RETROSCENA/ Renzi vuole usare lo ius soli per far cadere Gentiloni e tornare premier

- Mara Maldo

Perché niente streaming in direzione Pd? Renzi ha ordito un’altra trappola per far cadere il governo (sullo ius soli) e farsi dare l’incarico da Mattarella. MARA MALDO

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Matteo Renzi (LaPresse)

In un passaggio del suo discorso, dedicato agli altri partiti, a quanto si apprende Renzi ha esortato Berlusconi a decidere “se vuole stare con i populisti o con i popolari europei”. Chiaro l’intento del bullo fiorentino: separare Forza Italia dalla sua collocazione naturale con lo stratagemma del lepenismo, una strategia alla Mitterrand che si inventò Le Pen padre e mise nel sacco il centrodestra francese dominando per molti anni la scena politica di quel paese. Rincara la dose la docile Boschi la quale “si stupisce e si dispiace” addirittura che al Senato il partito di Berlusconi faccia …l’opposizione.

Ma cosa ha in mente veramente Matteo Renzi? Ieri ha sbrodolato per ore senza streaming, vietando a Cuperlo di aprire bocca e promettendo che per dieci mesi farà campagna elettorale. Sui “problemi veri non sulle alleanze”. Traduzione: sul ddl cosiddetto “ius soli” impongo a Gentiloni di mettere la fiducia, provoco una fibrillazione nel governo e nella maggioranza forse letale e chiedo a Mattarella di dare a me un incarico per arrivare in sella alle elezioni giurandogli che sono il solo che può fare la legge elettorale. Utili idioti di turno i soliti alfaniani di Alternativa popolare, bisognosi di ricollocarsi a destra ed ansiosi financo di clamorose dimissioni purché Silvio in Sicilia e Maroni in Lombardia li riammettano nella alleanza naturale per elezioni regionali prima e politiche poi. 

Per questo niente streaming. Non sia mai che qualche franceschiniano incazzato al corrente dei piani del Capo ne parli durante la direzione del Pd, come fa da giorni in transatlantico. Rimane tuttavia il nodo del Senato. L’incubo del ragazzaccio con le mani in tasca che sbeffeggiò i vegliardi come un Brenno qualsiasi ricevendone in cambio però una sonora pernacchia dopo il 4 dicembre (a proposito, dicono i bene informati tra i dipendenti di Palazzo Chigi che il fido Aquilanti avrebbe pronto un testo di decreto che impone il passaggio dal 3 al 5 dicembre senza più nominare la data fatale). 

Ma torniamo alla camera alta. Lì le trappole Matteo le subisce più che farle, ed infatti sono già tutti pronti a fargli cucù votando l’invotabile o abbandonandosi ad attacchi prostatici pur di proteggere la ritirata tattica del governo di Paolo Gentiloni. Dirige l’orchestra antirenziana lo stesso presidente Grasso e qualcuno dovrebbe spiegare a Renzi che fino a quando il solo siciliano che lo appoggia è un tale Faraone, non solo l’Egitto ma anche il Belpaese può dormire sonni tranquilli. Intanto il prode Minniti è stato respinto con perdite in Estonia come un Alfano qualsiasi. Da settimana prossima i decreti su banche e vaccini rischiano di creare nuove emorragie di consensi nel variegato popolo della sinistra italiana. E il 5 novembre si vota in Sicilia, dove Grillo è dato oggi al 38 per cento. Il 4 novembre come è noto si celebra l’anniversario della Vittoria. Forse per il 5 occorrerà un altro decreto che faccia il paio con quello che dovrebbe esorcizzare il ricordo del Grande Trauma costituzionale.

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