Regione Lazio, ritirata mozione sfiducia a Zingaretti/ Si sfila Cavallari, Centrodestra: “evitiamo figuracce”

Regione Lazio, si sgonfia la mozione di sfiducia al Governatore Nicola Zingaretti: si sfila Cavallari e fa ritirare tutto il Centrodestra, “inutile fare figuracce”

29.11.2018 - Niccolò Magnani
Nicola Zingaretti, Regione Lazio
Regione Lazio, Nicola Zingaretti (LaPresse, 2018)

Alla fine si sgonfia tutto e non ci sarà, salvo sorprese, alcun voto sulla mozione di sfiducia al Governatore Nicola Zingaretti: la scorsa settimana i capigruppo dei partiti di Centrodestra in Consiglio Regionale avevano lanciato, quasi senza particolare convinzione, una mozione di sfiducia perché «Zingaretti è impegnato nella corsa per la segreteria del Pd e ha tradito i suoi elettori, non pensa più alla Regione». Da un’idea di Stefano Parisi, ex candidato sindaco di Milano, e del fittiano Massimiliano Maselli, la richiesta era stata firmata anche dai capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non tanto per una convinta opposizione a Zingaretti ma più per una ripicca verso Enrico Cavallari e Pino Cangemi che col loro “Patto d’Aula” in questi mesi stanno garantendo all’anatra zoppa Zingaretti (eletto senza maggioranza, ndr) di avere la guida del Consiglio Regionale pur con i voti degli ex Lega e FI.

REGIONE LAZIO: PERCHÈ CAVALLARI SI È SFILATO DALLA MOZIONE

«Non voterò la sfiducia a Zingaretti perché se realmente si vuole avviare un cammino verso il centrodestra unito, l’unico atto politico credibile è sfiduciare intanto il governo nazionale», ha spiegato oggi il consigliere Enrico Cavallari (ex assessore di Gianni Alemanno, eletto alla Pisana con la Lega ma ora passato al Gruppo Misto) di fatto facendo “sgonfiare” quella che per Zingaretti stava diventando una grana tutt’altro che semplice da risolvere. A quel punto Forza Italia, M5s e Fratelli d’Italia rinunciano alla battaglia contro il candidato Segretario alle Primarie Pd nonché due volte Governatore del Lazio, «inutile andare a fare figuracce», commentano i capigruppo. Come spiega Il Fatto Quotidiano, affinché la mozione con firmatario Parisi venisse approvata servivano 26 consiglieri (ovvero quanto ne conta l’opposizione senza il sostegno esterno di Cavallari), ma ora con il passo indietro dovuto alla mancanza, probabilmente, di garanzie dietro alla sua sfiducia Cavallari stesso fa e disfa allo stesso tempo l’intera rete tessuta negli ultimi giorni. «Finché ci sarà questa anomalia, non è possibile fare altro che pensare al bene dei cittadini laziali»: meglio Zingaretti, in poche parole, che dover tornare con Salvini e l’intero carrozzone del Centrodestra laziale.



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