DIETRO LE QUINTE/ Lo sgambetto di Grillo a Berlusconi per rientrare in gioco

- Mara Maldo

M5s pensa ad una modifica della legge elettorale su misura per Berlusconi in modo da impedirgli di fare il capo politico. Così Grillo è il miglior allievo del Pd. MARA MALDO

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Ilva, "sfida" Grillo-Di Maio (LaPresse)

“A pena di inammissibilità della lista non può essere indicato quale capo della forza politica ai fini della presente dichiarazione chi in base alle leggi vigenti al momento del deposito del programma elettorale non possa essere candidato e non possa comunque ricoprire la carica di deputato”.

Hanno imparato presto i deputatati pentastellati la logica della politica italiana. Più che provare a vincere, molto più importante è impedire agli avversari di competere alla pari. La legge elettorale è pensata ad arte da Pd e Forza Italia per frenare l’ascesa dei grillini? E loro scodellano un emendamento che impedirebbe a Berlusconi di candidarsi. 

Confermando la recente tradizione di leggi contra personam, la Camera dei deputati si appresta a varare una legge elettorale all’insegna dei dispetti. Renzi e Berlusconi contro la solitudine di Grillo rispolverano le coalizioni. Ma le fanno in modo tale da sterilizzare il consenso dei piccoli partiti che vedranno volatilizzare i propri voti se non supereranno la soglia di sbarramento in coalizione in favore degli alleati. Soglia bassa ai limiti del ridicolo comunque e proprio per questo è facile immaginare che avremo decine di liste civetta. Grillo si vede emarginato e ricambia cercando di escludere dalla competizione il solo che potrebbe paradossalmente tenere bordone dopo il voto ad un governo a guida dem.

Che legge elettorale potrà mai essere quella prodotta da compagini decise a barare? Che qualità della democrazia rappresentativa potrà mai venire fuori da un parlamento che ancora una volta non consentirà alla gente di scegliere i propri deputati? Che democrazia sarà con i partiti ridotti a nulla nelle mani di proprietari ansiosi di possedere lo stato senza senza servire il popolo?

Prima la rivoluzione liberale di Berlusconi, poi la Rottamazione di Matteo Renzi, il Vaffanculo di Grillo, la Ruspa di Salvini. Tutti immaginano un evento catartico che d’incanto risolva i problemi e consenta con facilità di rilanciare il paese. Ma le cose non stanno così. La sofferenza della nazione si può sostenere solo facendosi carico delle ragioni degli altri, imparando dagli errori, promuovendo comprensione e dialogo. Facendo politica insomma. E smettendo di pensare che la scorciatoia di una legge elettorale truccata possa partorire come per miracolo governabilità e stabilità.

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