Carlo Calenda vs Matteo Renzi/ Canone Rai, segretario replica al Ministro: “col Pd è sempre diminuito”

- Niccolò Magnani

Il ministro Carlo Calenda contro Matteo Renzi: “abolire il Canone Rai? Una presa in giro per i cittadini verso le Elezioni 2018”. Ecco cosa succede, tra privatizzazioni e campagna elettorale

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Carlo Calenda (Lapresse)

E a fine giornata arriva, dopo un intensa querelle con protagonista uno degli uomini più influenti del Governo Pd, anche la parola di Matteo Renzi che prova a “sbrogliare” la crisi interna scoppiata sul canone Rai. Il segretario non si riferisce direttamente a Calenda, non vuole lo scontro ma allo stesso tempo non smentisce l’anticipazione di Repubblica sulla proposta del Pd di abolire il Canone Rai (come del resto anche Orfini e Anzaldi non avevano fatto in precedenza). Teatro della sfida? Ovviamente ancora Twitter: «il Canone Rai prima del nostro governo aumentava ogni anno. Nel 2014 era a 113€. Adesso è a 90€. Pagare meno, pagare tutti. Si può garantire servizio pubblico abbassando i costi per i cittadini: abbiamo iniziato a farlo, continueremo. Non facciamo proclami, noi parliamo coi fatti». Un Renzi “equilibrista” che sempre più si allontana da quel “rottamatore” di cui lo stesso Calenda si era entusiasmato in passato, convinto poi ad entrare nel Governo di Gentiloni anche per continuare il progetto riformista del Pd renziano. Il Ministro intanto ha voluto mettere qualche puntino sulle “i” specie con chi, come Renato Brunetta, ha tentato di “approfittare” della lite Pd sul Canone Rai per provare a mettere in luce ancora di più la frattura nel partito di Renzi: «Mister Etruria Matteo Renzi si conferma venditore di pentole.Sguinzaglia i suoi fidi contro Carlo Calenda e prova a difendere goffamente sua annunciate. Italiani ormai conoscono il Fiorentino, quello del ‘se perdo referendum lascio politica’, e non si faranno imbrogliare», scriveva il capogruppo di Forza Italia su Twitter, con il Ministro Calenda che replica nettissimo, «Renato non ci provare. I Governi Renzi e Gentiloni hanno fatto molto più di tutti quelli di centro destra della seconda Repubblica, che peraltro della Rai hanno fatto scempio senza toccare il canone o abolire privilegi. Per questo bisogna essere coerenti con il lavoro fatto». 

ORFINI REPLICA AL MINSITRO

Dopo Anzaldi è il presidente del Partito Democratico Matteo Orfini ad intervenire sulla querelle del canone Rai, alimentando ancora una volta polemiche e dibattiti attorno alla decisione “improvvisa” di Renzi nel portare in campagna elettorale questa tema di certo divisivo. «Per la cronaca, la fiscalizzazione del #canoneRai è una nostra proposta storica. E rafforza la Rai. Mentre di privatizzazioni che hanno distrutto (o quasi) aziende strategiche del paese ne abbiamo già viste troppe. E direi anche basta». Non si fa attendere la replica di Calenda, ancora su Twitter, in una giornata che verrà ricordata per la profonda distanza scavata a partire da una proposta (tra l’altro ancora non formalizzata): «Dibattito su privatizzazione RAI utile e interessante ma punto qui è un altro. Abbiamo messo il canone in bolletta! Dire oggi abolisco il canone e lo riprendo dalla fiscalità senza spiegare come e perché di questo inversione a U danneggia la credibilità dei Governi e del PD». Fine della “puntata” con Orfini che contro risponde pochi istanti dopo il Ministro con un altro tweet, «Quando mettemmo in bolletta il canone rai spiegammo che recupero evasione serviva a far pagare meno. E così è stato. Ma sempre (non solo allora) abbiamo detto che l’obiettivo era il superamento del canone. Io resto di quella idea. Poi sulle modalità possiamo discutere». 

ANZALDI, “NON È UNA PRESA IN GIRO”

Michele Anzaldi su Facebook ha replicato più a lungo e con più argomentazioni all’invettiva del ministro Anzaldi contro la proposta del Pd di pensare l’abolizione del Canone Rai. Il renziano “di ferro” contesta al ministro dello Sviluppo Economico l’impostazione di base: «La riforma del canone in bolletta ha avuto come obiettivo principale quello di far pagare meno i cittadini, non è stato un semplice vezzo. Per la prima volta nella storia della Rai, grazie al Governo Renzi il canone è diminuito, passando da 113,5 a 90 euro. Un taglio senza precedenti. E’ questo che il ministro Calenda farebbe bene a rivendicare, non una semplice modifica alla modalità di pagamento». Secondo il progetto del Partito Democratico, la possibilità di abolire per sempre questa tassa sulla tv farebbe risparmiare «ancora i cittadini, come con l’abolizione della tassa sulla prima casa Imu/Tasi. Via il canone che oggi costa 2 miliardi, risorse transitorie alla Rai per 1,5 miliardi (come oggi) con risparmi e tagli senza un euro in più di spesa pubblica, revisione tetti pubblicitari, stop al pagamento dei cittadini, risparmio immediato di 500 milioni. Discutiamo di questo, non di privatizzazione». Calenda invece è proprio sulla privatizzazione che vorrebbe discutere, visto che ne è a favore, ma in questo modo il Pd sembra chiudere la porta al proprio stesso Ministro, anche se non iscritto ai dem. «Dopo il canone in bolletta, sono state garantite alla Rai, grazie all’azzeramento dell’evasione, risorse certe per oltre 1,5 miliardi di euro. Queste risorse vengono impiegate in maniera oculata, con l’obiettivo di modernizzare i processi produttivi? In realtà in questi anni non abbiamo visto niente di tutto ciò». 

RESTA IL NODO PRIVATIZZAZIONE

Prosegue il botta e risposta sui social tra Calenda e i tanti utenti, anche professori e esperti di telecomunicazione, che replica al ministro dello Sviluppo Economico dopo il suo “attacco” alla proposta di Renzi di abolire il Canone Rai. A chi infatti gli fa notare che la possibilità di privatizzare – ovvero la reale proposta di Calenda – il servizio pubblico pone comunque dei problemi importanti, come ad esempio il rischio di scomparsa di programmi legati a stretto filo alla diffusione di cultura e informazione in Rai (come “Meraviglie” di Alberto Angela, per fare un esempio recente), il ministro risponde: «così impostato è un dibattito serio e meritevole di essere fatto». Insomma, apertura alla discussione, ma partendo dal concetto che l’abolizione del Canone per fini elettorali non può e non deve essere tollerato: «se @CarloCalenda ha in mente la cessione di alcuni canali tv o radio, non vedo problemi purché rimanga in piedi una presenza pubblica significativa basata sul modello BBC, che è parzialmente finanziato dal pubblico:», gli replica Mario Riccardi, professore universitario e giurista. Interviene sulla vicenda anche Massimo Bernardini, giornalista apprezzato e conduttore in Rai di Tv Talk, che sostiene la ragionevolezza della discussione improntata dal ministro Calenda: «vedo che Michele Anzaldi conferma e argomenta il progetto di lasciare la Rai solo al mercato pubblicitario. Tutto legittimo. Ma allora, come dice Carlo Calenda, si esca allo scoperto parlando di privatizzare il servizio pubblico, se non si riconoscono ragioni per mantenerlo».

CALENDA VS RENZI

Secondo Repubblica, Renzi sarebbe pronto nella prossima direzione del Pd a proporre come tema nella campagna elettorale l’abolizione del canone Rai: questo è bastato per far saltare sulla poltrona uno dei ministri più competenti e stimati del governo Gentiloni, Carlo Calenda (Sviluppo Economico) che ha preso Twitter e ha iniziato la sua personale, ordinata e velenosa invettiva contro la proposta del Partito Democratico (di cui lui non hai mai voluto fare parte, pur essendo nel governo di centrosinistra) a pochi mesi dalle Elezioni 2018. «Spero che l’idea di abolire il canone RAI sostituendolo con un finanziamento dello Stato non sia LA proposta del @pdnetwork x campagna elettorale come riportato da @repubblica. I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro»: un tweet cui fanno seguito una serie di altre considerazioni che nascono tutte dall’origine di una tassa tra le più odiate dagli italiani e per cui proprio il Governo Renzi ha provato a ridurre nei costi ma inserendola in bolletta della luce per rimediare al grave problema dell’evasione fiscale contro il Servizio Pubblico. Il segretario dem inoltre intende modificare i tetti pubblicitari per poter permettere alla tv di stato di fare piena concorrenza ai colossi privati come Mediaset e Sky, sempre secondo le anticipazioni di Repubblica.

IL BOTTA-RISPOSTA CON ANZALDI (PD-RAI)

«Nell’ordine: 1) Governo Renzi ha messo canone in bolletta e non si può promettere in campagna elettorale il contrario di quello che si è fatto al Governo, 2) se si vuole affrontare la questione del canone allora si ragioni su privatizzazione RAI altrimenti è presa in giro. 3) non capisco perché, dopo aver fatto tante cose serie e buone per la crescita,gli investimenti e l’occupazione , vedi dati ISTAT di oggi si debba ricadere sulla linea delle promesse stravaganti a tutti su tutto. È un peccato.». È un Calende-Show quello che dopo essere per molte volte stato uno dei più “vicini” in termini di proposte e rinnovamento a Matteo Renzi, ora ne prende le distanze in maniera pubblica, senza insultare nessuno, ma manifestando la sua totale distanza da quanto starebbe per proporre il Partito Democratico in vista delle Elezioni (forse per recuperare voti e consensi?, ndr ). Gli risponde subito sempre su Twitter il deputato dem Michele Anzaldi, tra i più stretti collaboratori di Matteo Renzi e segretario della Commissione di Vigilanza Rai: «Caro Calenda, se tagliamo 1,5 mld spesa pubblica ed eliminiamo canone Rai i cittadini pagano meno. Altro che presa in giro: serve processo modernizzazione ed eliminazione sprechi unici in panorama tv con risparmio immediato 500mila euro. Far risparmiare cittadini come con stop Imu». Ai tanti che stanno facendo notare a Calenda in queste ore che la mossa di Renzi potrebbe portare ad una vera privatizzazione del Canone, il Ministro dello Sviluppo Economico replica civilmente: «come noto io sono favorevole alla privatizzazione. Ma questo è il tema. Il messaggio levo il canone ma finanzio con fiscalità generale gioca su uno dei grandi problemi dell’Italia: considerare i soldi dello Stato qualcosa che non ha a che fare con i soldi dei cittadini».



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