Camera, seggi, eletti e risultati Elezioni 2018/ Ripescati: da Minniti a Boldrini, chi entra col proporzionale

- Dario D'Angelo

Camera Seggi ed eletti, risultati elezioni 2018: centrodestra prende 260 parlamentari, 221 al M5s, non c’è maggioranza. Centrosinistra: si salva Gentiloni. Tutti ripescati col proporzionale

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Questa mattina è stato fatto dal Viminale e pubblicato l’esito del calcolo sui seggi plurinominali: ebbene, altri 133 sono andati al Movimento 5 Stelle che così guida la truppa alla Camera con ben 221 seggi, in quanto lista unica. Se si guarda alla coalizione, il Centrodestra ne ottiene in tutto 260 di seggi, distribuiti con i nuovi 73 proporzionali della Lega, i 59 di Forza Italia e i 19 di Giorgia Meloni (a cui vanno sommati i 109 seggi presi all’uninominale). Male il Pd che raccoglie altri 86 seggi al proporzionale e si prende dunque in tutto 112 seggi all’interno della propria coalizione: ogni gruppo è lontano mille miglia dalla maggioranza assoluta (316 seggi) e per questo si dovranno vedere le varie alleanze, gli apparentamenti e gli eventuali appoggi esterni. Repubblica ha fatto un rapido calcolo sui cosiddetti “ripescati” al proporzionale, ovvero candidati eletti nonostante abbiano perso la loro sfida nel collegio uninominale della propria città. Tra questi troviamo una nutrita pattuglia di ministri (da Minniti a Franceschini, da Martina fino a Orlando) ma anche di presidenti Camera e Senato (Boldrini e Grasso), e poi ancora Matteo Orfini, Francesco Boccia, Paolo Siani, Lucia Annibali ed Emanuele Fiano. Eletti anche se non erano stati messi nell’uninominale, troviamo per il M5s troviamo ad esempio Di Stefano, Giulia Grillo, Sibilia, per LeU Fratoianni e Speranza, per il Centrodestra Sgarbi, Gelmini, Prestigiacomo, Crosetto, Fedriga, Borghi e Castagna, giusto per citare i più famosi. (agg. di Niccolò Magnani) 

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CAMERA: LA STORIA DI MINNITI A PESARO

Matteo Renzi l’ha definito «il vero specchio dell’intera corsa alle Elezioni 2018»: si tratta del collegio di Pesaro dove alla Camera si candidavano il ministro Marco Minniti, il grillino cacciato Andrea Cecconi per esser stato beccato nello scandalo “Rimborsopoli” e la rappresentante del centrodestra Anna Maria Renzoni. Il collegio uninominale ha visto incredibilmente non solo la sconfitta di Minniti (giunto terzo) ma ai danni di un candidato definito impresentabile dallo stesso Di Maio. Questo dimostra che la gente voleva punire Minniti e votare uno che il leader M5s aveva già declassato a “si dovrà dimettere se eletto” (ora si vedrà se è vero oppure no, ndr)? Non proprio, come invece è stato detto ieri per sottolineare la debacle di Pd e del suo ministro più stimato (tra l’altro responsabile delle importanti prese di posizioni nella vicina Macerata, dopo il caos per gli spari in piazza del folle filo-fascista Luca Traini); semplicemente gli elettori in larga parte non hanno compreso a fondo, forse, la legge elettorale e hanno voluto votare solo il simbolo del M5s non sapendo che ad essere eletto sarebbe stato proprio Cecconi all’uninominale. “Specchio della campagna elettorale”, diceva Renzi e forse su una cosa aveva davvero ragione. Intanto, per inciso, ad essere eletto alla Camera Minniti lo sarà ugualmente grazie alla presenza in altri collegi plurinominali dove è passato grazie al metodo proporzionale. (agg. d Niccolò Magnani)

TABACCI OK, MINNITI KO

Sta per terminare lo scrutinio dei voti delle elezioni politiche. Il centrodestra è la coalizione che ha avuto il risultato migliore, con la Lega che ha superato Forza Italia come numeri di voti e questo potrebbe significativamente cambiare i rapporti di forza tra i due partiti della coalizione. I due leader Salvini e Berlusconi si sono incontrati oggi ad Arcore. Al momento però il centrodestra non dovrebbe avere abbastanza seggi da formare un governo, visto che si è fermato al 37%. I grillini hanno preso il 32% per cento diventando il primo partito del paese, ma anche loro non avrebbero la maggioranza. Infatti secondo la proiezione di YouTrend per Skytg24 l’emiciclo vedrebbe la Lega con 124 deputati e M5S 228. Il numero magico, quello per avere la maggioranza è 316. Entrambi i leader, sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio hanno dichiarato con forza di aver vinto le elezioni e di voler guidare il nuovo governo. Se si unissero avrebbero un’abbondante maggioranza con 352 deputati. Succederà mai? Pd e in generale la sinistra sono andati molto male: il PD è dato al 19%, la Bonino non ha superato la soglia di sbarramento e Liberi e Uguali di Grasso ci è riuscito di poco. Il leader del PD sta parlando ora, alle 18.20 in conferenza stampa al Nazareno, ammettendo la sconfitta netta. (agg. di Laura Bellotti)

ULTIMI AGGIORNAMENTI SUGLI ELETTI ALLA CAMERA

Seggi ed eletti Camera, risultati elezioni politiche 2018: gli ultimissimi aggiornamenti dallo spoglio delle ultime schede. Mancano ormai poche sezioni per avere i risultati ufficiali e ormai le percentuali variano quasi impercettibilmente. Il Centrodestra si assicura il 37 per cento, con la Lega primo partito (17,4 per cento): 14,03 per cento per Forza Italia, 4,35 per cento per Fratelli d’Italia e 1,31 per cento per Noi con l’Italia. Totale di 103 seggi. Ottimo risultato per il M5S, primo partito: 32,67 per cento che valgono 83 seggi alla Camera. La coalizione di Centrosinistra ferma al 22,86 per cento, con il Partito Democratico fermo sotto il 19 per cento (18,71). Totale di 20 seggi. Infine, Liberi e Uguali al 3,37 per cento con zero seggi. Per quanto riguarda gli uninominali, vi abbiamo riportato la vittoria della Boschi a Bolzano e il ko di Minniti a Pesaro, ai quali possiamo aggiungere le vittorie di Tabacci e della Quartapelle: entrambi avranno il seggio alla Camera. (Agg. Massimo Balsamo)

SFIDA DEI SEGGI TRA M5S E CENTRODESTRA

Continuano ad arrivare i numeri dal Viminale dallo spoglio per le Elezioni politiche 2018, ma è probabilmente ancora presto per avere un quadro ben delineato per la composizione del prossimo Parlamento. Certo è, nonostante vi siano ancora molti collegi uninominali in bilico, che alla Camera il risultato premierà in termini di seggi ed eletti la coalizione di centrodestra, trainata da un grande risultato della Lega di Matteo Salvini. Secondo le prime proiezioni di Quorum, che sembrano avere un fondo di realtà, alla Camera il centrodestra dovrebbe ottenre 259 seggi contro i 231 del Movimento 5 Stelle; il centrosinistra crolla a quota 113 eletti, mentre Liberi e Uguali porta una rappresentanza di 15 membri. Interessante il dettaglio del centrodestra dove il conto tra uninominale e proporzionale dovrebbe produrre uno scenario in cui la Lega conquista 123 seggi contro i 99 di Forza Italia e i 32 di Fratelli d’Italia.

CAMERA, SEGGI ED ELETTI: I BIG CHE PASSANO

Nonostante il crollo su base nazionale del Partito Democratico salva il seggio in Parlamento Paolo Gentiloni, che nel suo collegio romano Lazio 1 supera il 40% staccando di oltre dieci punti Luciano Ciocchetti, candidato del centrodestra fermo al 30,9 e Angiolino Cirulli del Movimento cinque stelle, fermo al 16,7%. Si conferma blindato per il Partito Democratico il collegio uninominale per la Camera a Bolzano, dove Maria Elena Boschi si impone con il 41,23% dei voti. Staccata Michaela Biancofiore per Forza Italia, con l’amazzone berlusconiana che si ferma al 24,99%. C’era molta attesa poi per capire come sarebbe andata a finire poi la battaglia alla Camera per il collegio di Acerra in Campania, dove Luigi Di Maio con il 63,4% ha avuto nettamente la meglio sul candidato del centrodestra e storico dell’arte Vittorio Sgarbi, fermatosi al 20,4%. 

I BIG AFFONDATI

Ma nella notte che verrà ricordata come l’inizio della Terza Repubblica sono tanti i grandi nomi che non riescono a portare a casa il seggio alla Camera. Tra le sconfitte più clamorose non possiamo non citare quello del Ministro dell’Interno Marco Minniti, sconfitto nel collegio uninominale di Pesaro e addirittura terzo con il 27,89%, mentre a vincere è Andrea Cecconi, Movimento Cinque Stelle, con il 34,8% dei voti. Batosta inattesa anche per Dario Franceschini, il Ministro per i Beni Culturali viene sconfitto nella sua Ferrara, dove ad avere la meglio è la candidata di centrodestra Maura Tomasi con il 39,7%. Cede a Roma nel collegio periferico di Torre Angela pure Matteo Orfini: il presidente del Partito Democratico non va oltre il 20,5%, preceduto da Barbara Mannucci (centrodestra) con il 32,3% e il 36,8% Lorenzo Fioramonti, indicato dal M5s come ministro dello sviluppo economico. 

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