Maria Elena Boschi e i disabili/ Dal Cottolengo abbiamo solo da imparare

- Paolo Vites

Maria Elena Boschi, sottosegretario alla presidenza del consiglio ha visitato oggi l’Istituto Cottolengo di Torino dichiarando che è fonte di ricchezza per tutto il paese

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Maria Elena Boschi (LaPresse)

“Un mondo dove la normalità è non essere normali”. Così don Andrea ha definito l’Istituto Cottolengo di Torino di cui è il direttore. Forse non molti, ormai abituati a chiamarlo così dal santo che fondò l’istituto, Giuseppe Benedetto Cottolengo, sanno che il vero nome è Piccola casa della divina Provvidenza. L’opera di carità fu aperta nel 1828, in quella Torino così ricca di fermenti sociali e situazioni disagiate che vide quasi contemporaneamente anche l’opera di San Giovanni Bosco.

L’istituto di San Cottolengo però si occupava dei casi più estremi di disagio, quelle persone che la società rifiutava e abbandonava: epilettici, malati di mente, sordomuti, handicappati vari. Già nel 1842 si contavano 1300 ricoverati e ben presto si aggiunsero anche scuole e corsi educativi. Oggi i ricoverati sono ben 14mila. A fare visita all’istituto è stata oggi Maria Elena Boschi, sottosegretario alla presidenza del consiglio, che ha avuto parole di grande elogio per la struttura: “Questo è un esempio dal quale cerchiamo di imparare. Attraverso il direttore don Andrea, che fa parte del tavolo istituito presso il dipartimento delle Pari Opportunità, impariamo quello che fate qui, perché sia fatto anche in giro per l’Italia. Qui c’è una ricchezza enorme per tutto il Paese”. La Boschi ha incontrato anche i bambini della scuola che le hanno regalato una felpa blu cucita nel laboratorio scolastico, e che si sono esibiti per lei in un piccolo spettacolo.



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