Presidenze, veto M5s su Romani/ Salta accordo con Centrodestra su Senato e Camera: ora cosa succede?

- Niccolò Magnani

Presidenze Camere, salta accordo M5s-Centrodestra sul veto di Paolo Romani: riunione capigruppo fallita, tutto di nuovo azzerato. Ora cosa succede? Schede bianche e figure di garanzie

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Paolo Romani al Senato: le mosse del Centrodestra (LaPresse)

Fumata nerissima alla riunione dei capigruppo di ieri sera e dunque accordi completamente azzerati per questa mattina in cui si aprono ufficialmente le votazioni per i presidenti di Camera e Senato. Il veto del M5s su Romani è solo l’effetto di una causa ben più radicata e che vede Di Maio non voler “passare alla storia” per un “secondo Nazareno” con Berlusconi. «Noi vogliamo parlare con il leader del Centrodestra, e non è Berlusconi: non vogliamo legittimare chi non è stato legittimato dal popolo italiano», spiegano i grillini alla riunione dei capigruppo in cui è rimasto tutto sostanzialmente invariato e con un rebus piuttosto indecifrabile. Al momento, le primissime votazioni vedranno – come annunciato questa mattina – il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico votare con scheda bianca per far passare un giro e vedere i numeri effettivi; probabile che anche Liberi e Uguali farà lo stesso e non è da escludere che il Centrodestra decida di compiere alla fine la stessa mossa per non scoprire le proprie carte e non bruciare nomi probabili. Come ha detto il segretario reggente del Pd Maurizio Martina: «groviglio complicato, ora solo figure di garanzia». Insomma, il rebus è ancora intatto e le danze sono appena cominciate.. 

BERLUSCONI FA SALTARE IL BANCO

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, vuole avere un ruolo centrale circa l’elezione del presidente del Senato che si terrà nella giornata di domani. Il Forzista avrebbe voluto incontrare il numero uno dei 5 Stelle, Di Maio, per “sponsorizzare” la candidatura di Romani, ma il penta stellato si è opposto, considerando come figura di riferimento del centrodestra, il segretario della Lega, Matteo Salvini. La situazione rischia di ingarbugliarsi maledettamente, anche perché per Forza Italia il candidato continua ad essere Romani (che però è stato condannato per peculato e che quindi non verrà votato da 5 Stelle e Pd), e dopo le riunioni serali, nulla è emerso. Bisognerà capire cosa succederà questa notte, o comunque nelle ore che precedono il voto previsto per domattina attorno alle ore 11:00. Nuovi nomi potrebbero scaturire, altrimenti, come fanno sapere, il centrodestra presenterà Romani al Senato e Giorgetti alla Camera. Fra Berlusconi e Di Maio c’è però Salvini, che pare abbia ammorbidito un po’ linea, ribadendo il concetto degli scorsi giorni: «Per rispetto del voto degli italiani – riporta Il Fatto Quotidianoribadisco la nostra disponibilità a riconoscere ai 5 stelle la presidenza di una delle due camere. Invito tutti i partiti ad essere responsabili». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

TUTTO DA RIFARE

Si riparte completamente da zero (o quasi): dopo il niet di Di Maio alla nomina di Romani per la Presidenza del Senato, l’accordo tra Centrodestra e Movimento 5 Stelle sulle Presidenze delle Camere è saltato definitivamente. Questo non vuol dire che un’altra possibile intesa non sia possibile nelle prossime ore, ma di sicuro la possibilità di un accordo anche di governo tra grillini e Centrodestra subisce una netta pausa di riflessione. Alle ore 20 la riunione con tutti i capigruppo dei partiti in Parlamento proverà a trarre qualche idea e proposta da portare domani nel primo giorno ufficiale di Camere aperte con le prime votazioni. La riunione è stata invocata da Di Maio che non vuole in questo modo chiudere del tutto la porta (ben sapendo che i primi a rischiare sarebbero proprio loro, ndr) dopo aver escluso la possibilità di un Paolo Romani alla guida di Palazzo Madama, con il Centrodestra che invece non ha mollato l’osso.

I TIMORI NEL PD

E il Pd, in tutto questo, cosa fa? I voti dei dem sono “ambiti” visto che sia alla Camera che al Senato potrebbero fungere da ago della bilancia (non solo sulle Presidenze ma anche sul Governo); nella riunione chiusa qualche minuto fa al Nazareno, il segretario Martina ha posto a livello collegiale (Renzi è ancora una volta assente, ndr) la possibilità di un voto di astensione in entrambe le votazioni, in attesa di capire dalla “capigruppo” di questa sera se ci siano delle possibilità di proposte alternative. «Se si riparte da zero andiamo volentieri. Ma se hanno già deciso che una Camera va ai 5 stelle e l’altra al Centrodestra non chiedano a noi di fare l’arbitro»; Matteo Orfini, Presidente Pd, ha comunque fatto sapere che «Il Partito Democratico non voterà Paolo Romani alla presidenza del Senato». Niente Romani anche per LeU, «Per noi non è candidabile chi abbia subito una sentenza di condanna in primo grado», spiega Pietro Grasso. 

SI INCRINA L’ACCORDO SALVINI-DI MAIO

Paolo Romani è il nodo da sciogliere per arrivare ad un accordo per la presidenza delle Camere. L’ex capogruppo di Forza Italia è infatti il candidato a Palazzo Madama per il centrodestra, ma per il MoVimento 5 Stelle è «invotabile». La posizione di Luigi Di Maio, il capo politico pentastellato, è stata recepita subito da Matteo Salvini, il leader della Lega: «Tutte le trattative sono azzerate». Ora apre alla possibilità che il Pd sieda al tavolo del confronto: «È quello che auspichiamo». Quella di Di Maio però non è una chiusura netta, anzi è propositivo. «Nelle ultime ore notiamo che ci sono difficoltà nel percorso che porta all’individuazione dei Presidenti delle Camere. Per questa ragione proponiamo un nuovo incontro tra i capigruppo di tutte le forze politiche per ristabilire un dialogo proficuo al fine di un corretto processo per l’individuazione delle figure di garanzia per le presidenze delle Camere», ha scritto il leader M5s su Facebook. Immediata la replica di Salvini, pronto a sedersi attorno al tavolo per risolvere velocemente la situazione. «Siamo pronti a fare tutto, tavoli e tavolini. Ormai sento Di Maio più di mia mamma», scherza il numero uno del Carroccio. Poi si fa serio e ribadisce: «Non faccio nomi ma che una Camera spetti al centrodestra mi sembra ovvio. La Lega non chiede niente». (agg. di Silvana Palazzo)

CENTRODESTRA: “ROMANI AL SENATO”. PER DI MAIO “È INVOTABILE”

Anche dopo il nuovo vertice tenutosi a Palazzo Grazioli questa mattina tra i tre leader del Centrodestra, resta Paolo Romani il candidato principe per la Presidenza del Senato. Tenendo fermo l’accordo tra Salvini, Berlusconi e Di Maio sulla possibilità concreta di distribuirsi le due Camere nella giornata di domani e sabato, quando cominceranno le votazioni a Parlamento riunito, a Palazzo Montecitorio toccherebbe ai grillini puntare su di un nome condivisibile in ampia maggioranza (Fico o Carelli i papabili, ndr) mentre al Senato viene ribadito questa mattina è Romani (capogruppo uscente di Palazzo Madama per Forza Italia) il nome da giocarsi nelle prossime ore per tutti i gruppi parlamentari che domani prenderanno inizio ufficialmente. Il nodo resta sempre il M5s che non vuole farsi “superare” in importanza e “influenza politica” dal gruppo del Centrodestra e per questo indica in Romani una figura non candidabile perché indagato (per peculato, avrebbe ceduto il telefonino di servizio alla figlia, ndr), Di Maio su Facebook qualche ora fa lo ha ribadito con forza: «l Pd si è rifiutato di partecipare al tavolo di concertazione proposto dal centrodestra, e lo stesso centrodestra continua a proporre la candidatura di Romani che per noi è invotabile». Pronta dunque la figura di Anna Maria Bernini, forzista ex An, figura istituzionale di un certo rilievo (è una costituzionalista) e al momento non invisa né alla Lega, né al Movimento 5 Stelle. Ma c’è un “ma” e arriva, come sempre, da Arcore..

LA MOSSA DI BERLUSCONI

Silvio Berlusconi in piena difficoltà post-Elezioni è tornato alle sue antiche (e forse uniche) certezze: in piena crisi ha richiamato il suo consigliere plenipotenziario e arguto uomo politico “nell’ombra”. Gianni Letta: i retroscena che abbiamo in mano anche qui al Sussidiario danno come quasi certa la possibilità secondo cui lo zio dell’ex premier Pd abbia consigliato a Berlusconi di insistere sul nome di Paolo Romani non tanto per fiducia (che comunque c’è ed è ben riposta nel senatore azzurro) ma per la possibilità di mettere all’angolo Di Maio e “stanarlo” obbligandolo a dover venire a parlare con l’ex Cav. Che sia per tentare di convincere il Centrodestra a candidare la Bernini piuttosto che Romani o che sia per uno “strappo” improvviso all’accordo, Di Maio è costretto ad andare lui in casa Berlusconi a chiedere udienza, facendo dettare così ritmi e tempi al “regista” del centrodestra. Se così non fosse, Salvini, Meloni e Berlusconi hanno già la ricetta al Senato: i numeri ci sono e possono eleggersi tranquillamente Romani dopo le prime due chiame. Insomma, Di Maio è sotto scacco e starebbe cercando in queste ore un modo per uscire dall’angolo e rilanciare la lunga e complessa battaglia “politica”…

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