Stefania Craxi caccia i cinghiali in Maremma/ La senatrice “Unico modo per controllarli, qui è una tradizione”

- Davide Giancristofaro Alberti

Stefania Craxi caccia i cinghiali in Maremma. La senatrice di Forza Italia spiega: “Unico modo per controllarli, qui è una tradizione”

Stefania Craxi a caccia di cinghiali
Stefania Craxi (Chi)

C’è anche la senatrice Stefania Craxi fra i cacciatori della Maremma che vanno a caccia di cinghiali. L’esponente di Forza Italia è l’unica donna ammessa nel gruppo di Capalbio, un comune di circa quattro mila anime in provincia di Grosseto (Toscana). «Ho imparato a essere cacciatrice di cinghiali qui in Maremma – spiega la figlia dell’ex presidente del consiglio ai microfoni di Chi, in edicola il prossimo 21 novembre – questo è il mio buen retiro, in questa zona la caccia al cinghiale è la tradizione del posto, da centinaia di anni. E ultimamente i cinghiali sono diventati troppo numerosi, procurano danni all’agricoltura, sono un pericolo per gli abitanti e i turisti. È necessario rispettare l’ecosistema». Secondo la Craxi non esiste altro modo per controllare i cinghiali, un animale che quando sconfina può creare non pochi problemi, come avvenuto già più volte alle porte di Roma. «Non possiamo di certo sterilizzarli – prosegue – sono animali pericolosi, non gattini. Qui in Maremma la caccia non è uno sport, nessuno uccide per divertirsi, il cinghiale si mangia».

STEFANIA CRAXI A CACCIA DI CINGHIALI

E’ vero anche, però, che la caccia è una pratica ritenuta da molti disumana, e soprattutto, decisamente pericolosa, tenendo conto delle molteplici morti che si sono registrate da quando si è riaperta: «La caccia in Italia è un’attività molto regolata – controbatte – ci sono divieti, specie protette, regolamenti sulle armi. Le regole vanno sempre rispettate. La prima causa di morte sono gli incidenti domestici: che facciamo aboliamo lavatrici e ferri da stiro? Se si rispettano le regole non succede. Io per andare a caccia ho preso la licenza superando un esame e ho imparato a sparare al poligono». Ovviamente la pensa diversamente una collega di lavoro e di partito come Michela Vittoria Brambilla, che da anni si batte a fianco degli animali e per la chiusura delle battute i caccia: «Va abolita – dice senza troppi giri di parole – che costa la vita a milioni di animali ogni anno e che nelle ultime stagioni ha prodotto 217 morti e 804 feriti tra le persone».



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