Berlusconi/ “No chiusura moschee”: scontro con Salvini che però nel 2001 chiedeva voti ai musulmani

- Niccolò Magnani

Silvio Berlusconi, elezioni 2018: scontro con Salvini su moschee e querela a Di Maio. “Gentiloni resta premier se non c’è maggioranza, poi si ritorna al voto”

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Elezioni 2018, Silvio Berlusconi (Foto: LaPresse)

Salvini oggi dice che l’Islam è incompatibile con i nostri valori in Italia: ma come riporta l’Adnkronos con delle foto “d’archivio”, nel 2001 all’interno della campagna elettorale non si fece problemi ad andare nella moschea di via Padova a Milano a chiedere i voti per essere rieletto al Consiglio Comunale. «Dopo le dichiarazioni di ieri, la foto è tornata a girare sulle bacheche degli utenti, contando su centinaia di condivisioni e post dove si accusa il leghista di aver sostituito ai ‘terroni’ – nemici di un tempo ma ora potenziali elettori – i musulmani, al solo scopo di attirare voti», scrive l’Adnkronos “sibillina”, nel giorno in cui lo stesso Berlusconi ha “punzecchiato” il leader del Carroccio proprio sul tema Islam e moschee, “non sono per la chiusura, Salvini sbaglia”. A proposito di Berlusconi e di campagna elettorale, nello stesso giorno in cui il leader di Forza Italia annuncia la querela al leader M5s Luigi Di Maio, arrivano le incendiarie parole di Alessandro Di Battista in una intervista a LaPresse. «In un Paese normale un uomo che ha pagato cosa nostra non potrebbe fare più politica», rispondendo alle polemiche sollevate proprio da Berlusconi contro il Movimento 5 Stelle.

SALVINI, “NO A MINESTRONI PER ANDARE AL GOVERNO”

Silvio Berlusconi ha le idee chiare sul da farsi, se dopo il risultato delle elezioni politiche del 4 marzo non dovesse emergere un risultato certo. “Senza maggioranza teniamo Gentiloni, poi di nuovo al voto”: sarebbe questo, in altri termini, lo scenario ipotizzato dall’ex premier e leader di Forza Italia in una intervista a Radio Capital che sta facendo molto discutere. Berlusconi, dunque, torna ad escludere le larghe intese ed accordi con il Pd, certo di un governo del Centrodestra. Al tempo stesso, però, si apre ad un eventuale Gentiloni bis in caso di assenza di una maggioranza certa dopo le elezioni prossime. “Poi si rivota”, ipotizza, chiamando in causa quanto previsto dalla Costituzione. A sua detta, dunque, deciderà il Capo dello Stato. Nella medesima intervista sono trapelate poi le nette prese di distanza da alcune ipotesi avanzate da Matteo Salvini, soprattutto in fatto di moschee e leva militare, temi trattati dal segretario della Lega. Infine, l’affondo ai 5 Stelle e l’annuncio di querela a Di Maio per averlo definito “rovina della patria”. A replicare è anche Salvini che al tempo stesso spiega: “Senza maggioranza al voto subito, no a minestroni”, come riporta Tg1. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

LE REPLICHE DI SALVINI E DI MAIO

Sia Salvini che Di Maio “replicano” alle parole di Silvio Berlusconi che hanno lanciato “stoccate” contro entrambi in giovani leader “populisti” (segnalando che sul primo ci sarebbe anche un accordo elettorale…). Per il leader della Lega, che glissa le critiche sull’Islam e le moschee ricevute da Berlusconi, il piano dopo il voto è chiaro: «o si vince noi, oppure si torna al voto. Chi vota Lega sceglie la chiarezza, noi non andremo mai a sostenere governi con altri, con il Pd o con i grillini. Sono contro ogni tipo di inciucio e minestrone», spiega Salvini intervenendo ad un comizio a Genova. Proprio il “modello Liguria” con la vittoria a sorpresa alle Regionali 2017 con Giovanni Toti resta lo spunto a cui guardare per il centrodestra: «a Berlusconi dico  che si vince insieme, come abbiamo vinto in Liguria, a Genova, La Spezia e Savona, la stessa cosa mi piacerebbe farla in tutta Italia, il modello Liguria è replicabile a livello nazionale». Replica anche Luigi Di Maio alla querela ricevuta dall’ex Cavaliere, e rilancia sul tradimento: «L’incandidabile Silvio Berlusconi ha tradito l’Italia e gli italiani almeno sette volte. Dato che è vero, non mi preoccupo assolutamente», scrive sul Blog delle Stelle il leader M5s, elencando tutti i “presunti tradimenti” che Berlusconi avrebbe comportato al nostro Paese negli oltre 20 anni di politica.

“NIENTE MAGGIORANZA, GENTILONI RESTI PREMIER E NUOVE ELEZIONI”

Ma la mattina del 5 marzo 2018, se non ci fosse la maggioranza post-elezioni, cosa potrebbe succedere? Secondo Silvio Berlusconi non vi sono “progetti” di larghe intese con Renzi, o almeno così dice pubblicamente nelle interviste di questi giorni (compresa oggi a CircoMassimo). Le trame politiche e le fonti di Palazzo Grazioli in realtà dicono altro, ma per scoprirlo bisognerà vedere realmente cosa succederà dopo il voto di inizio marzo; intanto, secondo il leader di Forza Italia, il piano è chiaro. «Sono intimamente convinto di poter di nuovo vincere le elezioni. Tutti i sondaggi sono dalla mia parte», ma se così non dovesse essere, allora Paolo Gentiloni potrebbe rimanere il premier del Governo. «Decide il Capo dello Stato cosa fare ma se non si torna al voto non avremmo scelta che mandare avanti questo governo e andare al voto con questo governo, magari facendo una legge elettorale migliore anche se non so se ci si sarebbe una maggioranza per cambiarla», spiega Berlusconi a Massimo Giannini su Radio Capital. 

QUERELA DI MAIO SUL CASO IMMIGRAZIONE

Berlusconi querela Luigi Di Maio: è partita, l’attendavamo, la prima denuncia di questa campagna elettorale. Lo “show” lanciato dal leader di Forza Italia arriva in una intervista su Radio Capital all’interno di “Circo Massimo” con il giornalista di Repubblica Massimo Giannini, e si dirige contro il leader del Movimento 5 Stelle per affermato che «Berlusconi è il traditore della patria» in tema di immigrazione. Ma cosa aveva detto “Giggino” al “povero” Silvio? «Ricordiamoci sempre che il Cara di Mineo lo hanno istituito i forzisti e i leghisti, su cui hanno fatto business gli uomini di Berlusconi e gli uomini del Pd». Berlusconi a Circo Massimo replica, dopo l’annuncio di querela, «Io non so nemmeno cosa sia il Cara di Mineo, perciò ho dato incarico ai miei legali di occuparsi di quello che ha detto. Di Maio al governo sarebbe una catastrofe. I M5s sono una setta che dipende da un unico capo. Con loro al governo l’Italia rischierebbe l’isolamento internazionale e aumenterebbero le tasse». Ormai però il tema del razzismo è sdoganato e comprende praticamente tutti i nodi principali della campagna elettorale: «io non credo che possa essere attribuito a me qualcosa che possa andare nella direzione di far aumentare il razzismo: io non ho mai detto di cacciare ma di rimpatriare. Il razzismo in Italia non c’è, ma potrebbe rinascere se non contrastiamo l’immigrazione clandestina. Cosa dovremmo fare di queste persone clandestine che non hanno titolo per vivere in Italia?», spiega Berlusconi “strizzando l’occhio” a Salvini.

NUOVO SCONTRO “A DISTANZA” CON SALVINI

Ma il rapporto con l’alleato-rivale della Lega si incrina con il passare dell’intervista, con l’ennesimo scontro a distanza dovuto alla profonda diversità di vedute su praticamente tutti i punti del programma elettorale – che pure hanno siglato insieme in vista del 4 marzo 2018. «Sono contrario al ritorno della leva militare. Nel programma del centrodestra non ne abbiamo parlato», quando invece Salvini proprio ieri aveva rilanciato sulla necessità della leva militare obbligatoria per tutti i ragazzi dopo la maggiore età. Ma non è l’unico intoppo tra i due, ancora l’ex Cavaliere: «La nostra Costituzione prevede la libertà di tutte le confessioni che non contrastano l’ordinamento italiano e lo Stato liberale non entra nelle convinzioni religiose ma se in nome dell’islam qualcuno giustifica la violenza e considera le donne segregate saremmo molto rigorosi. Le moschee devono essere luoghi di culto e non zone franche dove si fa propaganda. Salvini ogni tanto è pirotecnico, non possiamo chiudere le moschee». Riassumendo, querela a Di Maio, scontro con Salvini e “consigli” al figliol non più prodigo Matteo Renzi: «cambi il nome di quel Pd, dovrebbe essere il Partito Socialdemocratico». Ma se Berlusconi si pensa come la “Merkel” (politicamente parlando) e Renzi dovrebbe cambiarsi in Psd, non è che dietro l’angolo ancora una volta c’è l’ipotesi di una Grande Coalizione?

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