Liste candidati Pd/ Scontro Renzi-minoranza, scissione sfiorata ma è polemica: “Esclusa gente preparata”

- Dario D'Angelo

Liste candidati Pd: lo scontro per la composizione delle liste è drammatico. Renzi taglia le ali alle minoranze e blinda il partito. Scissione sfiorata, Orlando va dalla Bonino? I candidati

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Renzi, Emiliano e Orfini: Pd nel caos (LaPresse)

«Devastante», questo l’aggettivo che Matteo Renzi ha scelto per definire il lavoro di composizione della lista dei candidati del Pd alle prossime elezioni politiche. Devastanti però rischiano di essere le conseguenze delle polemiche che investono i vertici del partito. «Qual è il senso di non candidare gente seria e preparata, protagonista di tante battaglie importanti come De Vincenti, Nesi, Rughetti, Tinagli, Realacci, Manconi. Spero che nelle prossime ore ci sia un ravvedimento operoso. Farsi del male da soli sarebbe incomprensibile», ha twittato il ministro Carlo Calenda. Il dibattito che agita i dem verte proprio sulla scelta del segretario di circondarsi di fedelissimi anziché valorizzare chi ha le competenze e chi ha condotto battaglie importanti. Invece c’è chi è stato candidato a sua insaputa in un collegio, come il ministro Orlando: «Ho appreso dove ero candidato ieri sera alla presentazione delle proposte di candidature», ha dichiarato il ministro della Giustizia. Ma c’è anche chi aveva rinunciato al paracadute e si è ritrovato in un collegio blindato, come Roberto Giachetti. Gianni Cuperlo, leader della minoranza dem, ha criticato la scelta di Renzi di lanciarlo in Emilia anziché farlo correre a Roma. «Partecipando alla Direzione del Pd, alle tre del mattino e con un sms di avviso di qualche minuto, mi sono trovato candidato nel collegio di Sassuolo, a Modena. Ho scoperto di non essere l’unica figura precipitata in quelle terre di antica tradizione e insediamento della sinistra – ha scritto su Facebook -. Soprattutto ho capito che nessuno lo aveva anticipato ai militanti di lassù: avevo dato la mia disponibilità. Se serve sono ancora qui. Altrimenti, come da parecchio tempo, andrò su è giù per l’Italia a chiedere il voto per il partito dove milito e per una sinistra da ripensare e rifondare»(agg. di Silvana Palazzo)

LISTE CANDIDATI PD, SCONTRO RENZI-MINORANZA

Per comprendere il dramma vissuto al Nazareno basta dire che la direzione Pd era prevista per le 10:30 di ieri ed ha avuto inizio alle 2:30 di stanotte, sabato 27 gennaio 2018. E in un certo senso era anche scontato che andasse a finire così, vista la necessità da parte di Renzi di blindare il partito in vista delle elezioni che il 4 marzo potrebbero far segnare – stando ai sondaggi – il punto più basso della storia del Partito Democratico. Ecco che allora si è resa necessaria una nuova rottamazione, che questa volta ha il sapore dell’epurazione, dal punto di vista delle minoranze. Se alle primarie la fronda rappresentata da Orlando ed Emiliano aveva ottenuto circa il 30%, nel prossimo Parlamento avrà una rappresentanza di molto inferiore. Nei calcoli de La Stampa, in attesa dell’ufficializzazione delle liste, si parla di un 70% destinato ai renziani doc, di un 8-10% ai candidati in area Martina e Orfini (dunque vicinissimi al segretario), di un 5-7% assegnato (controvoglia) a Dario Franceschini e del restante 10% alla minoranza. Una percentuale che dopo il 4 marzo, quando potrebbe aprirsi il processo al Segretario, dovrebbe risultare ininfluente. Renzi ha fatto le candidature ma soprattutto ha costruito il suo paracadute.

LE CANDIDATURE

Per alcuni minuti negli ambienti vicini al Pd si è temuto che per il braccio di ferro tra Renzi e la minoranza si consumasse una nuova scissione. Pericolo, per ora, scongiurato visto che alla fine Orlando ed Emiliano hanno comunque deciso di entrare e partecipare alla direzione, sebbene in netto dissenso con la linea tracciata dal Segretario. Il pomo della discordia sono state le percentuali destinate alla minoranza sulle candidature, che presentano delle scelte che sicuramente faranno discutere da qui ai prossimi giorni. Su tutte quelle di Maria Elena Boschi, candidata nel collegio uninominale di Bolzano alla Camera per scelta precisa di Renzi, che ha deciso di blindarla in un collegio in cui i voti di Svp dovrebbero fare la differenza. Confermato Casini a Bologna, mentre Franceschini gioca in casa (a Ferrara) ed Emma Bonino sarà a Roma per il Senato. Paolo Gentiloni si candiderà come promessso nel collegio di Roma 1 alla Camera, ma nel caso dovesse essere sconfitto potrebbe sempre ripiegare sui due listini proporzionali in cui il suo nome è stato inserito nelle Marche e in Sicilia. Rappresenta una novità la presenza di Francesca Barra, la giornalista e scrittrice sarà candidata col Pd nel collegio Matera-Melfi alla Camera. Con questo post su Instagram ha annunciato la sua candidatura nel Partito Democratico. 

Matera-Melfi. #basilicata

Un post condiviso da Francesca Barra (@francescabarra1) in data: Gen 27, 2018 at 1:15 PST



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