Manovra da 36,7 miliardi, ‘pace’ Tria-Salvini su Flat Tax/ Def, allarme di Fitch: “rischi su obiettivi Italia”

- Niccolò Magnani

Manovra Economica, nuova audizione Tria dopo bocciatura Def dell’Ufficio parlamentare di Bilancio: ultime notizie, Salvini-Di Maio “non si cambia testo per spread”

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Da sinistra: Tria, Conte, Di Maio e Salvini (LaPresse)

«Vediamo rischi considerevoli per i target (della manovra, ndr), specie dopo il 2019»: l’allarme arriva direttamente da Fitch, una delle più importante agenzie di rating mondiali che valuta non propriamente al meglio l’obiettivo finale della legge di stabilità italiana. «I dettagli della politica di bilancio e la messa in pratica rimangono un elemento chiave della nostra valutazione sul rating sovrano dell’Italia», spiega ancora la nota di Fitch che assegna all’Italia un rating BBB, di fatto due livelli sopra i rischio speculativo. Le prospettive sono dunque tutt’altro che positive: «Gli obiettivi della nota di aggiornamento al Def puntano a una moderata riduzione del deficit nel 2020 al 2,1% del Pil. Noi ci aspettiamo un risultato più vicino al 2,6% che avevamo previsto da agosto, il che contribuisce a una stima del debito/Pil più alta (129,8% entro fine 2021, contro 126,7% nella Nadef)». 

CNEL, “DEFICIT 2,4% SOLO PER INVESTIMENTI”

Dal rischio abolizione al parere sul tema più scottante degli ultimi mesi politici, la Manovra economica: stiamo parlando proprio dello Cnel che il referendum Renzi-Boschi voleva abolire e che oggi torna a farsi segnalare sulle cronache politiche per l’ultimo studio emerso sul deficit contenuto nel Def. «Occorre attenzione sulla sostenibilità complessiva della manovra, in particolare per ciò che riguarda il rapporto deficit/Pil, tenuto conto di come un graduale rientro del debito appaia la via maestra per generare risorse per investimenti e aumentare la domanda aggregata e l’occupazione. Può essere condivisa la decisione del Governo di proporre un profilo decrescente del disavanzo per il triennio 2019-2021 dopo il picco di extradeficit previsto nel 2019», si legge nel parere deliberato all’unanimità del Cnel. Non solo, il rischio che le conseguenze con questa Manovra siano dannose è un punto da non lasciare in secondo piano: «appare rischioso attuare un’inversione di rotta rispetto agli impegni assunti in sede internazionale ed europea, se le risorse che si determinerebbero per questa via non venissero impegnate integralmente per potenziare una ripresa duratura della crescita. In tale contesto, la scelta del 2,4% potrebbe risultare sostenibile solo se transitoria e mirata in via assolutamente prevalente a destinare risorse aggiuntive agli investimenti e al conseguente aumento della crescita potenziale».

Intanto sul fronte “caos” interno alla maggioranza, mentre lo spread chiude in ribasso (295 punti) si chiude la mini-querelle sulla Flat Tax: «dicono la stessa cosa e le stesse cifre con una prospettiva diversa. Le risorse stanziate sono effettivamente quelle dette da Tria (nel 2019 600 milioni, per poi salire a 1,8 miliardi nel 2020 e a 2,3 miliardi nel 2021): in totale a regime per la flat tax ci sono effettivamente 1,7 miliardi di euro all’anno come sostiene Salvini. Nell’arco del triennio abbasseremo le tasse con una media annuale stimabile per 1,7 miliardi di euro» affermano Tria e Salvini in una nota.

LA “CORREZIONE” DI SALVINI

Un’altra giornata ad alta tensione per il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, anche se almeno oggi lo spread ha dato tregua, scendendo nuovamente sotto quota 300 anche se a cedere pure oggi è comunque Piazza Affari che fa segnare un leggero rosso dopo l’effetto rimbalzo della mattinata. Il titolare del Mef ha infatti confermato anche oggi le sue previsioni di crescita per l’Italia nella Manovra, nonostante la mezza bocciatura arrivata ieri dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, e pur finendo nel mirino di Matteo Salvini che, nelle ultime ore, ha voluto correggere il Ministro a proposito delle risorse che la legge di bilancio dovrà prevedere per la realizzazione della proposta della Flat Tax. A Tria che parlava di 600 milioni, il leader del Carroccio ha replicato che la cifra giusta è 1,7 miliardi sottolineando come ancora sui numeri definitivi del Def vi sia ancora poca chiarezza: intanto, lo stesso Ministro dell’Economia, pur dicendosi preoccupato per i rialzi del differenziate tra Btp e Bund, ha ribadito che la manovra ha in previsione interventi per un totale di 36,7 miliardi di euro, con le coperture realizzate per circa 22 miliardi ottenute dal deficit, ma anche da tagli alla spesa pubblica (quantificati in circa 7) e da un aumento per le entrate che è stato quantificato in 8,1 miliardi. (agg. R. G. Flore)

FRACCARO “ASSIST” A SALVINI

Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento dà un “assist” a Salvini e Di Maio nel tenere fronte comune contro le richieste di modifica della Manovra (che ufficialmente anche Tria oggi ha confermato in tutte le previsioni del Def): Riccardo Fraccaro ha infatti spiegato in una intervista radiofonica che «Se noi vogliamo accettare uno Stato in cui le politiche economiche sono decise in base allo spread, in cui la finanza speculativa decide le politiche del governo, se è così tanto vale dare le chiavi a Soros a Blackrock e diciamo governate voi. Gli italiani hanno votato per cambiare». Non solo, secondo il ministro grillino le critiche di Bankitalia non hanno valore dato che «ha perso credibilità» e che quelli dell’Ufficio parlamentare di Bilancio «sono poco più che dei ragionieri». C’è allora chi ritiene che proprio sulla Manovra (di cui oggi Tria ha annunciato tagli fino a 6,9 miliardi di euro), nello scontro interno alla maggioranza tra chi chiede di “cambiare” e chi “tiene duro”, potrebbe consumarsi il clamoroso ritorno alle urne, anticipate: Salvini però smentisce su tutta la linea, «Se volessi le elezioni sarei egoista. Da segretario della Lega dovrei volerle visto che se andiamo a votare eleggo il doppio di senatori e deputati. No, io ho firmato un impegno. Sto qua e continuo per 5 anni a fare quello che mi sono impegnato a fare. Sondaggi sì o no. Spread sì o no». 

SCONTRO SALVINI-TRIA SULLA FLAT TAX

Seduta sempre più “volatile” in Borsa per i titoli italiani ma soprattutto lo spread cala finalmente dopo l’apertura in netto rialzo di questa mattina: 294 punti base, contro i 305 dell’avvio e rendimento decennale del differenziale che scende al 3,50%. Mentre invece proseguono i dissidi e il “braccio di ferro” all’interno della maggioranza, almeno nei retroscena di queste ultime 36 ore, è ancora Tria a rivolgere una sorta di “appello” all’Europa e agli investitori, di non spaventarsi per lo spread e per i conti pubblici dato che sono “sotto controllo” con la Manovra. «Sappiamo tutti che lo spread attuale, ma anche quello dell’anno scorso, non riflette e non rifletteva i fondamentali dal punto di vista della sostenibilità del debito. Il governo vuole recuperare la fiducia e cercherà di fare di tutto per recuperare la fiducia. Non possiamo però pensare: ‘non abbiamo fiducia e allora non facciamo manovre di crescita’. Nessun governo può porsi su questo piano», conclude il Ministro delle Finanze. Intanto, mentre viene siglato il conto finale della Legge di Stabilità – a 36,7 miliardi di euro – il Ministro degli Interni Matteo Salvini mette l’accendo sui fondi destinati alla Flat Tax, «un miliardo e 700 milioni di euro», ben più degli iniziali 600 milioni riferiti da Tria nelle scorse ore. 

BRACCIO DI FERRO SU MODIFICHE PENSIONI

Dopo il vertice di ieri sera e dopo il nuovo rialzo dello spread di questa mattina, cresce all’interno del Governo il “partito” delle modifiche alla Manovra: ieri Savona, oggi anche Bagnai (Lega) spiega che «Qualora arrivasse un declassamento da parte delle agenzie di rating la situazione diventerà più complessa. Non sono nella testa di persone che davano la tripla A a Lehman il giorno prima, ma può anche darsi che ci sia», detto dal presidente della Commissione Finanze del Senato assume, tra l’altro, un peso maggiormente specifico. Sul fronte pensioni, dopo l’allarme scattato ieri da Bankitalia e Fmi assume un elemento di maggiore discussione e “pressione” sui vertici di maggioranza. Pare infatti che Tria ieri nel vertice – come riporta il Messaggero in un retroscena – abbia chiesto al Governo di ridurre Quota 100 se i conti dovessero essere sballati e bloccanti la crescita: la replica di Salvini è stata furente, «Cambiare la Fornero non è un diritto, ma un dovere. Smettila con queste cavolate», con il titolare Mef che gli ha controbattuto «Se lo spread va a 400 il governo farà ciò che deve fare…». Oggi in audizione è ancora Tria a tenere il punto dopo le tante critiche ricevute sulla nota del Def, con un evidente “richiamo” a quanto anche internamente al Governo viene contestato: «Il rispetto istituzionale va in tutte le direzioni. Le strutture tecniche del Mef non sono meno valide di altre. Le capacità tecniche e i modelli non credo siano inferiori a quelle di altri. Stiamo parlando del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di strutture tecniche che non sono cambiate e che da anni fanno queste cose». 

TRIA: “MANOVRA DA 36,7 MILIARDI”

Il Ministro Tria ha spiegato nel dettaglio durante l’audizione a Camera e Senato i numeri, confermati rispetto al Def, della prossima Manovra: le coperture ammontano a circa 15 miliardi di euro, di cui 6,9 miliardi di tagli e 8,1 miliardi di aumenti di entrate. Per il 2020, le coperture «sono di 7,8 miliardi con un importo analogo di tagli e aumenti di entrate pari a 3,9 miliardi, nel 2021 4,7 i miliardi dovuti ai tagli e 5,2 miliardi alle maggiori entrate». Lo spacchettamento dei costi e dei contenuti della Legge di Stabilità viene fornito poi in un secondo passaggio dell’audizione, quando Tria riporta «Nel 2019 l’Iva (costo 12,5 miliardi) spinge la crescita di 0,2 punti; reddito di cittadinanza e anticipo pensionistico costano 16 miliardi (+0,3 Pil); la flat tax 600 milioni (+0,1 Pil); gli investimenti 3,5 miliardi (+0,2 Pil); incentivi a investimenti e p.a. 1,8 miliardi (+0,1% Pil); spese indifferibili 2,3 miliardi (+0,1). Le coperture (6,9 mld tagli; 8,1 mld entrate) riducono il pil di 0,4 punti». A livello globale, il conto finale della Manovra prevede una spesa complessiva di 36,7 miliardi di euro nel 2019, stando alle cifre garantite dal Mef e inserite nella nota di aggiornamento al Def. Insomma, nessun passo indietro esattamente come ricordato ancora stamattina da Di Maio e Salvini: «noi non tradiamo gli italiani». 

MANOVRA, AUDIZIONE TRIA DOPO BOCCIATURA UFFICIO BILANCIO

Dalle ore 10 in poi è in corso una nuova audizione del Ministro Tria alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato dopo la netta bocciatura di ieri sera dell’Ufficio parlamentare di Bilancio che non ha voluto validare le stime del governo contenute nel Def. Il Ministro dell’Economia prova, dopo il vertice di ieri sera a Palazzo Chigi che probabilmente avrà visto qualche lieve cambiamento per “accontentare” le commissioni, a convincere non solo le opposizioni ma il board Ue che guarda sempre più con interesse e preoccupazione alla prossima Manovra economica. La Borsa questa mattina si è aperta in perdita, con lo spread già schizzato a quota 305 punti e in “ascesa” per queste prime ore: dopo la giornata campale di ieri, con le bocciature ricevute da Fondo Monetario Internazionale e Bankitalia, il Governo gialloverde prova a rilanciare i conti e le riforme contenute nel piano della Legge di Stabilità, tenendo fermo che quel deficit al 2,4% per il 2019 non si cambia. «La possibilità di cambiare la manovra non c’è. Se noi vogliamo accettare uno Stato in cui le politiche economiche sono decise in base allo spread, in cui la finanza speculativa decide le politiche del governo. Se è cosi tanto vale dare le chiavi a Soros a Blackrock e diciamo governate voi. Gli italiani hanno votato per cambiare», ha spiegato il Ministro Riccardo Fraccaro intervenendo a Omnibus su La7.

SALVINI-DI MAIO: “SPREAD A 400? MAI, COMUNQUE NON SI CAMBIA”

Ma la mattinata è già stata frenetica per i due vicepremier che in momenti diversi hanno ribadito lo stesso concetto: «la manovra non si tocca e i conti rimangono così come è». Come riferito anche ieri da Tria, appena l’Ue leggerà come verranno presentate e approntate le riforme per la crescita, cambierà idea; non solo, lo spread non dovrebbe salire ancora e la quota-spauracchio di 400 punti base non dovrebbe essere nell’orizzonte del Governo. «La manovra non cambia perchè lo spread o Bankitalia dicono che non devo toccare la Fornero, io vado diritto. Non torniamo indietro. Non vogliamo certo chiedere l’oro per la Patria. Ma aiutare chi investe nei titoli italiani è nostra convinzione da anni e c’è nel contratto di Governo. E’ possibile pensare a nuove emissioni di titoli facendo pagare meno tasse a chi investe nel proprio Paese», ha spiegato Salvini intervistato da Agorà su Rai3. A fargli “eco” anche Luigi Di Maio che rilancia, «c’è una corsa a terrorizzare con la presunta quota 400, ma non non ci tiriamo indietro. Si va avanti, è una manovra che abbiamo deciso di portare avanti e tornare indietro significa tradire italiani». Chiosa anche del premier Conte che dopo il vertice di ieri aggiungeva, «I numeri della manovra di Bilancio non sono assolutamente in discussione, anzi: la manovra stessa si rafforza con il Piano di investimenti per il Paese di cui discuteremo domani (mercoledì, ndr) insieme alle principali aziende di Stato nel corso della cabina di regia qui a palazzo Chigi».

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