LETTERA/ Popolo della Famiglia, dal Family day al Parlamento: grazie a due “miracoli”

- Gianfranco Amato

Il movimento politico sorto dal Family day, come spiega il segretario nazionale GIANFRANCO AMATO, si impegna in prima fila per difendere vita, famiglia e libertà di educazione

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LaPresse

Caro direttore,

il 4 marzo gli italiani troveranno nella scheda elettorale anche il simbolo del partito “Il Popolo della Famiglia”. Si tratta di un movimento politico sorto all’alba del Family Day 2016, ovvero della grande manifestazione di quel popolo che ha invaso il Circo Massimo a Roma per difendere la famiglia naturale contemplata dall’articolo 29 della Costituzione, e che si è sentito tradito a seguito dell’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili omosessuali. Molti di quei manifestanti non hanno più voluto delegare la propria rappresentanza politica e hanno optato per l’impegno diretto.

È nato così Il Popolo della Famiglia, partito che, avendo formalmente adottato come proprio programma politico il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, propone la difesa senza cedimenti (libertà di coscienza, astensione o fuga pilatesca) dei cosiddetti princìpi non negoziabili – vita, riconosciuta dal concepimento fino alla morte naturale; famiglia, intesa come unione tra un uomo e una donna; libertà di educazione dei genitori – e considera «la famiglia quale “prisma” attraverso cui considerare tutti i problemi sociali» (Giovanni Paolo II, 31 gennaio 1998).

Il Popolo della Famiglia ha strutturato il suo radicamento territoriale nazionale attraverso le elezioni amministrative del 2016 e del 2017, creando circoli ed essendo presente con propri eletti in alcune istituzioni pubbliche. Questo radicamento ha consentito nel febbraio del 2018 di raccogliere ben oltre le 25.000 firme richieste dalla legge per presentare le liste elettorali. Sono state, infatti, 43.534 le firme complessivamente raccolte in tutti i 97 collegi plurinominali.

Si è mobilitato un popolo. Si sono viste all’opera persone comuni, casalinghe, professionisti, pensionati, operai – il popolo del Family Day –, che con encomiabile dedizione, con puro spirito di servizio, con entusiasmo e autentica passione hanno collaborato alla realizzazione di quello che non esito a definire un vero e proprio miracolo. Sì, l’espletamento delle formalità per essere presenti in questa tornata elettorale si è rivelata un’impresa sovrumana degna delle fatiche di Ercole.

Il Popolo della Famiglia ha deciso di accettare la sfida e confrontarsi con quella che la radicale Emma Bonino ha definito «la trappola di una legge discriminatoria da denunciare in ogni Corte, anche a livello europeo». Si è rifiutata qualunque “scorciatoia” e si è preferito rischiare, per dimostrare che dietro il movimento del Popolo della Famiglia esiste un vero popolo di famiglie radicato in tutto il territorio nazionale. Da Bolzano a Noto. Si è rischiato e si è vinto, compiendo un vero e proprio miracolo.

Solo un miracolo, infatti, può giustificare l’esito positivo dell’assurda corsa a ostacoli disseminata di trappole imposta da questa scellerata legge elettorale. Ci si è riusciti senza il supporto di una struttura amministrativa, senza un euro, senza copertura mediatica, senza funzionari, senza neppure una sede operativa. Si è mosso un popolo guidato da una regia sovrannaturale. Sfido anche il più scettico e incallito degli atei a dare una giustificazione razionale rispetto a questo incredibile risultato. Per molti si è trattato di un’opera esaltante in cui è emersa, in tutta la sua bellezza, l’esperienza di un’amicizia, o meglio di una fratellanza, che ha significato condivisione di un progetto, di un afflato ideale, di un idem sentire. Un’opera in cui nessuno ha risparmiato sacrifici personali e tutti hanno mostrato una meravigliosa reciproca solidarietà. Valeva la pena partecipare a questa avventura solo per vederne la bellezza in azione.

Compiuto il primo miracolo, ora occorre raggiungere l’obiettivo ambizioso di superare la soglia di sbarramento del 3%. Non è facile. Si tratta, comunque, di un traguardo, non della ragione d’essere del movimento. La prospettiva ha un respiro assai più ampio e riguarda la costruzione di una casa per tutti coloro che condividono lo sguardo ideale del Popolo della Famiglia. L’eventuale mancato raggiungimento dell’obiettivo contingente non fermerà il progetto. Un bimbo nasce sempre da un piccolo embrione destinato a svilupparsi attraverso un processo naturale che è un delitto interrompere.

Voglio concludere parafrasando un verso dei Cori da “La Rocca” del grande Thomas Stearns Eliot: «C’è un lavoro comune, una casa per tutti e un compito per ciascuno. Ognuno al suo lavoro». Per noi questa casa è il Popolo della Famiglia.

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