RISULTATI ELEZIONI 2018/ Tajani-Gentiloni, le 2 carte di Mattarella per il “dopo”

- Anselmo Del Duca

Fine della campagna elettorale. Berlusconi ha candidato Tajani a palazzo Chigi, nel Pd Renzi entra in ombra e lancia Gentiloni. Ma l’arbitro vero resta Mattarella. ANSELMO DEL DUCA

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Sergio Mattarella (LaPresse)

La campagna elettorale è terminata, e forse un bene. Di così brutte non se ne ricordano, a memoria. Forse perché le partite decisive per il governo del paese si giocheranno dopo il voto, come è inevitabile con questa legge elettorale. Da lunedì si torna in pratica alla prima repubblica. Con un sistema politico tripolare e una legge elettorale sostanzialmente proporzionale nessuno avrà la maggioranza. I partiti lo sapevano, e si sono adeguati alle nuove regole.

Solo se si ragiona partendo da questi dati si spiega quanto è accaduto nelle ultime settimane. Prendiamo i dibattito faccia a faccia fra i leaders: sono normali in un sistema bipolare e maggioritario, ma sono scomparsi (unica eccezione lo scontro fra Salvini e la Boldrini) perché tutti sanno che da lunedì bisognerà cominciare a trattare con gli avversari. 

Ma la certezza che nessuno potrà vincere davvero finisce per spiegare anche la totale deresponsabilizzazione che la classe politica ha dimostrato, promettendo tutto e il contrario di tutto, spese folli senza copertura. Programmi elettorali irrealizzabili sono stati presentati da tutte le forze politiche maggiori, senza eccezione alcuna, ben sapendo che poi si arriverà a governi di ampia coalizione, in cui nessuno potrà trasferire quelle idee presentate agli elettori. Solo allora il buon senso tornerà a prevalere.

Un altro dato evidente è che nessuno in prospettiva si colloca pregiudizialmente all’opposizione. Tutti i partiti hanno dato segnali di voler giocare la partita della partecipazione al governo, anche se non tutti, naturalmente alla fine ci riusciranno. Si pensi al totale cambio di atteggiamento del Movimento 5 Stelle, che ha abbandonato il suo “splendido isolamento”, ed è pronto a giocare (quasi) a tutto campo. Anche la pseudo-lista degli pseudo-ministri, nella sua goffaggine istituzionale, dimostra questo cambio di passo. Da non dimenticare pure l’apertura al “governo di scopo anche con Renzi e Berlusconi” che Pietro Grasso si è fatto sfuggire in un attimo di sincerità, salvo poi doversela rimangiare per pure ragioni elettorali. 

Anche i rapporti di forza dentro i partiti e le coalizioni si sono visti abbastanza chiaramente in trasparenza, al netto delle sparate propagandistiche fini a se stessa. E così se Berlusconi alla vigilia del voto per la prima volta arriva ad ammettere che il candidato premier del centrodestra verrà espresso dalla formazione più votata lo fa perché sente la sua Forza Italia nettamente davanti alla Lega. E infatti un minuto dopo sgancia la bomba del nome di Antonio Tajani, uno dei due italiani che occupano poltrone importanti in Europa (l’altro è Mario Draghi). 

Similmente, nel Pd la campagna elettorale ha registrato uno slittamento di pesi: cala Renzi (forse in modo definitivo), cresce Gentiloni, per molte caratteristiche simile a Tajani, l’unica vera carta per il dopo. Un dopo da gestire con moderazione, dove Berlusconi potrebbe essere talmente necessario come interlocutore, da dover essere risparmiato rispetto agli attacchi più duri e polemici. Non a caso Renzi ha definito come avversario l’estremismo di “una destra a trazione leghista”, oltre ai grillini. Cortesie ricambiate dagli azzurri. 

Ultima annotazione: merita di essere annotato il ruolo mai così marginale dei cattolici, il cui consenso è diventato un po’ per tutti un oscuro oggetto del desiderio. Terra di conquista, insomma.

Certo, adesso la parola è agli italiani, e andare a votare non è affatto un esercizio inutile. La partita che si giocherà a partire da lunedì non ha un finale già scritto, perché sarà definita sulla base dei rapporti di forza che usciranno dalla consultazione elettorale. Anche un solo voto potrebbe fare la differenza. 

Arbitro della partita sarà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e questa è senza dubbio una buona notizia. Dal Quirinale, però, non è giusto attendersi miracoli. Mattarella non è Napolitano, e nemmeno Scalfaro. Difficilmente si sostituirà ai partiti nel costruire una maggioranza parlamentare come fosse un gioco di mattoncini. Il suo modo di interpretare la più alta magistratura lascia immaginare che userà tutta la sua moral suasion per spingere verso le intese, richiamando i partiti alle rispettive responsabilità. Solo con i numeri veri dei seggi conquistati da ogni formazione deciderà come agire, se vi saranno mandati esplorativi, preincarichi o incarichi pieni. Senza fretta, ma nemmeno senza perdere troppo tempo. L’Italia ha bisogno di un governo efficiente nel più breve tempo possibile. 

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