10 DOMANDE A…/ Grasso (LeU): assunzioni nella Pa e spesa pubblica, il Piano Verde per crescere

“Vogliamo investire in istruzione, sanità e tutela del territorio. Introdurremo la golden rule. La povertà si sconfigge con più welfare”. Le risposte di PIETRO GRASSO (Liberi e Uguali)

01.03.2018 - int. Pietro Grasso
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Pietro Grasso (Foto da Lapresse)

“Un grande Piano Verde per rilanciare l’economia e il lavoro. Poi vogliamo investire in istruzione, sanità, tutela del territorio. E vogliamo fare della lotta all’evasione una priorità”. Parte da queste premesse Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali, per rispondere alle 10 domande del sussidiario.

Sull’immigrazione servono “condivisione con l’Europa, investimenti in Africa, decentramento dell’accoglienza comune per comune, lavoro di integrazione”. Sul Jobs Act il giudizio è “negativo”, la ricetta per far crescere l’economia è “un piano di investimenti in piccole opere di cura del territorio, tanti investimenti piccoli e mirati per convertire l’economia e curare un territorio ed evitare che ogni evento climatico o crisi producano danni ed emergenze”. Quanto alla sanità, “siamo stati i primi a denunciare il rischio di collasso, servono più risorse e più assunzioni”. Infine, sull’ambiente, LeU è “più avanti degli altri: tutto il nostro programma è pensato tenendo conto del cambiamento climatico. Noi pensiamo al futuro e senza intervenire, programmare, convertire l’economia non c’è futuro”. Sul dopo voto, “le decisioni spetteranno al presidente Mattarella”, ma “noi abbiamo idee opposte a quelle di Salvini e Berlusconi”.

La rincorsa alle promesse facili riguarda tutti i partiti. A quanto ammontano gli impegni di spesa che il suo partito mette in campo e come pensa di coprirli?

Gli impegni di spesa sono diversi, ma ci siamo posti sempre la questione delle coperture. Vogliamo investire in istruzione, assumere nel Sistema sanitario e acquistare tecnologie mediche, investire in tutela del territorio e riconversione ecologica ed energetica. Nella scorsa legislatura sono stati impiegati circa 20 miliardi per sgravi alle imprese che assumevano per il Jobs Act, noi siamo per usarli per un Piano Verde per l’economia che crei lavoro. L’abolizione delle tasse universitarie costa 1,6 miliardi, lo Stato versa 16 miliardi di sussidi a imprese che inquinano. Con un decimo di quei sussidi si paga l’abolizione. Continuiamo: vogliamo fare della lotta all’evasione una priorità. L’evasione stimata in Italia è attorno ai 270 miliardi di euro. Noi pensiamo di poterne recuperare 30 l’anno, è un dato credibile. Ecco, con questi esempi credo si possa dimostrare la differenza tra noi e chi promette di abbassare le tasse, soprattutto ai più ricchi, e così facendo rischia di prosciugare le risorse necessarie per pagare la scuola, la salute, l’assistenza, la cura del territorio. Gli italiani lo ricordino: pagheranno poco meno tasse, ma poi dovranno pagare per i servizi.

Ritiene che i provvedimenti che hanno avuto effetti positivi sull’economia reale vadano comunque mantenuti? Quali sono, secondo lei, gli effetti del Jobs Act e di Industria 4.0?

L’economia reale in questo momento va un po’ meglio che negli anni passati, ma siamo ancora molto indietro rispetto ai livelli pre-crisi e si lavorano molte meno ore (e quindi le persone guadagnano meno di quel che sarebbe loro necessario). Gli effetti positivi sull’economia sono frutto del ciclo economico: l’economia mondiale va bene, ma la nostra insegue. C’è una parte delle imprese nazionali che corre, che innova e che è competitiva e sta sui mercati internazionali. Quella funziona, ma purtroppo è una parte ridotta del totale. In questo senso i provvedimenti 4.0 non sono bastati. Non solo: non dobbiamo aiutare le imprese solo a comprare robot e tecnologia, ma favorire l’acquisto di strumenti che abbiano un impatto ambientale ridotto e che non siano sostitutivi del lavoro. Quanto al Jobs Act, il giudizio è negativo: non si produce più lavoro cambiando le regole e negando diritti. I dati sono inequivocabili: nel 2017 ben 9 nuovi posti su 10 sono a termine. Come si progetta la vita con contratti a sei mesi? Come si decide di fare un figlio, di provare ad acquistare una casa?

Un tema rilevante riguarda l’Europa: ha senso dichiararsi sovranisti senza se e senza ma, oppure difensori altrettanto acritici di un assetto “guidato” da Germania e Francia? Come rimettere in primo piano gli interessi dell’Italia?

Né sovranisti o nazionalisti che dir si voglia, a noi le idee di Orban, Le Pen o Salvini non piacciono proprio. Sono sbagliate politicamente, ma hanno anche poco buon senso. Lo dicevamo sopra: le imprese italiane che vanno sono quelle che esportano. Ora, senza voler avere un’economia solo trainata dall’export, non vogliamo nemmeno azzoppare quella parte del Paese che va meglio, isolando l’Italia dall’Europa. Allo stesso modo l’Europa così com’è non va: c’è bisogno di riformare il trattato di Dublino, noi vogliamo solidarietà nei confronti dei migranti e rifugiati, ma vogliamo che questa solidarietà sia condivisa. E c’è bisogno di flessibilità concordata. Noi vogliamo la golden rule, che tradotto significa che su alcune spese – ad esempio, le infrastrutture o i piani energetici – non c’è parametro di Maastricht che tenga, i singoli Paesi devono avere la possibilità di spendere e decidere in autonomia. Non vogliamo andare a mendicare flessibilità a ogni Consiglio europeo, vogliamo dei margini di azione per la politica nazionale per fare cose buone e giuste. L’Europa, con la golden rule, può servire a controllare che i soldi si usino per cose importanti.

L’immigrazione: quali proposte credibili per una politica di controllo che possa mettere insieme accoglienza e interventi realmente efficaci contro i casi di delinquenza, a cominciare dall’occupazione sistematica dei treni dei pendolari al Nord?

Fatemi dire che l’occupazione sistematica dei treni di pendolari al Nord mi pare un’esagerazione. Tra l’altro, spesso girano filmati fake e su questi si creano campagne razziste. L’immigrazione è una realtà con la quale dobbiamo fare i conti e chi racconta che la fermerà o che spedirà tutti a casa racconta frottole. Berlusconi ha regolarizzato 700mila persone nel 2002. All’epoca parlava di risorse, oggi di minaccia, perché sente che il clima nel Paese è cambiato. Gli italiani sono preoccupati e spesso l’immigrazione genera disagio proprio nei quartieri e nei luoghi dove il disagio c’è già, innescando guerre tra poveri. Per questo occorre governarla. Come? Non c’è bacchetta magica, ma servono: condivisione con l’Europa, investimenti in Africa, decentramento dell’accoglienza comune per comune, lavoro di integrazione. Così facendo sarà anche più facile distinguere tra chi è qui per lavorare, integrarsi, costruire il proprio futuro qui e quei pochi che sono qui per delinquere.

Quali sono le ricette del suo partito per lavoro, crescita e lotta alla povertà, al di là dei sussidi a carico dello Stato previsti da tutte le forze politiche?

Sui sussidi noi riteniamo che il Reddito di integrazione vada finanziato davvero in maniera da raggiungere tutte le persone sotto la soglia di povertà. Così non è stato. Per la crescita e la creazione di lavoro abbiamo molte idee. Pensiamo a un piano di investimenti in piccole opere di cura del territorio, tanti investimenti piccoli e mirati per convertire l’economia e curare un territorio ed evitare che ogni evento climatico o crisi producano danni ed emergenze. Prevenire salva vite e anche risorse economiche: è nell’emergenza che cresce la corruzione. Poi pensiamo ad assunzioni nella pubblica amministrazione e nella sanità, perché ci sono ambiti in cui la Pa rischia il collasso. Poi ci sono incentivi per chi investe in innovazione e per chi assume. Parlando di lotta alla povertà: ho incontrato Jeremy Corbyn a Londra, e sul terreno della lotta alle diseguaglianze ci siamo trovati d’accordo. La povertà crescente si combatte rilanciando il welfare: casa, salute, asili, istruzione sono strumenti per garantire alcuni diritti fondamentali e accompagnare le persone fuori dalla povertà.

Nessuno parla di sanità: ritiene che il servizio ai cittadini sia adeguato, che sia migliorabile a partire dalle liste d’attesa e che le differenze qualitative tra Nord e Sud possano essere ridotte o annullate?

Noi abbiamo parlato di sanità lanciando l’allarme sul rischio collasso del sistema sanitario. Presto migliaia di medici, una generazione che lavora negli ospedali e come medico di famiglia, andrà in pensione. Se non si comincia in questa legislatura, da subito, ad assumere, il Sistema sanitario nazionale rischia il collasso. Dopo di noi l’allarme l’hanno lanciato le organizzazioni di categoria e, poi, qualche altro partito ha copiato la nostra proposta. Noi vogliamo abolire il super-ticket, assumere, acquistare tecnologie per ridurre le liste d’attesa. Poi c’è una questione di gestione: ci sono regioni dove la sanità è gestita male ed è luogo di favori e corruzione.

Quali proposte e soluzioni per gli anziani, visto che il nostro Paese sta invecchiando?

Il Paese invecchia e per questo dobbiamo avere un welfare che funzioni e ne tenga conto. I fondi per l’assistenza sono stati azzerati nella scorsa legislatura in una situazione di emergenza per il Paese e sono ancora sotto finanziati. Così sono le famiglie a farsi carico degli anziani non autosufficienti. Su questo occorre intervenire per non far sentire gli anziani un peso e per dare sollievo alle famiglie.

Valorizzare il patrimonio culturale italiano a favore dei giovani e dell’occupazione: cosa propone il suo partito?

Quando parliamo di Piano Verde, quando diciamo che l’agricoltura buona può essere un traino per l’occupazione in alcune aree del Paese, parliamo di quell’enorme patrimonio chiamato Italia: cultura, il miglior cibo e i migliori prodotti del mondo, un Paese meraviglioso. Dobbiamo rendere fruibile il patrimonio artistico, sapere che la cultura è un investimento che fa crescere l’economia. Un percorso di valorizzazione che si estenda alle periferie – anche grazie a esperienze di cittadinanza attiva e auto-organizzata – alle zone degradate e alle aree interne del nostro Paese anche per nutrire un turismo di qualità, che soprattutto nel Sud Italia può rappresentare una formidabile risorsa di sviluppo sostenibile capace di iniziare a colmare il gap con il resto del Paese. Occorre avviare un processo serio per il riconoscimento delle professioni culturali e interventi per garantire la qualità e stabilità del lavoro. Troppe sacche di precariato e di sfruttamento. Va regolamentato anche il volontariato culturale, che non deve essere sostitutivo del lavoro.

L’Italia ha sottoscritto nel 2015 l’Agenda 2030 dell’Onu e i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile: come intende raggiungere questi obiettivi? Che misure intende adottare per il clima?

Su questo siamo più avanti degli altri: lo ripeto, tutto il nostro programma è pensato tenendo conto del cambiamento climatico. Noi pensiamo al futuro e senza intervenire, programmare, convertire l’economia non c’è futuro. Alcune cose le ho dette rispondendo ad altre domande. Aggiungo che occorre una strategia nazionale per uscire dall’economia degli idrocarburi entro il 2050. Dobbiamo convertire e investire in ricerca: compriamo i pannelli solari da Cina e Germania, è mai possibile? È ora di essere all’avanguardia non solo in termini di tutela dell’ambiente, ma anche di idee e tecnologie su come si frena e combatte il cambiamento climatico.

Nel caso di un risultato elettorale che non assicuri la governabilità, come pensate di muovervi? Quali alleanze si sente di escludere in ogni caso?

Il sistema elettorale dissennato con il quale andiamo a votare sembra fatto apposta per creare una situazione di ingovernabilità e favorire le larghe intese. Sul futuro le decisioni spetteranno al presidente Mattarella. L’altra cosa che so è che siamo alternativi alle destre. I governi si fanno sulla base di accordi di programma e noi abbiamo idee opposte a quelle di Salvini e Berlusconi.

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