stallo dei contratti statali e un nuovo ricorso (respinto) del Velino, per il quale il bando emesso non sarebbe stato comunque conforme al nuovo “codice degli appalti”.

Non vi sono dubbi, ora, sui benefici del denaro pubblico per le casse di agenzie e per 2.350 giornalisti, tutti alle prese con la crisi dell’editoria. Va preso formalmente per buono un bando – timbrato Anac – di applicazione di un decreto 2015 votato al mantenimento del “pluralismo dell’informazione”. Il timing dell’operazione – a valle di una consultazione elettorale sfavorevole alla maggioranza di governo e ormai in vista della campagna per il voto politico – non elimina invece vecchi aromi di rapporti fra politica ed editoria giornalistica.

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