VISTA DAL GOVERNO/ Siri: dalle tasse al “reddito”, la nostra verità sulla manovra

Il sì definitivo alla manovra arriverà oggi pomeriggio. Armando Siri (Lega), sottosegretario ai Trasporti, spiega le misure

30.12.2018, agg. alle 17:28 - int. Armando Siri
Giuseppe Conte e Giovanni Tria (Lapresse)

Il sì definitivo alla manovra arriverà oggi pomeriggio, al termine di una gara contro il tempo per evitare l’esercizio provvisorio del bilancio dello Stato. Ieri la Camera ha detto sì al voto di fiducia chiesto dal governo, in un clima di dura protesta da parte delle opposizioni (Forza Italia e Pd). Difende invece la legge di bilancio Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti, consigliere economico di Salvini e strenuo difensore della flat tax, che — dice al Sussidiario — dopo il debutto in questa manovra resta un obiettivo di legislatura. Siri ha fermamente voluto il saldo e stralcio delle cartelle e ha sempre auspicato che il reddito di cittadinanza favorisse la formazione e la ricerca dell’impiego. Si tratterà di vedere se nei decreti questa direzione, che al momento pare imboccata, troverà conferma.

“Mi auguro che nessuno abbia lavorato perché il paese andasse in esercizio provvisorio, l’interesse generale del paese dovrebbe sempre prevalere”.

A chi lo dice, alla sinistra?

Francamente non so chi e dove sia, la sinistra. Lo dico a tutti.

L’Ufficio parlamentare di Bilancio ha ridimensionato le previsioni di crescita (dall’1% allo 0,8). Come pensate di scongiurare le clausole di salvaguardia grazie alle quali la Ue ha dato il via libera alla manovra?

Non facciamoci troppo influenzare dalle previsioni, in un contesto così liquido e particolare come quello che stiamo vivendo. Noi siamo fiduciosi che gli effetti della manovra produrranno una spinta sulla crescita generale del paese.

Ammetterà anche lei che siamo in un contesto internazionale difficile.

Questo è evidente. Però guardiamo la realtà prima degli scenari. Per cominciare, nel 2019 l’Iva non aumenterà grazie al fatto che abbiamo cancellato 13 miliardi di clausole di salvaguardia ereditate dai governi del passato. Lo abbiamo fatto usando uno 0,7% di quel famoso deficit che ci veniva imputato come eccessivo.

Sì, ma nel 2020 e ’21?

Siamo convinti che il combinato disposto tra il blocco dell’aumento Iva, la possibilità per tutte le partite Iva di avere un’aliquota forfettaria al 15%, la diminuzione dell’Ires per le aziende che investono, la cedolare secca per gli immobili commerciali, il raddoppio della detrazione Imu sui capannoni, insieme a tutti gli altri provvedimenti che abbiamo voluto per puntellare la situazione economica, possa darci la previsione che abbiamo messo a bilancio.

I pensionati protestano per il mancato adeguamento delle pensioni. Cosa risponde?

Rispondo che non siamo stati noi a bloccarlo, è stato Monti. Noi abbiamo ripristinato un poco l’aumento a favore delle pensioni più basse, intervenendo sulle altre. E’ una cosa diversa.

Il Corriere ha anticipato alcuni possibili profili del reddito di cittadinanza (Rdc): nella ricerca degli impieghi sarebbero coinvolti anche gli enti di formazione, le agenzie per il lavoro e le imprese, che potrebbero erogare il reddito; 18 mesi di durata e una modulazione degli importi per i beneficiari. Sono i paletti della Lega?

Non parlerei di paletti ma di confronto costruttivo sulle proposte. Sono felice che si stia valutando la possibilità di erogare il reddito tramite le imprese, perché era la mia proposta di partenza. Diciamo che occorre trovare la migliore formula possibile affinché venga scongiurata ogni tentazione assistenzialistica: il Rdc dev’essere uno strumento di politica attiva del lavoro.

M5s lo permetterà?

Il fatto che si stiano facendo le valutazioni che lei ha riportato, dimostra che gli alleati sono disponibili.

E’ vero che il Rdc andrà anche agli indigenti del Nord, però circolano dati secondo i quali la Lega sarebbe in flessione in alcune zone delle Regioni più produttive del paese.

Non guardo quasi mai questi sondaggi perché fotografano situazioni che sono in evoluzione continua. Se è un modo per dirci che potevamo fare di più, le dico che si può sempre fare di più e meglio; siamo all’inizio di un percorso. Il nostro primo impegno è quello di continuare nell’abbassamento del carico fiscale, per arrivare definitivamente all’introduzione della flat tax.

Dunque la flat tax non è archiviata?

Assolutamente no. E’ un obiettivo di legislatura, i soldi si possono trovare. Se fosse stato per me, avrei contrattato con Bruxelles la possibilità di destinare totalmente il deficit all’abbassamento delle imposte e quindi all’introduzione della flat tax e degli investimenti. Quello che abbiamo fatto è solo un primo passo.

Intende la riduzione al 15% del prelievo forfettario per le partite con redditi sotto i 65mila euro?

Sì perché vuol dire 2 milioni di partite Iva e relative famiglie che dal 2019 potranno risparmiare 2 miliardi. Ma ci sono anche la flat tax sull’Ires (riduzione al 15%, ndr) per le imprese che assumono e investono in beni strumentali e lo sgravio contributivo per un anno al 100% a chi assume disoccupati nel Sud.

L’opposizione accusa il saldo e stralcio delle cartelle, la misura che più lei ha voluto, di essere un condono fiscale. Cosa risponde?

Altro che condono, è un gesto concreto di aiuto verso tutte le famiglie in regola con la dichiarazione dei redditi e con Isee fino a 20mila euro che adesso potranno sanare le loro posizioni a una quota ridotta. Abbiamo fatto un sito che le chiederei di riportare: pacefiscale.org.

Non temete le frodi legate all’Isee?

Non si può sempre pensare male, altrimenti finiremo per vedere truffatori dappertutto. Chi tenta di frodare ne pagherà le conseguenze, ma non possiamo mettere in difficoltà tante persone oneste a causa di qualche furbo. Parliamo di persone in difficoltà economica, molti ridotti anche alla disperazione, che non avrebbero avuto la possibilità di pagare. Diamo loro una chance di ripartire.

Conferma la retromarcia sull’aumento dell’Ires per gli enti non profit?

Il non profit è un settore che opera là dove lo Stato non riesce ad arrivare e di cui l’Italia deve andare fiera. Ritengo giusto fare un passo indietro.

Nei giorni scorsi Salvini avrebbe detto che siete tutti di nuovo in campagna elettorale. A quale elezioni si riferiva, alle prossime politiche?

No, a quelle per il rinnovo del parlamento europeo. E’ un voto che richiede una campagna da fare sul territorio, incontrando le persone e spiegando lo sforzo compiuto con questa prima legge di bilancio. Molti limiti di questa manovra ci arrivano dall’Unione Europea, la sfida sarà cambiare la Ue per cambiare anche l’Italia.

Dunque conferma la svolta centrista di Salvini, la progressiva apertura al negoziato con Bruxelles e dunque con il Ppe, in vista dell’europarlamento che verrà?

Non parlerei di svolta centrista. Noi vogliamo cambiare le regole in Europa; saranno gli italiani, con il loro voto, a dire se le regole europee vanno bene o no. Se decideranno di cambiarle, agevoleranno anche il nostro lavoro in Italia. Dopo sì che potranno arrabbiarsi con noi se non faremo quello che si aspettano.

Perché non avete fatto ulteriore pressione sulla Commissione dopo i gilet gialli in Francia e la ritirata di Macron?

Abbiamo visto che rifacendo bene i conti potevamo cominciare a fare le cose promesse, all quali non volevamo in alcun modo rinunciare. Le ricordo che la Commissione voleva l’1,6% di deficit, al massimo l’1,9. Come in ogni trattativa, siamo partiti dal massimo rialzo per giungere al miglior compromesso realisticamente possibile nel quadro di queste regole. E Conte è stato un ottimo mediatore.

(Federico Ferraù)

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