Max Gallo è morto/ Addio allo storico e romanziere francese: politica e critica sull’Italia unita

- Niccolò Magnani

Max Gallo è morto: addio allo storico e romanziere che amava la Francia ma che vedeva nell’Italia un fulgido “laboratorio di idee politiche”. Le sue opere, le larghe intese e l’unità perduta

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Max Gallo (Facebook)

È morto lo storico e romanziere francese Max Gallo, aveva 85 anni e si è spento dopo una lunga malattia nella sua Francia, dove pur non essendoci nato ha sempre amato e ammirato tanto da diventare membro del Parlamento tra i Socialisti nel 2007. Era un intellettuale e uno storico, un amante delle figure dei grandi statisti, francesi e non, e nei suoi romanzi spesso non disdegnava di raccontare la storica politica dell’Europa attraverso le conquiste e le narrazioni storiche: «la storia è importante, bisogna tramandare l’amore per la Francia ai già giovani» era uno dei suoi cavalli di battaglia. Eppure era nato a Nizza nel 1932 con padre piemontese e madre emiliana, ma è proprio durante la seconda guerra mondiale che, scampato all’occupazione, si innamora della storia e della “sua” futura Francia. Non politico, non militare, come avrebbe potuto, ma insegnante: di questo si occupa per quasi tutta al sua vita, scrivendo moltissimi testi e divenendo un punto di riferimento della sinistra liberale politica solo dopo gli anni Duemila. Vita di Mussolini(Laterza), La notte dei lunghi coltelli (Mondadori), Garibaldi. La forza di un destino (Bompiani), e anche Lettera a Robespierre (Collana L’alingua), sono solo alcune delle biografie scritte e “donate” alla cultura storica europea. Il romanzo storico er ali suo forte, ovviamente, e ne ricordiamo alcuni come Re Sole (Mondadori), Caesar. L’italiano che dominò il mondo (Mondadori) e la lunga collana di libri sulla figura di Napoleone.

È MORTO MAX GALLO: ECCO CHI ERA

ITALIA & POLITICA: NON SOLO CRITICHE…

Max Gallo, come ogni buon “italiano” esportato e convinto francese, non lesinava critiche alla Patria che lo aveva visto vicino e che poi lo vide allontanarsi per sempre. In una intervista alla Stampa nel 2008, dopo le elezioni storiche che videro Sarkozy imporsi in Francia, Gallo si mise a raccontare che quell’Italia tanto discussa e bistrattata dal punto di vista politico, non era poi così tutta “da buttare”. «L’Italia è ancora un laboratorio di “forme politiche”. Ha inventato il fascismo, ha avuto il più forte partito comunista dell’Occidente, una certa Italia ha cercato tragicamente la “rivoluzione” con le brigate rosse, ha messo alla testa del potere politico un “patron” di reti televisive, il che rappresenta in maniera esemplare un trionfo dell’immagine, ha tentato con Prodi una vasta unione dal centro destra all’estrema sinistra. Nel bene e nel male, l’Italia ha avuto una creatività politica che rappresenta un modello», racconta il romanziere scomparso a 85 anni proprio in questa giornata. L’Italia secondo Gallo ha marcato il Novecento, molto più di quella Francia che pure lui amava alla follia: il problema che però lo storico romanziere sottolineava per la nostra cara e vecchia Italia era quello di un’unità mai raggiunta. «Purtroppo, l’Italia non si sente una nazione, l’unità d’Italia si è fatta solo in superficie»: per questo motivo, almeno a livello politico, profetizzò già nel 2008 una possibili avanzata dei populismi xenofobi e ante-M5s, proponendo la “soluzione” poi in questi tempi ritornata in voga. «Io credo che la soluzione sia un patto di non aggressione o di coalizione tra il centro destra e il centro sinistra»: insomma, Max Gallo, il miglior spot per le Larghe Intese…



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