SPILLO/ Se sullo streaming della direzione Pd va in onda La fattoria degli animali

- Maestro Yoda

Per la direzione del Pd di ieri è stato deciso di non tenere la consueta diretta streaming. Per YODA una scelta che mostra quanto il partito di Renzi sia diviso

matteo_renzi_pd_1_lapresse_2017
Renzi contro Salvini (Foto: LaPresse)

“Addio al mito della finta trasparenza”, scrive Goffredo De Marchis su La Repubblica a proposito della Direzione del Pd annunciata senza streaming tv. Secondo i suoi abituali retroscena, che molti sui social network ritengono delle mere veline renziane, Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera riporta paro paro, e con la solita immutabile formula, ciò che “Renzi dice ai collaboratori: evitiamo la solita scena del Pd che litiga”. All’ora di cominciare a porte chiuse, l’agenzia Dire scrive: “Non fare tweet e post nel corso della direzione Pd. È la richiesta che, a quanto si apprende, il presidente del Pd ha fatto ai membri della direzione che è appena iniziata”. Ohibò: dopo Grillo, ora anche Renzi ha scoperto che la trasparenza non si addice ai consessi politici in cui si decidono le cose. Perché altrimenti il popolo, la gente, guardando dall’esterno dalle finestre della Fattoria degli animali di orwelliana memoria, potrebbe scoprire che i propri leader litigano assai di più che in una riunione di condominio, e si azzuffano per assicurarsi il malloppo, vale a dire i posti sicuri nelle liste elettorali.

La Meli non sembra nemmeno accorgersi di fare un pessimo servizio al leader del Pd, scrivendo che “Renzi ai collaboratori più fidati aggiunge:…ora il sondaggio che ci dà più bassi…ci attribuisce un 27,2%. Il che significa che per male che vada avrò 200 deputati e un centinaio di senatori.” Così nelle rassegne stampa mattutine è tutto un sottolineare quell’”avrò”, che conferma – se ce n’era bisogno – la visione di partito personale che il nuovo dux ha del suo Pd. Un dux sempre più mal sopportato persino da Franceschini, che ha minacciato turbolenze viste dai retroscenisti più scafati come una manovra minacciosa messa in campo solo per ottenere candidature sicure per sé e per un certo numero dei suoi.

Nonostante le raccomandazioni di Orfini, i cellulari dei partecipanti alla direzione riportano ugualmente all’esterno un clima rovente, fatto di battute, frecciate, scontri verbali: “Discutere e obiettare non significa sabotare” (Franceschini), “Non possiamo star qui a parlare di coalizioni quando i problemi sono altri” (Renzi, che richiama costantemente il suo successo alle primarie). Non c’è proprio nessuna differenza con la orwelliana Fattoria degli animali, con Renzi che interpreta alla perfezione la parte del maiale Napoleone, opportunista e despota, il maiale Clarinetto che parla per mezze verità, omissioni e vere e proprie bugie (Rosato? Fiano? Giachetti? Altri? Scegliete voi…), il maiale Minimus, l’intellettuale asservito al potere (Franceschini?). L’unica differenza è che le finestre della fattoria adesso sono sbarrate, per cui né Gondrano, né Berta, né tutti gli altri animali rappresentanti del popolo inconsapevole potranno più sbirciare cosa succede grazie allo streaming tv.

Al primo accenno di discussioni, il tanto sbandierato internet, emblema della modernità e della verità, è stato posto rapidamente in soffitta. Verrà sicuramente subito riscoperto dal neo-dux per ammollare al popolo (prevedibilmente in calo) le sue intemerate a senso unico di un’ora, già anticipate dall’imperterrito megafono della Meli: “Abbiamo davanti a noi più di sei mesi di tempo, nei quali io girerò l’Italia per il mio libro e poi in treno”. Secondo Yoda farà bene a non scendere, perché le cifre sull’aumento dei posti di lavoro sono già state smentite dall’Istat, e oramai il libro è stampato. O subirà un altro rinvio?



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori