SCENARIO/ Renzi e Berlusconi, spalle al muro: in Sicilia prove di “grande centro”

- Daniele Marchetti

Il primo round elettorale italiano è atteso in Sicilia. Dove però né Pd, né Forza Italia hanno candidati forti. Per DANIELE MARCHETTI i centristi hanno quindi una grande occasione

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(LaPresse)

Mentre la Versilia si appresta a ospitare il gotha della politica italiana, tra il 30 e il 2 agosto saranno ospiti del caffè alla Versiliana – nell’ordine – Renzi, Di Maio, Salvini e Berlusconi (appuntamento quest’ultimo da confermare, ma dato per molto probabile), l’attenzione vera è tutta rivolta alla Sicilia, primo dei 4 appuntamenti elettorali che interesseranno il Bel Paese nei prossimi otto, nove mesi. È di queste ore la notizia di una frenetica attività di contatti e di incontri tra gli esponenti centristi e i colleghi di Pd e Fi.

L’idea che dopo cinque anni (come se nulla fosse accaduto) possa tornare in scena lo stesso siparietto con lo scontro al calor bianco tra Crocetta e Musumeci non piace a nessuno. Né al Pd, che da tempo ha preso le distanze dall’eclettico Crocetta ed è orfano di Grasso, né – tantomeno – al coordinatore regionale azzurro Miccichè, storicamente sulla sponda opposta del “destrorso” Musumeci. Quindi la carta del centro sembra essere una strada, se non proprio obbligata, assai utile per molti.

Sì, ma quale centro? Un centro che rappresenti esclusivamente e semplicemente l’ala centrista della maggioranza di Governo e riproponga in Sicilia le difficoltà romane o, piuttosto, un centro più folto, ampio e variegato che ricomprenda al proprio interno espressioni significative come quella dell’ex forzista Fitto o dell’ex Udc Cuffaro rientrato in sella dopo l’espiazione composta della condanna o dell’ex governatore Lombardo leader delle autonomie?

Voci informate farebbero intravedere buone possibilità per questa seconda ipotesi, anche perché dopo la Sicilia sarà la volta della Lombardia e – al Colle piacendo – anche dell’intera Italia. E un centro duple-face, a variegata sensibilità, potrebbe tornare assai utile per gestire le molte intrigate, confuse, ingarbugliate partite aperte. A Berlusconi in Sicilia non importa vincere, ma contribuire, in modo determinante, alla sconfitta dei 5 Stelle. La raccomandazione che il Cav ha impartito lo scorso sabato a Miccichè appare estremamente chiara: “In Sicilia dobbiamo vincere con un governatore capace”. Come dire, il nome non importa, il colore men che meno, l’importate è fare argine contro l’ondata grillina e governare bene l’isola degli sbarchi destinata, nei prossimi mesi e anni, a divenire un palcoscenico internazionale.

Sul versante Pd le preoccupazione non sono da meno. Renzi sembra aver preso in mano le redini del gioco e, ora dopo ora, cerca di contattare uno a uno i tanti esponenti siciliani del Governo (e non solo) per tentare di arrivare prima del Cav o comunque insieme. Anche l’ex sindaco ha l’urgenza di far perdere Grillo e, non da meno, di allontanarsi quanto più possibile da un abbraccio mortale con le sinistre e l’insostenibile candidatura Crocetta appare la scusa perfetta.

Dopo le defezioni del Presidente Grasso per il Pd e dell’on. Prestigiacomo, l’unica certezza appare evidente a tutti: Fi e Pd non hanno candidati veri, autorevoli e credibili. Chissà se il centro avrà davvero la temerarietà e la caparbietà di tentare il colpaccio proponendosi unito come non mai, dimostrando di avere gli attributi, le idee ed anche la persona giusta per giocare “la partita dell’esistenza”. Molto del futuro centrista transiterà per Palazzo d’Orléans: tra desistenze e alleanze, molti sono avvertiti!

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