DIETRO LE QUINTE/ La “minaccia” dell’Europa sulle elezioni italiane

- Giulio Sapelli

L’Ue sembra stia trasformando i processi decisionali dei paesi membri, compreso un momento così importante e democratico come le elezioni politiche, spiega GIULIO SAPELLI

Palazzo_Chigi_Lapresse
Palazzo Chigi (Lapresse)

Le elezioni nell’Ue stanno veramente trasformando le fondamenta teoriche che negli anni erano state costruite per comprendere i processi decisionali nelle società industriali avanzate. Tutto si fondava su tre presupposti. Il primo era quello della compresenza della compulsività legislativa promanante dai parlamenti con il potere situazionale di fatto dei grandi gruppi di interessi rappresentati come corpi intermedi associativi oppure come singole entità di potenza, quali le grandi corporations. Il secondo era quello per cui tale compresenza aveva la sua arena negli Stati nazionali detentori del monopolio della forza armata, della legalità, della moneta. Il terzo era che lo Stato era sempre corroso dai neo-patrimonialismi che si impossessavano di parti delle sue burocrazie per torcerne il processo decisorio ai propri fini.

Con il funzionalismo da sottrazione di sovranità su cui si fonda l’Ue, lo Stato è disgregato con la fine della sovranità monetaria, mentre continua la fine della sovranità della forza armata proseguendo il percorso iniziato con la Nato e che si invererà in funzione neo-coloniale e neo-imperialistica in forma associata, come dimostrano i recenti avvenimenti in merito all’immigrazione e come ci si appresta a fare tra mille conflitti, sotto la direzione della Francia, e nel contrasto del disegno più militare che economico della Cina in Africa.

La novità che diviene trasformazione della teoria è il peso crescente dell’oligarchia non eletta europea in guisa di Troika, Commissione, Ecofin, ecc., sulle volizioni delle classi politiche. Si è iniziato con la minaccia e la paura con le dimissioni di Papandreou in Grecia e la caduta del governo Berlusconi in Italia nel 2011 e si prosegue ostinatamente con dichiarazioni a gran voce di commissari, giornalisti prezzolati in euro, convinti ciampiani che le nazioni del Sud Europa siano folclore africano! Cosa si proclama? Bisogna essere europei, ossia favorevoli all’ordoliberismo e ad altre farneticazioni teoriche che giustificano lo squilibrio di potenza a favore della Germania cui la Francia si potrà opporre, ma solo in Africa con le guerre che ci si appresta a scatenare per ridisegnare i confini di quel continente.

Che questa trasformazione sia in corso basta osservarlo durante questa devastante campagna elettorale, dove non si parla più dell’Italia, ma di quel “paese” che i ciampiani ritengono incapace di autogovernarsi e che pare abbisogni a ogni costo di cure da cavallo e di perdita dell’identità nazionale. Ma siffatta perdita è il sonno della ragione e genererà mostri…

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