SONDAGGI/ I migranti spostano voti nelle città del Pd a favore di Lega o M5s

- int. Carlo Buttaroni

Per CARLO BUTTARONI (Tecnè) il voto si deciderà all’ultimo, ma sicuramente il tema dei migranti è tra i più sentiti dagli italiani, e non solo da chi vota Lega. Ecco cosa ci ha detto

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Pd, Martina e Renzi (Foto: LaPresse)

E’ stato davvero un “lapsus” come ha poi dichiarato lo stesso candidato alla Regione Lombardia, Attilio Fontana? O i toni della campagna elettorale si stanno drammaticamente alzando? Le parole, registrate alla radio, dell’ex sindaco di Varese colpiscono come una bomba, quel “bisogna preservare la razza bianca” è la dimostrazione che la Lega è sempre quella considerata razzista sin dai tempi di Bossi? Per il sondaggista Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè, intervistato da ilsussidiario.net, “il tema migranti è fra i primi tre più sentiti dagli italiani in questa campagna elettorale, ma attenzione che è un tema che tocca in modo trasversale tutti gli elettori, anzi è proprio nelle città una volta considerate di sinistra che la percentuale si alza”.

Tutto il centrodestra punta molto sul tema dei migranti a parte la cosiddetta “quarta gamba” ex Dc. E’ un tema così sensibile per gli italiani? Quanto conta? 

Un terzo degli italiani lo inserisce fra i primi tre problemi dell’Italia, una quota molto alta. 

Quali sono gli altri due?

Al primo posto c’è il lavoro, poi il fisco e quindi i migranti.

Anni fa molti italiani non votavano la lega di Bossi perché era considerata razzista e andava contro le posizioni della Chiesa. E’ così anche oggi?

La Lega anche con Bossi arrivò al 10%, adesso risulta sopra a quel valore ma non di tanto, fra il 12 e il 14%. Il tema dei migranti naturalmente è molto diverso rispetto ad allora, la pressione soprattutto nelle grandi città è alta, è un tema sentito specie nelle aree dove c’è un disagio forte, nelle periferie dove spesso la convivenza diventa difficile.

E’ appannaggio della destra?

Assolutamente no, e le dirò anche di più, è un tema particolarmente sentito laddove una volta c’era un insediamento forte di sinistra. Il voto alla Lega oggi non è più un voto ideologicamente di destra, ma un voto connotato da un forte disagio sociale.

Veniamo all’astensionismo. Chi si astiene? Quanti sono oggi gli astenuti?

L’astensione non dovrebbe essere molto più alta delle precedenti elezioni, perché attorno a queste del 2018 c’è molta attesa. C’è invece una percentuale molto alta di indecisi, persone che andranno a votare ma non hanno scelto ancora per chi. 

Quanti?

Tra indecisi e chi si asterrà nell’area di centrodestra c’è una percentuale del 13%, in quella dei 5 Stelle del 24%, in quella del Pd del 30%. Il fatto è che non ci sono più gli insediamenti elettorali, la corrispondenza sociale con la collocazione politica. Sarà una campagna dove molti temi entreranno in gioco e verrà decisa proprio negli ultimi giorni, è una partita molto lunga.

I delusi da Renzi, dove andranno?

Una parte consistente verso i 5 Stelle e verso l’astensione. Anche a sinistra però c’è una quota di coloro che alle europee votò Pd, che alle precedenti politiche avevano votato Scelta Civica o Fare di Giannino, che ora si stanno orientando verso la quarta gamba del centrodestra, cioè i centristi.

Si può fare una stima?

E’ una quota tra il 2 e il 3% che potenzialmente può arrivare al 5%, Nel contesto del bipolarismo l’area centrista ha sempre contato tra il 5 e il 10%.

Chi “vince” tra Berlusconi e Salvini? E su quali temi?

In questo momento sicuramente Forza Italia viaggia bene con diversi punti di distanza dalla Lega, il sorpasso c’è stato già da un po’. I temi sono molto diversi fra loro. Quello di Berlusconi è un messaggio rivolto a un elettorato moderato, un messaggio rassicurante, senza svolte o inversioni nette. Quello della Lega è più radicale, rivolto alle persone che si sentono vulnerabili, più arrabbiate, che hanno perso gli standard di vita precedenti o temono di perderli. I pubblici a cui si rivolgono sono complementari ma anche diversi, la Lega compete sul terreno di quelli che sono più simili socialmente ed economicamente ai 5 Stelle.

Quanto contano i leader per la scelta del voto?

I leader rispetto al 2013 contano meno, però sicuramente svolgono un ruolo di garanzia, tanto più un leader è accreditato tanto più riesce ad essere garante dell’offerta politica del proprio politico.

Di Maio è “accreditato”? 

Di Maio garantisce la linea del movimento. Ma i loro consensi non derivano dalle loro proposte quanto dagli insuccessi degli altri partiti. Chi li vota lo fa perché si sente equidistante da tutti gli altri. 

E’ possibile fare una stima di quanti seggi potrebbero avere le rispettive forze?

Una stima dei seggi no, però il nostro ultimo sondaggio di questi giorni dà il centrodestra al 38,2%; il Movimento 5 Stelle al 26,7%, il Pd al 26,3% e Liberi e Uguali al 7,3%.

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