DALLA CINA/ Lao Xi: così Fazio e la Rai preparano il ritorno di Berlusconi

- Lao Xi

Lo scandalo dello stipendio (senza un tetto) di Fazio non è solo un problema di serietà nella gestione di un’azienda pubblica, ma il segno del declino irreversibile del Pd. LAO XI

Fabio Fazio
Fabio Fazio a Che tempo che fa (LaPresse)

Vista da lontano, la vicenda sembra un racconto fantastico che si potrebbe forse titolare semplicemente: lo strano caso del dottor Rai e il signor Fazio. La storia è certo minore, di fronte all’orrore quasi sovrumano di sprechi, inefficienze, invasioni di immigrati dalla Libia ed economia che va avanti a stento. Quindi tanto varrebbe seppellire il caso Fazio dietro fatti di cronaca più rilevanti; se non fosse che proprio perché minore, allora lo si potrebbe risolvere, ma se non lo si risolve allora vuol dire che è indice di problemi ben più gravi.

In nuce la questione è la seguente: la Rai ha messo un tetto alle retribuzioni in quanto ha imposto il canone in bolletta elettrica. In questo modo gli italiani non possono più sottrarsi al pagamento della tassa. Il fatto allora che Fabio Fazio sia pagato una decina di milioni di euro in quattro anni (oltre a tutti i costi del suo spettacolo) non infrange questo vincolo legale e morale?

La vicenda è più piccola, ma altrettanto simbolica, rispetto al numero dei parlamentari e alle loro remunerazioni. Certo il parlamento italiano non costa miliardi, e un taglio di posti e stipendi non risolverebbe il deficit mostruoso dello stato. Ma sarebbe un’indicazione di moralità: se i governanti vogliono imporre una cura dimagrante a tutto lo stato, essi per primi scelgano di dimagrire. Per questo bisogna però mettere insieme mille teste, ciascuna con priorità e storie proprie. La realtà è che il parlamento è costituito da tanti professionisti della politica e altrettanti miracolati della politica, gente approdata in parlamento dio solo sa come e che non intende rinunciare a carriera o emolumenti. Da cui la difficoltà a fare passi avanti.

Ma per Fazio, conduttore solo al comando, dovrebbe essere più facile. O no? Evidentemente no e qui sta il problema che si nasconde da 25 anni in Rai. Quando Berlusconi era al potere sarebbe stato semplice azzopparlo: bastava privatizzare la Rai, togliere quindi alla rete pubblica il tetto di raccolta pubblicitaria — cosa che avrebbe almeno dimezzato la raccolta pubblicitaria di Mediaset —, e mettere così un freno oggettivo alle ambizioni di Berlusconi. Ma quando la sinistra andò al potere non fece questo, perché mantenere la Rai semi-pubblica garantiva e alimentava un circolo di prebende e aiuti a clientes e amici, aiutando interessi piccoli e piccolissimi del partito di turno al governo.

Il pagamento del canone, praticamente un atto volontario, stendeva però un velo moralizzante sulla mangiatoia della Rai alimentata con soldi pubblici. Il velo è stato di fatto sollevato con il canone in bolletta e la nuova legge sul tetto delle remunerazioni. Certo, nel paese degli azzeccagarbugli e dei 33 gironi di giudizio intrecciati, nessuna legge può nulla di fronte a un buon avvocato, e quindi l’idea che Fazio, o chi per lui, possa essere semplicemente trattenuto di fonte a una norma è un’utopia.

In Cina, le leggi non sono molto più impositive, ma il governo è forte e decide. In Italia invece neppure il governo riesce a decidere (e il perché meriterebbe un articolo a parte). Di fatto quindi in assenza della volontà politica decide la direzione della Rai in base a logiche incomprese, ma sospette (in Cina siamo cinici). E così Fazio va a incassare il suo guiderdone. 

Tutto normale in fondo. Fazio e il suo programma sono stati per molti anni terminali di scambi di favori e piaceri che sono la vera trama del potere italiano, forse anche giustamente, da tempo. 

Quindi Fazio Fabio (come lo chiama il suo sodale Cetto la Qualunque) raccoglie il giusto della sua semina: perché toglierglielo? Tetto delle retribuzioni e canone in fondo sono solo accidenti recenti nella storia dei piccoli e grandi poteri italici. Tra un poco passeranno, come tante mode del Belpaese. Perciò che il compenso di Fazio non provochi grandi scandali e proteste pare ovvio: quasi tutti siedono nella grande barca degli interessi incrociati, persino gli antisistema di M5s.

Ciò prova forse la difficoltà a riformare l’Italia: se la classe politica non sa mettere un tetto ai super-emolumenti Rai, potrà mai fermare le varie emorragie della macchina pubblica? Ma prova anche la debolezza estrema degli antisistema pretestuosi di M5s: se i grillini non vogliono dare un taglio a Fazio, riusciranno mai a sistemare il resto?

Infine tutto questo suggerisce un’alternativa: se persino la Rai è ingovernabile dal Pd, se persino M5s non si vuole sporcare le mani, allora non resta che il vecchio usato garantito, vale a dire Forza Italia. Benvenuto di nuovo Cavaliere, salvatore del Paese.

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