FANTAPOLITICA?/ Il sogno di Renzi: perdere le elezioni per appoggiare il governo di Berlusconi

- Anselmo Del Duca

Si sono appena chiuse le urne delle politiche. Berlusconi ha vinto. Renzi ha perso, ma fa festa. Una esultanza che spiega molto di quello che sta accadendo. Il sogno di ANSELMO DEL DUCA

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Dario Franceschini (LaPresse)

Ho fatto un sogno, che potrebbe per qualcuno assomigliare anche a un incubo. E’ un sogno ricorrente, lo faccio da diverse notti, a partire dai ballottaggi delle elezioni amministrative. Deve essere un incubo, ne sono sicuro, perché va contro ogni lettura che sin qui è stata data delle alleanze prossime venture. Sono perplesso. Non so che cosa mi abbia preso. Non sapevo neppure se parlarne, poi mi sono convinto, dal momento che a volte i sogni anticipano la realtà.

Il sogno si apre con bandiere della Lega, di Forza Italia e Fratelli d’Italia al vento in una fredda notte di inizio marzo. Si capisce che è la notte del voto, è chiaro che si tratti della festa per la vittoria del centrodestra alle elezioni politiche. Una vittoria tanto netta quanto difficile da prevedere sei mesi prima del voto. Eppure la rincorsa è partita proprio dal voto di giugno, dalle vittorie di Genova, di Pistoia, di Verona, dell’Aquila e di Catanzaro. E’ chiaro che in quel momento il centrodestra ha capito di poter vincere, e ha cominciato a ritrovarsi unito, pur con tutti i limiti imposti dalla legge elettorale.

Ma il sogno va molto oltre, non si ferma alla notte della vittoria di Berlusconi, di Salvini e della Meloni. La successiva immagine che mi ricordo è del quartier generale del Pd, al Nazareno, come fosse un collegamento della “Maratona Mentana”. Musi lunghi, lunghissimi. La corsa solitaria ha portato a un desolante terzo posto, si vede dagli schermi con i grafici del voto. Una débâcle: superati anche dai grillini. Ma la cosa sorprendente è che l’unico a non essere triste è Matteo Renzi. Non può certo permettersi di esultare, ma le parole che ricordo sono — più o meno — “prendiamo atto del voto degli italiani, saremo responsabili e daremo il nostro contributo alla governabilità del paese”.

Governabilità, ecco il problema: si è votato con il proporzionale, nessuno dei tre poli ha i numeri per governare. L’incarico per formare il nuovo governo non può che andare a un esponente indicato dal centrodestra, ma su questo il sogno è un po’ annebbiato. Non riesco a distinguere se a uscire dallo studio alla Vetrata del Quirinale sia Luca Zaia o Giovanni Toti, o addirittura il ministro Carlo Calenda. Quel che mi è chiaro è ancora una volta quel che dice Renzi, uscendo dal colloquio con Mattarella: “Consentiremo per senso di responsabilità che nasca un governo di minoranza del centrodestra, discuteremo il sostegno caso per caso”.

Qui mi sveglio di soprassalto, e torno alla realtà. Il finale, quindi, non riesco a vederlo. Non so se sia stata la cena di ieri a farmi questo strano effetto. So che questo scenario onirico è del tutto differente da quelli su cui ci si è esercitati sinora, o un appoggio di Forza Italia a un governo Pd, oppure un appoggio di Salvini e Meloni al primo governo Di Maio. Entrambi questi scenari — lo sappiamo dalle simulazioni di questi giorni — faticano ad arrivare alla maggioranza dei seggi in parlamento. L’appoggio esterno di Renzi a un esecutivo di centrodestra, invece, potrebbe offrire numeri più solidi. E l’ex sindaco di Firenze ci guadagnerebbe di posizionarsi al centro, pronto a raccogliere l’eredità dell’ottuagenario Berlusconi. 

Fantapolitica. Sicuramente sì, ma in politica mai dire mai. Dicono in Transatlantico che qualcuno dentro il Pd abbia fatto sogni simili a quelli che tormentano le mie notti di luglio: un partito sempre più centrista e sempre più distante dalla sinistra. Un partito sempre meno socialista e sempre più renziano. E dicono che c’è chi si stia organizzando per cercare di evitare a tutti i costi che questo incubo diventi realtà. 

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