SCENARIO/ Da Deutsche Bank a BlackRock, le vere bombe che faranno saltare l’Ue

C’è un’autentica bomba nascosta tra le pieghe dei bilanci delle banche tedesche e francesi. Cosa dicono alla Commissione europea?

05.12.2018, agg. alle 15:26 - Gianluigi Da Rold
Friedrich Merz (LaPresse)

La sorpresa arriva in uno dei momenti più delicati della vita dell’Unione Europea. E’ una sorpresa per modo di dire, perché la si conosceva da molti anni e si è fatto in modo di nasconderla maldestramente, sia attraverso i giornali che le televisioni. Insomma, i mass media tacciono, anche mentre si fanno gli stress-test a tutte le banche del continente e, nello stesso tempo,  i “burosauri” di Bruxelles fanno costantemente le pulci all’Italia, non solo per il suo debito, ma anche per le questioni relative allo stesso patrimonio degli istituti di credito italiani.

E allora, alla faccia di questi zelanti e oculati amministratori, eccola la sorpresa! Salta fuori che c’è un’autentica bomba nascosta tra le pieghe dei bilanci delle banche tedesche e francesi, cioè del sedicente “salotto buono e virtuoso” della finanza europea.

Nei bilanci riassuntivi delle banche di tutta Europa, ci sono una quantità di attivi e di passivi pari a 6.800 miliardi di euro. Hanno in comune una sola cosa: l’opacità.

Non è una caratteristica nuova, una novità nei bilanci bancari. Un grande banchiere italiano come Raffaele Mattioli rispondeva con ironia a chi dimostrava di saper leggere i bilanci delle banche. Diceva Mattioli, guardandoti intensamente: ma le piace così tanto la letteratura di fantascienza?

Mattioli amava scherzare e fare battute, ma anche il grande presidente della Banca Commerciale Italiana sapeva come si aggiustavano i conti dei grandi istituti bancari (di tutto il mondo) e si rimetteva al “bene comune” per far quadrare i conti in modo che non ci fossero crack devastanti.

I tedeschi e i francesi sono invece sempre stati scrupolosi, precisi, intransigenti. Sono sempre stati una sorta di “pentastellati” della finanza europea, o almeno così si accreditano. E invece i loro istituti creditizi sono quelli che hanno in pancia i rischi più gravi e in questo caso rischiano di fare una bruttissima figura.

Quei 6.800 miliardi di euro sono titoli illiquidi, che hanno la caratteristica di essere denominati con una gradazione particolare di rischio. Cose per esperti. Ma per i cittadini  e per il mondo comune c’è il rischio più reale di vedere andare i propri risparmi in fumo.

Si parla speso dell’Italia e della massa dei cosiddetti crediti deteriorati, quelli che alla fine nessuno paga più. Ma i titoli illiquidi, opachi e rischiosi, sono dodici volte l’ammontare dei crediti deteriorati. E per restare alla notizia, che è ormai di dominio pubblico, probabilmente anche per i cosiddetti controllori, le sedicenti agenzie di rating, forse anche le polizie di tutta Europa, il 75 per cento di questi titoli illiquidi appartengono alle banche di due paesi, la Francia e soprattutto la Germania.

Praticamente si naviga a vista tra titoli tossici e derivati. Fare una stima precisa è molto difficile. Ma di certo, in questa marea di titoli, c’è un futuro imprecisabile di fronte a una non impossibile crisi finanziaria.

I calcoli, secondo gli esperti, si fanno abbastanza facilmente. Sulla massa imponente di questi titoli, basterebbe che arrivasse una svalutazione del 5 per cento. Immediatamente crollerebbe ii valore del patrimonio della banche di 300 punti base, ma c’è anche qualcuno che azzarda un calo di 1.500 punti base.

Insomma un cataclisma vero e proprio che colpirebbe in pieno gli istituti di due soli paesi dell’Unione Europea, quelli che di solito vengono ritenuti più solidi e che, solitamente, cercano di insegnare il “verbo” della finanza, nuova e vecchia, agli altri. Proprio loro, che hanno, con un trading forsennato di titoli, ridato una vitalità demenziale a quella che viene definita una “sciagura”: il ritorno della banca universale. Quella che già causò la crisi del 1929.

Ora si conoscono alcuni nomi di queste banche. Su tutte spicca la questione di Deutsche Bank, già multata e da tempo nel mirino degli americani. Corre pure una voce in questi giorni che Deustche Bank dovrebbe “sposarsi” con Ubs, non si sa bene a quale titolo.

Ma oltre alla più bersagliata e chiacchierata banca tedesca, c’è un sistema finanziario tedesco che fa acqua da tutte le parti, con tutte le Sparkasse indebitate. E i francesi, con Macron barricato all’Eliseo, non stanno certo meglio.

C’è però un fatto in più che diventa importante e interessa chi indaga in questi giorni. Questa enorme massa di titoli a chi è in mano? La cifra di questi titoli illiquidi di varia natura è talmente imponente che può interessare piccoli risparmiatori, investitori singoli, ma anche grandi istituzioni di investimento, grandi intermediari finanziari. E’ probabile che una mappa aggiornata dei possessori di questi titoli diventerà al più presto interessante per comprendere come andrà a finire questa vicenda, che si cerca di sottacere o comunque di mantenere sottotono, sperando che non arrivi il patatrac.

Forse qualche cosa di più potrebbe sapere il nuovo candidato al vertice della Cdu, il partito che Angela Merkel ha deciso di non guidare più. Il più accreditato candidato alla guida dei democratici cristiani e sociali tedeschi è Friedrich Merz, grande filo-americano, con un’antipatia spiccata per Angela Merkel e soprattutto, si dice, per una vicinanza con il fondo di investimenti americani BlackRock. Una scoperta che si farà venerdì prossimo.

L’Unione Europea, vista la sua fermezza nel giudicare le manovre degli altri Paesi, mostra una sicurezza incredibile su altri punti problematici. Chissà se, nottetempo, c’è qualcuno dei falsi “saggi” di Bruxelles che pensa alla situazione francese, al recente voto in Andalusia, al proliferare dei populismi e anche alla situazione bancaria tedesca. I populismi di vario tipo, anche in versione sovranista, non nascono mai per caso.

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