RISULTATO ELEZIONI GRAN BRETAGNA 2017/ Maggioranza conservatori risicata 76 collegi in bilico (ultime notizie)

- Niccolò Magnani

Elezioni Gran Bretagna 2017, Risultati e sondaggi: oggi 8 giugno, aggiornamenti sulla sfida May vs Corbyn. Gli ultimi dati danno avanti Tory sul Labour, Brexit e allarme terrorismo i nodi

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Brexit, "scenario da apocalisse" per il Regno Unito (LaPresse)

I risultati delle elezioni in Gran Bretagna vedono, dopo gli exit poll e all’arrivo dei primi dati reali, appesa a un filo la leadership di Teresa May e del partito conservatore, che al momento non avrebbe a disposizione i seggi per formare un Governo con la maggioranza assoluta. I primi risultati che emergono dai dati reali però parlano di 76 collegi in bilico. Da una parte il risultato dei conservatori sembrerebbe migliore rispetto agli exit poll, e questo porterebbe a recuperare i seggi che mancano per la maggioranza assoluta. Dall’altra, nei collegi di Londra arrivano risultati superiori alle previsioni per il Labour di Jeremy Corbyn, che secondo gli exit poll ha già eroso 34 seggi ai conservatori, ma che con questa tendenza potrebbe aver fatto ancora meglio. In Gran Bretagna senza maggioranza si parla di parlamento “appeso” e questo scenario senza maggioranza assoluta per i conservatori sarà certo, visto che i liberal-democratici, che potrebbero essere l’ago della bilancia, si sono già detti indisponibili a formare coalizioni. E già si parla dell’ex Sindaco di Londra, Boris Johnson, come figura di fiducia per guidare un Governo conservatore di minoranza.

Le elezioni generali in Gran Bretagna dopo gli exit poll stanno facendo registrare una grande incertezza. La sconfitta per la Premier uscente Teresa May sarebbe pesante, ma dalle prime rilevazioni sarebbero ben 76 i collegi in bilico. Ci potrebbe essere dunque una contro-rimonta della May su Corbyn che potrebbe garantire ai conservatori quella maggioranza che sarebbe perduta. Inoltre, gli unici due collegi finora assegnati sono quelli del nord dell’Inghilterra di Newcastle e Sunderland. Che sono andati al Labour come previsto, ma che hanno visto i conservatori ottenere un risultato migliore del previsto. Un trend che se confermato riconsegnerebbe quasi 100 seggi e la maggioranza a Teresa May. Risultato che sarebbe fondamentale per i conservatori, visto che i Liberal Democratici hanno già affermato di essere indisponibili per una eventuale coalzione di Governo, e senza maggioranza assoluta per i conservatori la Gran Bretagna si troverebbe, come si suol dire da quelle parti, con un parlamento “appeso”. (agg. di Fabio Belli)

Sono arrivati i primi exit poll relativi alle elezioni generali in Gran Bretagna. Teresa May e il Partito Conservatore sarebbero in testa, con 314 seggi assegnati. Come previsto, si tratterebbe però per la Premier uscente ed i conservatori di un significativo passo indietro, visto che non avrebbero più la maggioranza assoluta e sarebbero costretti a trovare altri accordi con forze politiche esterne per formare un Governo. Sempre secondo gli exit poll, il Labour di Jeremy Corbyn si assesterebbe a quota 266 seggi, ben 34 in più. 34 i seggi per la SNP, mentre i Liberal-Democratici avrebbero a disposizione 14 seggi. Flop per l’Ukip, grande protagonista un anno fa come principale sponsor della Brexit, e che secondo gli exit poll in queste elezioni generali in Gran Bretagna non avrebbe ottenuto neanche un seggio. (agg. di Fabio Belli)

Nelle elezioni in Gran Bretagna, anche uno dei Pink Floyd scende in campo in favore di Corbyn e del Labour. David Gilmour, chitarrista di fama internazionale e colonna della band inglese che ha fatto la storia del rock psichedelico, ha pubblicato un video, postato dalla moglie Polly Samson, in cui esegue alla chitarra acustica la cover di una canzone di Billy Bragg, intitolata “Between the war”. Un pezzo di grande impegno sociale, scritto da Billy Bragg nel 1985 e dedicato alla classe operaia e in particolare ai minatori che a metà degli anni ottanta si erano resi protagonisti di una grande protesta. La cover di Gilmour è esplicitamente a sostegno del leader del Labour, Jeremy Corbyn, poiché nel testo del pezzo è contenuta la frase “For the many, not the few”, che è stata lo slogan del partito laburista per questa lunga ed estenuante campagna elettorale delle elezioni generali in Gran Bretagna (agg. di Fabio Belli)

Poteva mancare una “bella” copertina di Charlie Hebdo nel giorno delle Elezioni Politiche in Gran Bretagna, specie dopo tre attentati in serie in quel d’Inghilterra? No, esatto. Immancabile arriva la copertina del giornale satirico francese che attacca con sprezzante ironia, come le compete di norma, anche il premier uscente e candidata Theresa May mentre ripete la famosa frase dopo l’attentato londinese, «quando è troppo è troppo!». Ecco, peccato che il tutto viene detto con una testa decapitata in mano: la premier parla con la propria testa in braccio e attacca gli islamisti che hanno colpito la capitale inglese.

Il titolo è volutamente provocatorio, “multiculturalismo all’inglese”: come dire, vi siete decapitati con le vostre stesse mani. Ecco, se poi andiamo a vedere il “multiculturalismo francese” non è che le cose siano andate per forza meglio… ma questa è un’altra storia, intanto l’immagine fa l giro del web a poche ore dalla chiusura delle urne e avrebbe turbato non poco la premier Uk che però non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.

Nelle ultime evoluzioni dei sondaggi sulle Elezioni Politiche in Gran Bretagna, la candidata dei conservatori è data ancora favorita, seppur senza risultati “bulgari” come invece erano sembrati due mesi fa nel momento della chiamata alle urne anticipate. Stando ai dati forniti da Ipsos Mori, il Tory sale al 44% davanti al Labour che invece non sembra andare oltre al 36% dei risultati ipotizzati nei primi “exit poll” ancora del tutto sotto il profilo dei pronostici. Lib-Dem al 7%, Snp al 5%, Ukip al 4% e Grn al 2%. Intanto, dopo aver votato nel suo seggio di Holloway, a nord di Londra, il leader Labour Corbyn ha comunque esultato, «oggi è il giorno della nostra democrazia, sono molto fiero della nostra campagna elettorale». I primi risultati arriveranno dopo le ore 23 ma sarà in piena notte italiana quando si avrà il nome de nuovo Primo ministro d’Inghilterra e tutto il Regno Unito.

Gli ultimi sondaggi indicano Tory, i mercati pure, e ora anche la stampa si schiera abbastanza nettamente con la premier uscente Teresa May. Si schierano pro-Tory in queste ultime ore di elezioni in Gran Bretagna il Sun, che attacca addirittura Corbyn chiedendo agli elettori di non gettare il Paese nella spazzatura. Il Daily Mail avanza sempre con la May, inneggiando allo “spirito britannico” mentre il Daily Express fa il gioco di parole “Vote for May today” (oggi vota per May)”. Con i Tory ancora il Daily Telegraph che usa un “sinistro” richiamo alla guerra mondiale, “il Paese ha bisogno di te”, mentre tra gli unici schierati pro-Labour in realtà resta un solo giornale il Daily Mirror che titola, «Bugie, maledette bugie e Theresa May». Nelle prossime ore i risultati che decreteranno se il Regno Unito ancora “legge” i giornali oppure no… (agg. di Niccolò Magnani)

Secondo anche gli ultimi sondaggi elettorali in Gran Bretagna, i giovani sarebbero i maggiori elettori in crescita per il Partito del Labour, con Jeremy Corbyn che convince molto di più l’elettorato più giovane su programmi e “volto”. May e Corybn, sempre loro nella sfida che potrebbe arrivare all’ultimo voto, seppur con un vantaggio abbastanza evidente per i Conservatori dei Tory. Con i primi risultati si vedrà poi se effettivamente il consenso elevato della popolazione giovane in tutto il Regno Unito abbia inciso oppure no alle urne a favore del Labour: per Corbyn l’empatia creata è stata evidente, se poi però questo incide a livello elettorale è ovviamente un altro conto.

Il programma politico è assimilabile al “classico” programma dei socialisti laburisti, con nazionalizzazioni, tassazione alta sulle imprese e spesa pubblica aumentata. Ma l’obiettivo che ha colto nel segno è quello di fronteggiare le disuguaglianze, anche se il ceto medio in questo modo potrebbe allontanarsi pericolosamente. 

Mentre proseguono le operazioni di voto in tutto il Regno Unito, proviamo a capire come funziona il sistema elettorale vigente in Gran Bretagna, nei giorni in cui il nostro Parlamento è alle prese con le discussioni e la bagarre sul sistema di voto. Sotto il Regno domina il maggioritario a turno unico basato su collegi uninominali. Il territorio è diviso in 650 collegi (equivalenti al numero di seggi del Parlamento), e ciascuno partito presente un solo candidato in ciascun collegio, con il candidato più votato che vince così il seggio. Quello che conta è invece ottenere la maggioranza (anche solo relativa) nel maggior numero possibile di collegi: in questo modo negli anni il bipartitismo è di fatto sempre resistito, salvo due volte durante la Thatcher negli Anni Ottanta e Blair negli Anni Duemila. Tradizione rispettata anche in questo 2017?

Le elezioni in Gran Bretagna vedranno quantomeno dopo le 23 (ora italiana) i primi veri risultati parziali: l’attesa è tanta, anche per capire se e come il terrorismo sarà riuscito/non riuscito a modificare le intenzioni di voto degli inglesi e di tutti i sudditi del Regno Unito. I primissimi risultati arrivano alle 23 con i veri exit poll – qui sotto vi spieghiamo come vengono calcolati – ma per avere un risultato praticamente certo bisognerà attendere tra le 4 e le 7 di venerdì mattina. Nel 2015, l’anno delle ultime elezioni, david Cameron riconobbe la vittoria nel suo collego alle 5.46 di mattina: qui sotto, come si può vedere, i sondaggi continuano a premiare i Tory ma l’incertezza regna ancora sovrana per vedere se l’effetto di dati, sondaggi ed exit poll saranno ribaltati come durante la Brexit oppure se si confermeranno i pronostici della vigilia.

Gli ultimi sondaggi pre voto vedono ancora la vittoria dei conservatori, che durante tutta la campagna elettorale sono sempre risultati in testa seppur con alcuni alti e bassi. Naturalmente in Inghilterra, dopo il clamoroso flop dei sondaggi Brexit, c’è molta attenzione al riguardo, ma comunque l’ultimissimo sondaggio reso noto questa notte da parte di cinque istituti di ricerca vedeva questi risultati. Nel primo i conservatori erano al 44% contro il 34% dei laburisti, il 9% dei liberal democratici e il 5% dell’Ukip. Nel secondo i conservatori erano al 42% contro il 38% dei laburisti; nel terzo conservatori anche qu al 44% ma laburisti al 36; nel quarto conservatori al 42 contro il 35% dei laburisti e infine i conservatori addirittura al 46% contro il 33% dei laburisti, l’8% dei liberal democratici e il 5% dell’Ukip. Colpisce che il partito che ha promosso l’uscita dall’Europa del Regno Unito vincendo il referendum, l’Ukip, viaggi tra un massimo del 5% a un minimo del 2%.

Urne aperte in tutto il Regno Unito e lo saranno fino alle 23 (ora italiana) per le Elezioni Politiche anticipate e volute con forza dalla Premier May dopo il referendum della Brexit di un anno fa. Si sfidano ufficialmente il primo ministro uscente, Theresa May dei Tory, contro il laburista Jeremy Corbyn: gli altri partiti, minoritari ma ipoteticamente decisivi qualora non vi fossero distanze larghe tra i primi due partiti della Gran Bretagna, sono i liberal-democratici (centrosinistra), l’UK Indipendence Party (Ukip, eurofobo), i Verdi, i nazionalisti scozzesi, partiti nordirlandesi, i nazionalisti gallesi. Per capire come si dividono e assegnano i 650 seggi uninominali, resta da capire il funzionamento specifico della legge elettorale inglese.

Ci vuole una maggioranza assoluta di 326 seggi per poter ottenere la maggioranza e dunque il governo: ogni collegio viene assegnato col criterio del chi ha più voti diventa deputato. È il metodo del “first-past-the-post”: non si sceglie direttamente il premier ma solo il deputato locale e il Parlamento viene eletto per 5 anni, dunque le prossime elezioni saranno nel giugno 2022.

Fa discutere e molto la proposta choc di Theresa May il giorno prima delle elezioni in Gran Bretagna più incerte che mai: le accuse che le sono state lanciate in questi giorni per la scarsa attenzione dell’intelligence rispetto agli ultimi tre attentati avvenuti e alle varie reti jihadiste presenti in Regno Unito, la premier inglese ha replicato duramente. «Sono pronta anche a modificare le leggi sui diritti umani se queste dovessero ostacolare la caccia ai presunti terroristi». Secondo quanto riporta la Bbc, la premier May ha anche aggiunto di volere rendere molto più semplice l’espulsione di presunti terroristi stranieri, «limitando anche la libertà di espressione e movimento di tutti coloro che rappresentano una minaccia».

Suona molto come una ultima ed estrema dichiarazione pre-voto per poter rientrare nei sondaggi, ma il rischio boomerang è sempre dietro l’angolo. «voglio fare di più per limitare la libertà di movimento delle persone sospettate di terrorismo quando abbiamo indicazioni sufficienti per dire che costituiscono una minaccia, anche se non abbiamo abbastanza prove per portarli davanti a un tribunale», spiega ancora la leader Tory a 24 dal voto.

Urne aperte in tutto il Regno Unito per le elezioni politiche che potrebbero cambiare il prossimo corso della Gran Bretagna, il primo dopo la Brexit, anzi in piena Brexit (proprio uno dei temi più instabili che rischia di far pendere molto l’ago della bilancia). Labour vs Tory, Corbyn vs May, sono sempre queste due le possibili combinazioni per arrivare ad un nuovo governo dopo l’indizione di Elezioni Anticipate dello scorso 18 aprile. I primi exit poll sono previsti per le 22 ore locali (le 23 in Italia), anche se saranno dati da prendere con tutte le accortezze del caso visto la precedente clamorosa “previsione” errata sul referendum Brexit dello scorso giugno. In questa lunga notte nell’attesa dei risultati delle Elezioni, stando alle garanzie di John Curtice, vero e proprio guru in Inghilterra su exit poll e sondaggi, i primi dati “reali” saranno prodotti da un pool congiunto di Bbc, Sky e Itv.

Sondaggisti di GFk e Ipsos Mori chiederanno ai britannici in 144 seggi-campione sparsi in tutta la Gran Bretagna di scrivere su una finta scheda elettorale il loro voto: «una buona indicazione di quale dovrebbe essere il risultato. Attenzione non aspettatevi però che siano esatte!», avverte Curtice in una intervista all’Ansa. Secondo gli ultimissimi sondaggi condotti da Opinium Poll, Tory conduce avanti con il 43%, mentre il Labour insegue in leggera discesa con il 36%. Insomma, la partita potrebbe essere decisa ma visti i precedenti della Brexit davvero nulla può essere dato per scontato.

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