DIETRO LE QUINTE/ Renzi accerchiato cade tra le braccia di Berlusconi

- Daniele Marchetti

Gli errori di Renzi sono stati molti e lo hanno isolato. Ora il segretario Pd è accerchiato. Ma può ancora salvarsi. Raccogliendo al volo la proposta di Berlusconi. DANIELE MARCHETTI

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Matteo Renzi esce dal Pd? (LaPresse)

La tonnara è completa e il segretario del Pd, da ex-squalo, appare sempre più un tonno braccato nel tramaglio rosso. Ed i colpi di coda ormai servono a poco.

Gli errori sono stati molti. Esagerati, persino! Dalla rottamazione lasciata imprudentemente a metà, all’abortito partito della nazione che poteva diventare — dopo il 41 per cento delle elezioni europee — il fulcro della politica moderata italiana; dal vanitoso strappo su Mattarella alla donchisciottesca quanto altezzosa ed interminabile (tre errori in un sol botto) campagna referendaria; dalla petulante, stizzita ma, tutto sommato, timida richiesta di elezioni anticipate alla babele della legge elettorale, tutto è sembrato avere drammaticamente un unico chiaro obiettivo: l’approdo a Palazzo Chigi.

E poi? Un’imbarazzante disorientamento! Renzi appare un giocatore ubriacato dai sui stessi giochetti, dalle sue stesse finte. Un boxer suonato: incapace di incidere perché a secco di energie programmatiche (idee). E, soprattutto, solo. Infinitamente solo.

Solo ed assediato, come un toro infilzato dal torero (dal Massimo nome), come un tonno insidiato dal tramaglio o come un’aquila nel mirino dei bracconieri.

Digrignare i denti adesso non sembra avere più molto senso, se non quello di allungare un’ineluttabile quanto inevitabile agonia.

A meno che non si materializzi il colpo del fuoriclasse, il gancio del ko, la stoccata della vita. Una zampata “virile” che rovesci definitivamente il banco del Pd, lo liberi per sempre dagli ormeggi di una sinistra benpensante à la carte e dall’idea di innaturali (quanto velleitarie) alleanze, proiettandolo verso un “progressismo illuminato” dalla spiccata sensibilità sociale (ma non assistenziale) e da una non supina ma ferrea vena europeista.

L’apertura di Arcore sul proporzionale resta, intonsa, sul tavolo e Renzi deve cogliere l’attimo, senza irruenza, senza fretta e con molto sangue freddo. Berlusconi non farà sconti, ma si comporterà lealmente. Anche per Forza Italia il proporzionale è un’esigenza vitale, per cui da quella parte gli scherzi non arriveranno. Rimane il problema del centro, determinante per l’approvazione parlamentare della nuova legge elettorale. Su quel versante un listone capace di superare un’asticella del 5 per cento appare irrealistico e quindi di per sé improponibile. Un adeguato abbassamento della soglia di sbarramento (per esempio al 3 per cento come prevede l’Italicum nella forma sopravvissuta alla sentenza della Corte costituzionale) appare la via maestra per dare modo a questa informe ma consistente e decisiva galassia di trovare una composizione adeguata, culturalmente accettabile ed omogenea.

Adesso s’impone un’eclissi attiva del segretario. I suoi avversari interni ed esterni non daranno tregua, c’è da immaginarlo, ma come sempre “il troppo stroppierà” e l’assedio finirà per compattare.

Quindi, testa bassa e pedalare. La porta è stretta e il sentiero accidentato ma l’unico rimasto a Renzi per non finire nella padella dei molti già ben attovagliati.

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