RENZI CONTRO UE/ E Bruxelles punta tutto su Gentiloni

- Mara Maldo

Renzi vuole rottamare il Fiscal compact fissando il rapporto deficit/Pil al 2,9% per 5 anni. Per liberare risorse, dice Renzi. Ma nei corridoi di Bruxelles hanno capito tutto. MARA MALDO

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Jeroen Dijsselbloem, presidente dell'Eurogruppo (LaPresse)

“Juncker ha un rapporto molto buono con il premier Gentiloni e i commissari incaricati hanno un rapporto molto buono con il ministro Padoan. La Commissione Ue non commenta i commenti di persone fuori da questa cerchia”: così il portavoce del presidente della Commissione Juncker risponde a chi gli chiede un commento sulla proposta dell’ex premier Renzi di tenere il deficit al 2,9 per cento per cinque anni. 

“Fuori da questa cerchia”. Rispondono quindi nel più velenoso dei modi i vertici europei. Matteo è fuori. E come Junker ebbe a dire a proposito di Brexit: “Out is out!”. Ed è fuori, Renzi, non solo perché ha fallito l’obiettivo delle riforme, ma ancor più perché si incaponisce a destabilizzare il sistema Italia con iniziative politiche sopra le righe. Scimmiotta Grillo ma risulta noioso. Rincorre le parole d’ordine di Berlusconi ma non ne ha lo charme. Rilancia quelle di Salvini ma nella sua bocca suonano irreali.

Gentiloni lo asseconda, ma a Bruxelles ed al G20 ha fatto ai partner europei un resoconto dettagliato della situazione. Resoconto che somiglia più ad un comunicato medico che ad una informativa di carattere politico. “Matteo non sta bene”. Questo il succo. Soffre perché si sente fuori dal risiko del potere. A tavola, nel commentare i piatti a chilometro zero che gli fa preparare l’amico Farinetti, l’esordio è sempre il medesimo: “Quando c’eravamo noi al governo…”.

Noi chi? Quelli del Pd? Quelli che hanno votato fiscal compact e pareggio di bilancio e predicato per decenni la serietà sulla finanza pubblica? 

Noi chi? Quelli del Pd? Quelli contro sgravi fiscali, condoni e mance elettorali? E Renzi non è forse il segretario del Pd che da militante e dirigente era fiero di tutto questo, come si evince dai comunicati del tempo? Che senso ha allora vagheggiare di fantasmagoriche soluzioni al problema del debito quando ci si è giocato nei famosi mille giorni la poca credibilità che il paese aveva in fatto di rigore dei conti? 

Per fortuna anche se lo trattano a muso duro a Bruxelles lo sanno. No, “Matteo non sta bene”.

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