SCENARIO/ D’Attorre (SI): Renzi sta preparando una DC di destra che perderà

- int. Alfredo D'Attorre

Il Pd è già morto o morirà dopo le elezioni politiche? Per l’ex Pd ALFREDO D’ATTORRE diventerà un partito di centro guidato probabilmente da Franceschini

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Matteo Renzi (LaPresse)

Grandi movimenti a sinistra e grande inquietudine nel Pd. Secondo l’ex deputato del Partito democratico, e oggi esponente di Sinistra italiana Alfredo D’Attore, Renzi “sta portando il Pd a una sonora sconfitta, che finirà per farne definitivamente un partito di centro, possibilmente alleato con Forza Italia, e che a dirigerlo vedrà, vista la sua storia politica, Franceschini”. Prova della convergenza tra Renzi e Berlusconi, dice ancora, oltre ai programmi carta carbone, è l’apprezzamento indiscusso e totale dell’uno per l’altro.

Una provocazione, ma solo fino a un certo punto: se alle prossime politiche Renzi preferisse perdere, così da appoggiare, condizionandolo, il governo Berlusconi?

Secondo me in realtà Renzi si illude ancora di tornare a Palazzo Chigi, e credo che questa sua ostinazione personale trascinerà il Pd a una sconfitta moto dura. Ha completamente rimosso quanto accaduto il 4 dicembre scorso che invece implicava una riflessione molto profonda. Credo che le elezioni politiche saranno una verifica molto dura per lui.

Si parla di un’alleanza Forza Italia-Pd dopo il voto per formare un governo. Lei ci crede?

Sul piano programmatico mi sembra che le convergenze siano alquanto evidenti. Tutte le scelte caratterizzanti del Pd renziano, dal Jobs Act alla Buona Scuola hanno attinto a piene mani al programma storico di Forza Italia. Sui voti decisivi per il governo, al Senato i forzisti hanno dato una mano in maniera più o meno esplicita. Il disegno non troppo velato di Renzi e Berlusconi è di lavorare a un’alleanza organica. Una possibile congiunzione tra i due poi è data dall’apprezzamento pieno che entrambi hanno per Marchionne.

Il Pd è morto? In molti lo definiscono ormai come la vecchia corrente di sinistra della Dc.

Mi permetta di correggerla. La sinistra Dc, quella di Moro e Zaccagnini, era su posizioni veramente di sinistra sul piano economico e sociale. Renzi mi pare più vicino alle correnti dorotee della destra democristiana, un centro che tende a guardare ai favori della destra più che a quelli della sinistra interna ed esterna del Pd.

La sinistra in Italia oggi siete voi e tutti i partiti nati più o meno dal Pd?

C’è un fatto preciso: questa mutazione del Pd ha aperto uno spazio che va riempito non come uno spazio di testimonianza minoritaria e massimalista, ma uno spazio per una sinistra di governo, che deve recuperare radici popolari e i temi del lavoro e della giustizia sociale. E’ la nostra iniziativa messa in campo con Pisapia, che proveremo a sviluppare in modo aggregante con un polo di attrazione forte offrendo un orizzonte preciso all’elettorato.

Ci spieghi meglio.

Non sarà un cartello elettorale, ma un soggetto sempre più unitario che si rivolge a chi è nel Pd con disagio e a chi è da sempre a sinistra. Credo vada aperto un confronto programmatico. Non ci interessa una somma di sigle ma un vero progetto unitario, l’idea di un unico programma, un solo gruppo parlamentare, un solo soggetto politico che torni a rappresentare la sinistra in Italia.

Bertinotti dice che la sinistra non c’è più. Ha ragione?

Bertinotti esprime una anima della pura testimonianza che non mi pare oggi avere grandi possibilità di successo. Esprime l’idea che la sinistra debba ritrarsi in un orizzonte massimalista, posizione che rispetto ma che non è la nostra. Ci sarà sicuramente una lista di sinistra diciamo estrema, intorno a Rifondazione comunista. Io mi auguro che le altre realtà che hanno animato i comitati del No (al referendum, ndr) non seguano quella strada. 

Lei farebbe una coalizione con Prodi?

Prodi nel suo ultimo libro ha avviato un’analisi critica degli errori passati del centrosinistra e ha presentato idee interessanti di un programma che si può definire di riformismo radicale, anche se al momento è un passo indietro rispetto all’impegno partitico diretto. 

Franceschini e la sua area sono perplessi nei confronti di Renzi. Usciranno dal Pd?

Secondo me Franceschini fiuta il vento come sempre ha fatto, capisce che Renzi sta portando il Pd a una sconfitta e si riposiziona per il dopo voto quando il Pd sarà un partito completamente di centro. E’ chiaro che allora uno come lui potrà assumerne anche la direzione.

Sull’Europa lei ha opinioni molto radicali. Non assomigliano molto a quelle di D’Alema. Come la mettiamo?

Io sull’euro ho la mia posizione personale che non è quella di tutto il nostro movimento. Penso si debba aprire una discussione rifuggendo da avventurismi stile leghista. Il problema non è immaginare uscite dall’euro, ma riflettere sui gravi errori di costruzione dell’euro che hanno danneggiato economie come la nostra. Le decisioni di tipo economico europee fino a oggi sono state liberiste, mentre la nostra Costituzione ha una impronta sociale. C’è la necessità di rilanciare un’ispirazione europeista che però metta al centro il tema di una attuazione integrale della Costituzione.

Sull’emergenza migranti oggi Renzi manda messaggi in cui dice che ci vuole il numero chiuso. Di chi sono stati gli errori? Cosa fare? 

Se fosse confermato quello che ha dichiarato Emma Bonino – rovesciare l’ondata migratoria sull’Italia, in cambio della chiusura di un occhio europeo sui nostri conti pubblici – si tratterebbe di un errore serio compiuto dal governo, liberando tutti gli stati europei da ogni responsabilità. La linea attuale del Pd è confusa, nonostante la serietà del ministro Minniti. Manca una strategia organica, dobbiamo mantenere fermi i principi di civiltà e umanità, e di integrazione piena di chi ha diritto a stare in Italia, ma anche la sinistra deve riconoscere che gli sbarchi a questo ritmo non sono sostenibili. Occorre una confronto con l’Europa. Sono d’accordo con quello che ha detto Bersani, di alzare cioè il livello del confronto saltando se necessario i vertici europei se questo tema non viene discusso e rinegoziato. Purtoppo, però, il nostro errore ci renda deboli.

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