ELEZIONI 4 MARZO/ Caso Macerata e Roma 2008, lo spettro che agita il Pd

- Anselmo Del Duca

Occhio al caso Macerata: il suo peso sulla campagna elettorale in corso potrebbe essere maggiore di quanto non si possa immaginare. Lo scenario (e i conti) di ANSELMO DEL DUCA

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SIlvio Berlusconi pronto a rilanciare per l'ennesima volta Forza Italia - LaPresse

Occhio al caso Macerata: il suo peso sulla campagna elettorale in corso potrebbe essere maggiore di quanto non si possa immaginare. I precedenti lo indicano chiaramente: la sicurezza è uno dei temi che più stanno a cuore agli italiani, e per questo più in grado di spostare voti. 

Naturalmente il caso va letto nella sua complessità: da una parte l’immigrato accusato di aver massacrato una diciottenne, dall’altra lo squilibrato che spara su inermi passanti esclusivamente perché di colore, vedendone sei, e che avrebbe potuto fare una strage. Solo che lo squilibrato è stato in lista per la Lega. Poco conta che si trattasse di un piccolo comune e che il soggetto abbia riportato zero preferenze, tanto è bastato per mettere Matteo Salvini nel mirino di tutti gli avversari. L’accusa, l’aver alimentato un clima di odio xenofobo.

La reazione del leader leghista è stata istintiva: condanna del gesto violento, ma anche del clima di insicurezza creato — a suo dire — dall’immigrazione incontrollata. A fronteggiare gli strali venuti sopratutto da Liberi e uguali e di +Europa, Salvini è rimasto solo, ma per poco. Anche gli altri due leader del centrodestra, infatti, hanno cominciato a martellare sul tema della sicurezza e dell’immigrazione. 

Berlusconi ha parlato di bomba sociale pronta a esplodere, spingendosi a ipotizzare il rimpatrio di 600mila irregolari, la Meloni ha addirittura tirato in ballo Mattarella, reo — secondo lei — di non aver chiamato per esprimere solidarietà la madre della 18enne uccisa a Macerata. Ci sono tutti gli elementi insomma perché il tema della sicurezza segni profondamente questa campagna elettorale, e finisca per spostare voti.

Non si può non ricordare che nel settembre scorso l’autorevole Osservatorio Europeo sulla sicurezza curato dall’istituto di ricerche Demos ha rivelato come l’immigrazione sia sentita come un pericolo dal 46% degli italiani, il dato più alto dal 2012, quando era appena al 26%. Certo, il dato conosce alti e bassi legati ai flussi migratori. Dal 2012, però, la paura ha conosciuto un aumento costante, e adesso è vicina al massimo, toccato nel 2007, quando fu rilevato addirittura il 51%.

In quel periodo una serie di delitti contribuirono a far crescere una sensazione di insicurezza, e fu proprio in quel clima che — a inizio 2008 — il tema fu determinante nella campagna elettorale per il sindaco di Roma, consentendo a Gianni Alemanno di recuperare lo svantaggio su Francesco Rutelli, che era nettamente in testa dopo il primo turno, e sentiva già la vittoria in tasca. Rutelli in quell’occasione sottovalutò la questione, mentre Alemanno ne fece il cuore della propria offerta politica, cavalcando alcuni episodi di cronaca nera accaduti proprio in quei giorni.

Paragone ardito? Probabilmente sì, vista la differenza fra una corsa a sindaco (fosse anche della Capitale) e quella per le elezioni politiche nazionali. Ma la cautela del Pd, che si è limitato a chiedere di abbassare i toni e non strumentalizzare, fa capire che il caso Roma 2008 qualcosa ha insegnato. Di certo, però, Minniti da solo non basta a portare consensi al centrosinistra su questo terreno.

Da un concentrarsi del confronto elettorale sul tema sicurezza/immigrazione è il centrodestra che ha tutto da guadagnare in termini di consenso elettorale. Del resto, provare a spingere sull’acceleratore è l’unica strada che realisticamente hanno davanti i tre leader dell’area moderata. A dar retta alla simulazione di distribuzione dei seggi fatta dall’Istituto di sondaggi Ixè, infatti, il centrodestra sarebbe a quota 290 seggi alla Camera, 26 in meno della maggioranza assoluta. Tutti gli altri scenari avrebbero minore consistenza (governo di larghe intese Pd-Forza Italia, 252 seggi; M5s con Lega, 270). Persino il “governo del presidente” con democratici, azzurri e Leu si fermerebbe a 298 seggi, nonostante l’ampiezza e l’eterogeneità del rassemblement.

In transatlantico qualche osservatore assicura che Berlusconi non avrebbe alcuna voglia di governare con Salvini. In questa fase, però, quella del centrodestra è l’unica formula che sembra poter stare in piedi da sola. Basterebbe un pugno di voti in più. Che in fondo ne siano consapevoli anche i tre leader è segnalato dal riaccendersi della contesa intorno al nome del possibile premier di un governo di centrodestra e dal nuovo no pronunciato da Salvini all’ipotesi di governo con i 5 Stelle. 

Il tema della sicurezza, insomma, può essere quello che fa la differenza, attirando al centrodestra una consistente fetta di indecisi. E forse farebbero bene a tenerlo più presente anche Pd e 5 Stelle, che sembrano invece impegnati in un duello senza esclusione di colpi sugli impresentabili nelle rispettive liste. Si tratta di temi certamente importanti, ma che non scaldano il cuore della gente. La sicurezza, invece, sì.

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