EX DC/ Pomicino: cari Salvini e Di Maio io con il deficit facevo sviluppo

- int. Paolo Cirino Pomicino

Secondo Paolo Cirino Pomicino, ex deputato Dc e due volte ministro tra il 1988 e il ’92, la manovra sarà bocciata dai mercati e il paese crescerà al di sotto di ogni previsione

Palazzo_Chigi_Lapresse
Palazzo Chigi (Lapresse)

I due avversari continuano a studiarsi. Salvini ha detto che il Governo farà il possibile per evitare la procedura di infrazione, Di Maio ha smentito il rinvio di Quota 100 e reddito di cittadinanza. Ha fatto loro eco Moscovici, commissario europeo agli affari economici, ribadendo che non è un problema di zero virgola ma di rispetto delle regole.“Il vero confronto non è quello con la Commissione, ma con i mercati”, ammonisce Paolo Cirino Pomicino, deputato Dc per sei legislature e due volte ministro tra il 1988 e il ’92. Secondo “Geronimo” la manovra sarà bocciata dai mercati e il paese crescerà al disotto di ogni previsione. Sull’Europa, Pomicino difende la gestione democristiana.

Come commenta l’operato del Governo?

I nodi stanno venendo al pettine: il bullismo di Salvini e Di Maio ha già prodotto danni all’economia delle imprese e delle famiglie. A Palazzo Chigi cominciano a capire che la corda non si può tirare all’infinito, altrimenti si spezza.

Per ora siamo alla tattica. Come finirà?

Ognuno dovrà cedere qualcosa, ma non troppo. Da entrambe le parti l’esigenza è quella di apparire ciò che non si è: vincitori nella trattativa con l’Ue e vincitori sul paese riottoso. Ma la verità di fondo è un’altra.

Quale sarebbe secondo lei?

Il vero confronto non è quello con la Commissione, ma con i mercati, perché questa legge di bilancio non contiene nulla che stimoli la crescita. E’ dal 1995 che l’Italia è la Cenerentola d’Europa per tasso di crescita.

E da che cosa dipende?

Dalla drastica diminuzione della produttività del lavoro. Significa non aver fatto innovazione, investimenti nel settore della ricerca e dello sviluppo, con il risultato di basare la competitività delle nostre imprese sulla compressone dei salari.

Non crede che la compressione dei salari sia dovuta alla gabbia nella quale ci costringe la moneta unica?

Assolutamente no. Tutti coloro che lo pensano, immaginano di poter compensare attraverso periodiche svalutazioni. Ma in questo modo si ottiene solo un recupero di competitività di prezzo, non di competitività vera, quella di prodotto.

Secondo lei le regole europee, sulla quale la Commissione ha dato prova di un irrigidimento quasi fanatico, non fanno male all’economia italiana?

Non c’è dubbio. Ma qui tocchiamo il valore, il vantaggio e il costo complessivo dell’Unione Europea.

Ce li dica.

Settant’anni di pace, tassi di interesse molto bassi e un mercato di 480 milioni di persone. Sui tassi, chi come me ha dovuto fare il ministro del Bilancio con tassi di interesse del 12-14%, fino al 20%, sa cosa significa avere il vantaggio di un tasso di interesse che possiamo avere solo con l’euro, non con la moneta nazionale. Poi, è vero, c’è il costo delle rigidità che vanno riformate.

Lei quali strumenti adotterebbe per rilanciare l’economia in una fase di recessione?

Che cos’ha fatto la Bce in questi anni? Ha prodotto liquidità, non in maniera diretta, stampando moneta, ma indiretta, acquistando i debiti sovrani. Certo, è un elemento di debolezza che la Bce non possa immettere direttamente liquidità nel sistema economico, come fanno tutte le banche centrali.

E non è una rigidità legata allo statuto dell’euro?

Andrebbe superata in modo strutturale dando alla Bce gli stessi strumenti che hanno le altre banche centrali. Intanto l’ha risolta Draghi con il Quantitative easing.

Per fare quello che lei dice serve una vera unione politica.

Infatti. Questo è l’altro elemento essenziale. Molti hanno immaginato che l’unione monetaria partorisse automaticamente l’unione politica. E invece, la Ue è rimasta la somma dei singoli governi nazionali. Così tutte le rigidità sono figlie di un Consiglio dei capi di Stato e di governo che non ha un respiro europeo da almeno 15 anni.

Qual è la sua previsione sull’esito della trattativa tra Governo e Commissione?

Raggiungeranno un compromesso più o meno ridicolo, ma non è questo il problema vero.

Sono i mercati, ha detto.

Non solo. Avremo un anno di difficoltà economica crescente. Non cresceremo dell’1,5%, come pensa il Governo, ma ancor meno delle previsioni che ci danno intorno allo 0,9 o 1%. L’unica salvezza del paese sarà data dal risparmio precauzionale delle famiglie.

Il reddito di cittadinanza funzionerà?

No. Dovrebbe preparare le persone al lavoro, e invece sa come si risolverà? In una grande assunzione di “formatori”. Finirà per aumentare il nostro grado di collisione con i mercati.

Eppure, proprio i mercati si sono calmati, da quando ci siamo mostrati possibilisti.

Sì, ma sarà così per poco, perché con l’indebitamento previsto dal Governo di investimenti non se ne fanno. Io sono stato accusato di avere fatto grande indebitamento, ma è una critica ingiusta. Non solo avevamo problemi politici da affrontare come il terrorismo e l’inflazione a due cifre, ma crescevamo del 2,5-3% e la nostra spesa in conto capitale era del 5% del Pil, mentre noi oggi siamo tra il 2,5 e il 3% del Pil. Abbiamo sottratto in termini di spesa per investimenti circa 6-700 miliardi di euro.

Quanta vita dà a questo governo?

Mi preoccupa di più l’inadeguatezza della classe politica. Nessun paese moderno è governato da due persone. Dà l’impressione ai leader dei due partiti di essere onnipotenti. Salvini ha detto: se governassi da solo potrei fare diversamente e molto di più…

E invece?

Più di un quarto di secolo fa, quando Andreotti andò per l’ultima volta al governo, un giornalista gli chiese cosa avrebbe fatto se avesse avuto tutti i poteri nelle sue mani. E sa cosa rispose? “Cosa farei? Qualche errore in più dell’ultima volta…”. La differenza tra allora e oggi mi pare chiara, no?

(Federico Ferraù)

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