DALLA CINA/ Lao Xi: i nuovi sindaci e il Papa rottamano Renzi, Grillo, Salvini e B.

- Lao Xi

In Cina molti osservatori hanno notato che tutti e quattro i leader politici italiani, Renzi, Salvini, Grillo e Berlusconi, vengono dalla televisione. Ma c’è una novità. LAO XI

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Luigi Di Maio con Virginia Raggi (Lapresse)

Per l’Italia innamorata della ricerca di leader, considerati chiave di volta della politica, come messia che guidano alla terra promessa, forse è utile guardare alle tendenze attuali nel mondo. Questo dovrebbe aiutare poi a ragionare meglio su quale leader serve al Paese adesso.

Oggi è il tramonto dei leader televisivi ed è l’alba dei leader autentici, di carne e ossa. Si pensi alla vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton in America. Sostenitori e detrattori di Trump concordavano su un fatto: il tycoon diventato presidente è autentico, anche nel dire bugie, anche nel confondere fatti e percezioni: ha una carnalità, una “verità”, che invece la sua avversaria non aveva. Hillary appariva sempre falsa, come se stesse nascondendo sempre qualcosa.

In altre parole nella società più plasmata dalla confezione dell’immagine alla fine vince chi riesce a trasmettere un’autenticità su se stesso e una fiducia su quello che dice. Le immagini tv sono uno specchio dell’anima, non solo un’esibizione delle mosse giuste. Ora che tutti hanno le mosse giuste vale l’anima più autentica.

Questo è valso anche per le recenti elezioni nel Regno Unito. Di nuovo, sostenitori e oppositori del laburista Corbyn concordano che lui era il “mensch”, la persona autentica davanti al premier conservatore Theresa May che appariva molto più incerta e agitata.

Infine un esempio su tutti: Papa Francesco. Senza alcuna educazione allo schermo sa come stare in tv, buca teleschermi e social media di tutto il mondo più di ogni altra rockstar del pianeta. Il motivo è semplice: emana, traspira verità. Si può non concordare sulle sue idee, sulla sua fede, ma è autentico, non spaventato di se stesso, del suo ruolo.

Questa emersione della verità viene certo dopo decenni che la politica è stata dominata dalla cosmesi televisiva. Anche questa tendenza era iniziata negli Usa. Quando Kennedy vinse il dibattito tv contro Nixon per le presidenziali del 1960 si puntò il dito sulle incertezze di Nixon davanti alla telecamera, al sudore che gli grondava dalla fronte per il caldo delle luci e all’aria di panico che incombeva sul repubblicano contro la sicurezza del democratico.

Da allora i politici ci misero molti anni a capire e dominare la politica che passava ora più attraverso lo schermo e meno attraverso i comunicati radio, i comizi dal vivo e il piombo dei giornali.

Molti si muovevano davanti allo schermo, in trasmissioni di mezz’ora-un’ora, come se fossero in salotto, fra amici: tempi lunghi, pause, improvvise concitazioni… tutte cose che addensano una conversazione dal vivo ma che arrivano molto parziali su uno schermo in bianco e nero, o a colori incerti, dove non si afferra l’espressione del viso, dove non si sa se l’audio si ferma per un’interruzione del segnale o un silenzio deliberato.

Pienamente conscio dei limiti, e delle potenzialità, del mezzo tv, vent’anni dopo Kennedy Ronald Reagan rivoluzionò la comunicazione politica, oltre che la politica stessa. Riusciva a parlare da attore consumato e in un mondo imbevuto di Hollywood quei messaggi arrivavano diretti. Tutti cercarono di imitarlo.

In Italia Silvio Berlusconi capì il potenziale e lo scatenò prima indirettamente, schierando il nuovo modello delle sue tv per Craxi, e poi usando lo schermo per se stesso e i suoi candidati. La forza di quel modello travolse i suoi avversari, che corsero a prendere lezioni di posa televisiva. Oggi tutta la politica italiana è figlia sua e di questa comprensione.

Oggi tutti e quattro i leader politici italiani — Renzi, Salvini, Grillo e Berlusconi — vengono dalla televisione. Renzi e Salvini muovono i primi passi della notorietà partecipando a specie di indovinelli tv, esperienze che un tempo avrebbero segnato nel fango ogni ambizione politica. Lo stesso dicasi per Grillo, che per decenni ha vissuto facendo il comico e poi ha scoperto come il pubblico prendeva per vere le sue battute di spirito.

Infine Berlusconi, l’Aladino che ha fatto uscire il genio tv dalla lampada. Di questi forse è il più autentico, perché è nato e cresciuto prima della tv e ha una sua carnalità fuori dallo schermo.

Tutti loro dalla tv hanno imparato a coprire lo spazio di suoni, promesse e proclami, pronunciati con sicurezza.

Lo strumento è cambiato, il problema è che il messaggio italiano è rimasto uguale.

La maggiore definizione del segnale permette di mostrare e anzi sottolineare il linguaggio del corpo che prima era nascosto dalla bassa definizione; i video improvvisati, i selfie mostrano personaggi sorpresi all’improvviso, che non hanno il tempo di prepararsi, e quindi rivelano lati nascosti. Infine: se tutti hanno un addestramento da attori vale chi porta se stesso nel ruolo, che è poi il motivo per cui Marlon Brando o James Dean stravolsero le regole di interpretazione di Hollywood e scacciarono dal cinema i Reagan, attori ancora di cartone, proiettandoli in politica.

Quindi chi è il leader del futuro in Italia? Nella ricerca dell’uomo bisogna dunque pensare non ai provini d’attore di ieri ma alla forza di autenticità di oggi. I nomi di imprenditori, capitani di industria che circolano oggi sono tutti corpi (oltre che pensieri) di ieri.

Forza Italia, oggi in testa, perché ha vinto? Oseremmo dire non per Berlusconi, che fino quasi alla fine è rimasto di lato. Ha vinto per pochezza di offerta degli altri, e perché i votanti si sono riconosciuti in amministratori locali che avrebbero potuto andare incontro alle loro necessità senza proclami altisonanti. Cioè Forza Italia ha vinto senza uomini tv. Anzi, a vederli molti dei neosindaci del centrodestra sono impacciati, incerti. Ma sono molto più autentici dei leader di carta in tv.

Lo stesso vale per Di Maio e Di Battista: sono incompetenti veri, davvero parlano come si parla al bar o in pizzeria di ufo, scie chimiche, guerre mondiali, raccolta della spazzatura… tutti cose che, lo sappiamo quando siamo davanti a una pizza o un caffè, sono facilmente risolvibili. Se non sono risolte è per colpa di un complotto o della disonestà, che poi è la stessa cosa.

Per vincere questa impressione, che in certi momenti abbiamo tutti, serve onestà intellettuale (che è molto di più della sola onestà di non rubare) e competenza, cose che evidentemente stanno emergendo a livello locale ma non a livello nazionale.

Tutto ciò ci riporta al Pd. Perché Renzi sta scivolando e perché dietro di lui riemergono Prodi e Pisapia? Prodi e Pisapia sono autentici, sono signori con idee chiare e profondità di ragionamenti. Si può essere d’accordo o no con le loro idee, ma c’è competenza e onesta intellettuale.

Renzi invece negli schermi ad alta definizione che mostrano i suoi tic, le sue intemperanze fisiche, comunica panico e confusione. Parla a 200 all’ora per riempire il vuoto che ha dentro: non capisce perché sta perdendo come non ha capito perché aveva vinto prima. Teme di fermarsi e ragionare, forse per un misto di ragioni personali e ambizioni politiche.

Ma forse non è solo. Tutti si muovono come se si parlasse ancora con le movenze da attori, mentre oggi è la verità, l’autenticità della persona che emerge.

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