ANDRO’ A VOTARE/ Perché non è lo scetticismo a salvare il paese ma le nostre scelte

- La Redazione

“Il problema non è appena quello di avere ragione, ma di vivere fino in fondo la circostanza di queste elezioni”. FRANCESCO ORIOLI spiega perché andrà a votare

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L'Aula del Senato (LaPresse)

Caro direttore,
ho letto con molto interesse l’editoriale del 5 febbraio scorso, “Il desiderio che merita il nostro voto” di Pigi Colognesi.

Vi ho trovato descritti meglio di come avrei saputo fare io molti pensieri sorti durante questi giorni di campagna elettorale, durante l’esperienza del lavoro come volontario (a fianco cioè del lavoro con cui si mantiene la famiglia) a sostegno di alcuni amici candidati al Senato e alla Camera a rappresentare gli italiani residenti in Europa.

Non so se il mio sia il vigile e cosciente coinvolgimento auspicato nell’editoriale.

So però per certo che la discesa dall’empireo ai gironi infernali della campagna elettorale (infernali almeno come ritmo imposto alle giornate) mi provoca quotidianamente ad allargare lo sguardo e la ragione.

In questa dinamica di desiderio così incarnato accade a volte la grazia di una scoperta che non si sarebbe riusciti ad immaginare prima di iniziare il cammino.

La scoperta di questi giorni è stata che questa campagna elettorale ci chiama a spostare la lotta politica su un piano diverso da quello cui eravamo abituati. Il problema, il vero problema di questa campagna elettorale non è infatti riuscire a dimostrare in modo inequivocabile la migliore qualità delle proprie idee o dei propri candidati rispetto a tutti gli altri. Il problema non è appena quello di avere ragione, ma di riuscire a vivere la circostanza di queste elezioni in cui tutto — tutto! — pare cospirare a tacere di noi e della nostra libertà, libertà di cui la politica è dimensione essenziale, anche se assopita.

La vera lotta non è tra le idee, né tra le persone, ma tra il vivere o il non vivere le elezioni.

E una lotta tra vivere e non vivere è — per sua natura — una questione di vita o di morte.

Mi sto progressivamente rendendo conto che insieme alla candidatura di questi amici, la campagna elettorale può essere l’occasione per proporre ad amici e conoscenti la scoperta, la riscoperta della drammaticità positiva di questo momento.

Questo è a ben vedere anche un modo di iniziare a costruire l’Italia che verrà dopo le elezioni, in cui nessuna formula di governo potrà garantire il benessere che può essere costruito solo da una comunità di uomini vivi.

Possiamo rinunciare al lavoro di vivere il presente e sperare di cogliere i frutti di un lavoro non fatto? Direi proprio di no.

La buona notizia è che il presente, appena appena vissuto, ci parla, ci sommerge di inviti, provocazioni, suggerimenti che rendono bella, anzi bellissima perfino questa sgangherata campagna elettorale.

Spero che vi sia possibile pubblicare queste mie poche righe e che queste possano contribuire a contrastare lo scetticismo ed il cinismo che è il vero grande nemico da combattere per salvare il nostro Paese.

Francesco Orioli

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