RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2018/ Diretta, regione per regione: Nord al Centrodestra, Sud-M5s

- Marco Biscella

Elezioni Politiche 2018 e Regionali: risultati, exit poll in diretta live, proiezioni seggi ed eletti. Ultime notizie: M5s primo partito, exploit Lega di Salvini. Crollo Pd, Renzi addio?

elezioni_voto_schede_elettorali_7_lapresse_2018
LaPresse

Risultati elezioni politiche 2018, la diretta regione per regione: mancano ormai poche sezioni in tutta Italia per arrivare ai risultati finali. La suddivisione geografica del voto è palese. Il Centrodestra a trazione Lega fa razzia di seggi al Nord, anche con percentuali ‘bulgare’: oltre il 45 per cento in Veneto, 49 per cento in Veneto 2 e 46,7 per cento in Veneto 1, con la Liguria che si conferma ormai terra di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, con sette punti percentuali in più rispetto al Movimento Cinque Stelle. I pentastellati invece fanno la voce grossa al Sud: Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata e Puglia marchiate 5 stelle, con i grilli che staccano di 11 punti il centrodestra proprio in Calabria, un tempo feudo di Forza Italia. A bocca asciutta il Partito Democratico, che si assicura regionalmente la maggioranza nella rossa toscana, staccata di soli 4 punti percentuali dal Centodestra, e nel Trentino-Alto Adige/Sudtirol, dove fa la differenza l’alleanza con SVP. (Agg. Massimo Balsamo)

COSI’ IL M5S HA CONQUISTATO IL SUD

Le elezioni politiche 2018 segnano di fatto l’inizio della Terza Repubblica. Ne è convinto Luigi Di Maio, autore alla guida del Movimento 5 stelle di un boom difficilmente pronosticabile in queste proporzioni. Ma se il M5s è riuscito a viaggiare su una percentuale nazionale che a scrutinio ultimato dovrebbe attestarsi intorno al 32%, lo deve soprattutto al Mezzogiorno. Dal Centro in giù, infatti, si è verificata una vera e propria ondata gialla, col Movimento che in alcune regioni del Sud ha sfondato addirittura il muro del 50%, più di un italiano su due che ha deciso di votare 5 stelle. Ci sarà tempo e modo per analizzare le ragioni di questa fortissima affermazione pentastellata ma sembra evidente che nelle zone più in difficoltà della Penisola abbia fatto breccia il messaggio di rottura del Movimento 5 stelle e soprattutto l’ipotesi di un reddito di cittadinanza che arrivi a sostenere soprattutto i giovani in difficoltà e senza lavoro. (agg. di Dario D’Angelo) I dati in tempo reale sulle Elezioni Politiche 2018 e le Elezioni regionali in Lombardia e in Lazio – Proiezioni & Exit Poll – Risultati Camera UninominaleCamera ProporzionaleSenato UninominaleSenato ProporzionaleLombardia e Lazio.

LE PAROLE DI SALVINI

Matteo Salvini si è presentato in sala stampa nella sede della Lega per commentare il risultato elettorale, che ha visto il suo partito trionfare nella coalizione di centrodestra: Il governo tocca a noi” ha detto “la Lega ha vinto nel centro destra e rimarrà alla guida del centrodestra”. Il che significa in caso – non si capisce come – di un governo affidato alla sua coalizione, che Salvini si candida come premier. Da Forza Italia, clamorosamente sconfitta nonostante i sondaggi la dessero favorita, arriva l’approvazione, nelle parole di Renato Brunetta: “Noi non cambiamo parere, chi avrà più seggi all’interno del centrodestra avrà legittima possibilità di andare a Palazzo Chigi. Se sarà Salvini, viva Salvini”. Per il segretario della Lega “è stata una vittoria straordinaria che ci carica di orgoglio e responsabilità. Milioni di italiani ci hanno chiesto di liberare il paese dalla precarietà e insicurezza decisi da Renzi e Bruxelles a colpi di sperda, barconi e fallimenti di banche” (Agg. Paolo Vites) 

SALVINI: SI’ AL GOVERNO POPULISTA

Il Movimento 5 Stelle ha fatto “cappotto” o quasi in Sicilia e in Sardegna, ha cancellato il Pd e parte del Centrodestra e si candida seriamente ad essere il partito incaricato di governare da Mattarella. I numeri al Senato e alla Camera non bastano però, con la maggioranza che Di Maio non riesce a raggiungere e per questo dovrà tentare un accordo con qualche forza politica, forse proprio quel Pd che senza Renzi al comando (le dimissioni sono pare prossime) potrebbe sedersi al tavolo di Di Battista e Di Maio per discutere di governo. Addio larghe intese “moderate”, il crollo di Forza Italia, Pd e centristi al momento non le consente, con la Lega Nord che invece fa la voce grossa nel Centrodestra e trascina la coalizione verso il 37% su scala nazionale. Salvini si dice soddisfatto e tronfio di aver portato la Lega dal 4% al 20% (in realtà è più il 18%, ma si attendono i dati definitivi) e probabilmente anche con lui il Movimento 5 Stelle potrebbe “discutere” di ipotesi alla vigilia solo utopiche di governo “populista”. (agg. di Niccolò Magnani) 

L’ADDIO DI RENZI?

Aveva detto che, comunque sarebbe andata, non avrebbe lasciato il suo ruolo di segretario del Pd. Alla luce del flop totale di Pd e coalizione di centrosinistra, Matteo Renzi sta cambiando idea. Darà probabilmente le dimissioni già oggi, prendendo atto del risultato ma incolpando gli elettori di aver votato solo per “farlo fuori”: “Volevano solo buttarmi fuori. Cacciare la preda, per poi riprendersi il partito. Ci sono riusciti, fregandosene del fatto che il Pd era l’unico a reggere il sistema”. Sotto al 20% aggiunge “non posso restare, devo essere coerente con la mia storia. Posso anche fare il semplice senatore (a Firenze, nel suo collegio, Renzi ha preso un lusinghiero 44% di preferenze)”. Sono le prime dichiarazioni del segretario Pd riprese da Repubblica: chi sarà il suo successore? Sembra facile intuire possa essere Gentiloni, l’uopo che secondo alcuni avrebbe potuto salvare il partito. Renzi dunque prende atto e si prepara ad uscire di scena, come già aveva lasciato l’incarico di capo del governo dopo la sconfitta al referendum: “Per silurare me hanno segato il partito. A loro interessava solo cacciare la preda. Ma con questi numeri  posso anche restare all’opposizione, certo sotto il 20% non avrei alternative, dovrei essere coerente con la mia storia” (Agg. Paolo Vites)

LA PROFEZIA DI SALVINI

I risultati sulle Elezioni Politiche 2018 stanno emergendo, ma i protagonisti restano in silenzio per ora. Si attendono i dati definitivi, ma il quadro sembra già abbastanza chiaro. Si registra l’exploit del Movimento 5 Stelle, mentre il centrodestra unito è primo a trazione leghista. Tracollo del Partito democratico, dove potrebbe esserci una resa dei conti per quanto riguarda la leadership di Matteo Renzi. Il segretario dem parlerà nel pomeriggio. Lo ha annunciato il suo portavoce Marco Agnoletti su Twitter. Alla fine comunque Raffaele Fitto, Matteo Salvini e Giorgia Meloni avevano ragione su tutto. Ricordate il fuorionda di qualche giorno fa? È andata a finire proprio come avevano previsto (qui il nostro approfondimento). Fitto diceva a Salvini di temere che il Movimento 5 Stelle andasse molto bene al Sud ed è quello che è successo. Salvini diceva che avrebbero preso il 30 per cento dei voti, e i pentastellati sono andati pure oltre. Meloni invece ipotizzava che la Lega prendesse più voti di Forza Italia, ed è quello che è successo. Salvini sperava che il Pd prendesse il 22% perché altrimenti avrebbe perso troppi voti a favore del M5s. E anche questo è successo… (agg. di Silvana Palazzo) 

I dati in tempo reale sulle Elezioni Politiche 2018 e le Elezioni regionali in Lombardia e in Lazio – Proiezioni & Exit Poll – Risultati Camera UninominaleCamera ProporzionaleSenato UninominaleSenato ProporzionaleLombardia e Lazio.

M5S E LEGA? BERLUSCONI TREMA

L’ingovernabilità uscita dalle urne colpisce come era prevedibile la Borsa: Piazza Affari ha perso in apertura stamane il 2%. La coincidenza tra l’accordo raggiunto ieri in Germania per un governo di larghe intese e l’instabilità italiana ha portato prima a un rafforzamento dell’euro  e subito dopo con i primi exit pool italiani a uno scossone. Alla riapertura dei mercati stamane l’euro è sceso sotto a 1,23 dollari mentre lo yen è salir a 105,60 euro. Si amplia anche lo sperda tra Btp e Bund di una decina di punti. In sostanza, un possibile crollo dei mercati è mitigato dal voto tedesco, spiegano gli esperti, ma, avvertono, in caso di una alleanza M5S con la Lega il risultato sui mercati potrebbe essere devastante. Intanto il titolo Mediaset crolla in borsa (Agg. Paolo Vites) 

ALLEANZA LEGA – M5S?

I risultati che arrivano sulle Elezioni Politiche 2018 vedono la coalizione di centrodestra in lizza con il Movimento 5 Stelle per la “conquista” di Palazzo Chigi. Ma per la prima volta Silvio Berlusconi non è più al centro della scena: ora è Matteo Salvini il perno della coalizione. Questo risultato non fa piacere ad Arcore, ma il Cavaliere è convinto che più di questo non potesse fare. I risultati “bruciano” e monta la preoccupazione che Fratelli d’Italia diventi una costola della Lega. Ecco perché dal quartier generale azzurro, come riporta l’Ansa, è partita l’indicazione di puntare con i commenti sulla “vittoria della coalizione”. Lo spettro di un accordo tra Salvini e Di Maio preoccupa molto Forza Italia. Il timore ad Arcore è che possa riaccendersi un feeling tra Lega e Movimento 5 Stelle, del resto i punti di contatto non sono pochi e il leader del Carroccio non ha mai chiuso la porta ad un dialogo. Per ora è netta la presa di posizione di Giorgia Meloni, che a detta di Ignazio La Russa «non farà mai un governo con Lega e M5s». (agg. di Silvana Palazzo)

PARLAMENTO SENZA MAGGIORANZA

Anche la stampa estera segue con attenzione lo spoglio delle Elezioni Politiche 2018. Il quadro che sta emergendo dagli scrutini preoccupa, e non poco, l’Europa. «Il 50% degli elettori ha appoggiato partiti populisti che un tempo erano considerati estremisti», il commento del Guardian. Secondo il giornale britannico il risultato più probabile vede o la vittoria della coalizione di centrodestra o un “hung parliament”, espressione usata per definire il cosiddetto parlamento “appeso”, nel quale «partiti populisti – l’anticasta Movimento 5 stelle e gli xenofobi della Lega – avranno una forte influenza nella formazione di un nuovo governo». Jerome Gautheret, corrispondente di Le Monde, invece scherza tirando in ballo un po’ di storia: «Luigi Di Maio, re delle Due Sicilie». Tiene banco dunque all’estero un aspetto tutt’altro che secondario: l’Italia si sta preparando a un parlamento senza maggioranza che vede il Movimento 5 Stelle primo partito e la coalizione di centrodestra in testa. I numeri parlano chiaro: il centrodestra è al 37,10%, M5s al 31,74%, centrosinistra 23,55% e Liberi e Uguali 3,47%. (agg. di Silvana Palazzo) 

PD GRANDE SCONFITTO

Il PD al suo minimo storico, la Lega al suo massimo. In queste ore convulse, in cui non è chiaro quello che succederà, in cui si avanzano ipotesi e controipotesi e ancora i grandi leader di questa campagna non si sono espressi, gli unici dati certi sono questi: è il PD il grande sconfitto di questa tornata elettorale, al suo minimo storico, mentre la Lega, insieme al Movimento 5 Stelle, sono i partiti usciti vincitori, anche se solo in parte, dal momento che, nessuno, con i numeri ottenuti, ha una maggioranza che gli permetta di governare. Al momento, il M5S, primo partito uscito stravincente da queste elezioni con più del 32% (dato arrotondato), esulta insieme a Salvini, che ha ottenuto anche una seconda vittoria, quella di aver superato, nella coalizione di centrodestra Forza Italia. Un vero rimescolamento delle carte, che però, al momento, non chiarisce la situazione politica italiana, anzi, semmai la complica ulteriormente. Sono attese nelle prossime ore le dichiarazioni dei leader politici, che forse chiariranno maggiormente le eventuali alleanze possibili. (agg. Eleonora D’Errico). 

M5S, PRIMO PARTITO ITALIANO

Il Movimento 5 Stelle è il primo partito italiano, la Lega è quello all’interno della coalizione del centrodestra, mentre Pd e Forza Italia crollano. È questa la fotografia che si può scattare sui risultati delle Elezioni Politiche 2018. Un trionfo nei numeri per i pentastellati, ma non c’è la maggioranza alle Camere che permetterebbe loro di poter costruire un governo “autosufficiente”. Saranno allora necessarie alleanze tra le forze politiche per garantire un esecutivo al Paese. La parola d’ordine tra i partiti più piccoli è prudenza, ma i numeri non sono confortanti. Può esultare solo Potere al Popolo per un risultato sorprendente rispetto alle aspettative: 1,5%. Il grande sconfitto è il Partito democratico, ben al di sotto del 20%. I leader disertano il Nazareno, neppure il segretario si è fatto vedere, sebbene fosse atteso nella notte. E ora secondo L’Espresso le dimissioni del segretario dem sono nell’aria… Nel frattempo al Nazareno si pensa alla possibile exit strategy: come riportato dal Corriere della Sera, in molti ora guardano a Paolo Gentiloni come al possibile leader in questa fase di transizione, altri pensano a Walter Veltroni. Quando siamo a metà scrutinio, ecco dati per Camera: M5S 30,8%, PD 19,8%, Lega 18,6%, FI 13,5%, FDI 4,3%, LeU 3,4%, +EU 2,8%, NCI 1,2% e PaP 1,2%. Al Senato invece M5S 30,9%, PD 19,8%, Lega 18,5%, FI 14,2%, FDI 4,2%, LeU 3,2%, +EU 2,5%, NCI 1,2% e PaP 1,1%. (agg. di Silvana Palazzo) 

DI BATTISTA “SCARICA” RENZI

Nicola Morra, senatore del Movimento Cinque Stelle, ha commentato attraverso la sua pagina facebook ufficiale, i risultati delle proiezioni relative alle elezioni politiche 2018. I dati evidenziano il boom del partito pentastellato, che punta ad essere un pilastro della nuova legislatura: “A loro va il mio grazie. E’ stata una campagna ricca di soddisfazioni, che non sono solo quelle di questa sera, ma le strette di mano e gli attestati di stima che abbiamo ricevuto in giro per l’Italia. Ci è stato chiesto di non mollare, il dato sta emergendo con chiarezza. E’ rivoluzionario, lo valuteremo a fine battaglia. Prima ci hanno deriso, combattuto e ora stiamo vincendo. Stiamo aprendo gli occhi dopo decenni. Ci siamo risvegliati”. (Aggiornamento Jacopo D’Antuono)

DI MAIO TRAVOLGE SGARBI

Notevole la differenza tra voto urbano e voto di provincia, mentre Luigi Di Maio fa incetta di consensi. Il duello Di Maio-Sgarbi è vinto a mani basse dal candidato grillino, accolto al grido di “presidente!” a Pomigliano d’Arco. Il Pd, di contro, si auto-confina al Centro, e in Toscana va fortissimo: Firenze e Sesto Fiorentino sono le città in cui Renzi fa meglio. I giornalisti Cerno e Mulè sono sulla buona strada per essere eletti a Milano e Sanremo, mentre Padoan se la gioca con il leghista Borghi. Stupisce il dato valdostano: ai confini con la Francia, Elisa Tripodi (M5S) sconfigge gli autonomisti. Dispiaceri per il vicepresidente dell’Europarlamento Gianni Pittella, che perde miseramente in Basilicata. Non se la passa meglio Teresa Bellanova: la sottosegretaria al MISE perde una poltrona al Senato. [agg. di Rossella Pastore]

I PRIMI SENTORI

C’è delusione all’interno di Nci-Udc per i risultati che stanno emergendo sulle Elezioni Politiche 2018. A parlare è Maurizio Lupi ai microfoni di Porta a Porta: «Potrebbero esserci mille giustificazioni, ma il risultato è assolutamente deludente. Vedremo poi i dati reali». Si parla anche del sorpasso della Lega su Forza Italia: «Salvini ha fatto un ottimo lavoro, una campagna elettorale molto chiara e precisa. Gli italiani hanno parlato chiaro: Salvini guida la coalizione di centrodestra, non ci si può girare attorno…». Nel frattempo Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle è andato all’attacco del Partido democratico, e in particolare del suo segretario: «Quel che è certo è che a 43 anni Matteo Renzi è già un ex! #maratonamentana», ha twittato. Due ore dopo la chiusura delle urne ai pentastellati sono arrivati i complimenti di Beppe Grillo. Il Garante del M5S, a quanto si apprende, avrebbe infatti chiamato il gruppo chiuso in una delle sale dell’hotel Parco dei Principi per congratularsi con i “suoi” deputati e senatori uscenti, a partire dal candidato premier M5S Luigi Di Maio, per la campagna elettorale. (agg. di Silvana Palazzo)

IL CONSIGLIO DI MENTANA AL PD

Le elezioni politiche 2018 non hanno ancora un vincitore, ma le proiezioni strizzano l’occhio alla coalizione del Centro Destra ed evidenziano la crisi del Centro Sinistra, ma soprattutto la sconfitta del Partito Democratico. Durante la maratona elettorale in onda su La 7, il conduttore Mentana ha così commentato la disfatta del Partito Democratico: “Secondo me l’unica strada è di richiamare un padre nobile, ad esempio ci sarebbe Walter Veltroni. Magari direbbe no ma può essere una soluzione alternativa a Matteo Renzi. E’ difficile pensare ad una sfida più stimolante di questa. E’ vero che ci sono esempi come Salvini, che ha ribaltato completamente il riposizionamento della Lega Nord, ma il Partito Democratico è diverso. Se si toglie Renzi si toglie una bella fetta, ma attendere ulteriormente non cambierà le cose”. (Aggiornamento Jacopo D’Antuono)

FRACCARO: ‘NESSUNO PUO’ GOVERNARE SENZA M5S’

Con il trascorrere delle ore si susseguono i commenti dei protagonisti di queste elezioni politiche 2018. L’ultimo a commentare i dati delle proiezioni è Riccardo Fraccaro, che si esprime ai microfoni dei giornalisti direttamente dal comitato elettorale del Movimento: “Nessuno potrà governare senza il M5S, solo un governo del M5S potrà dare un programma reale a questo Paese, ci prendiamo la responsabilità di farlo e lo facciamo con un metodo diverso, parlando di contenuti. La cosa bella sarebbe parlare nei prossimi giorni di contenuti con tutte le forze politiche”. Il senso di soddisfazione sul volto di Fraccaro è inequivocabile “Non ci siamo sprecati, abbiamo cercato di dare un futuro al Paese e ci siamo riusciti”. (Aggiornamento Jacopo D’Antuono)

IL CROLLO DEL PARTITO DEMOCRATICO

Su La 7, durante la Maratona Mentana per le elezioni politiche 2018, si parla del crollo del Partito Democratico. A commentare i dati delle proiezioni è l’opinionista tv, Stefano Cappellini: “La storia della Sinistra racconta già dei rovesci, ogni volta però si vedeva una qualche prospettiva. C’era una certa coesione, adesso è la prima volta che succede questo. Mi aspetto che Renzi si dimetta, dietro queste possibili dimissioni però non c’è alcun leader pronto. C’è un dato chiaro: il pd crolla davvero ovunque, anche in quei posti dove prima aveva consenso”. Futuro enigmatico per il Partito Democratico, tanti dubbi per gli elettori: “Ci sono tante domande da fare e una può essere drammatica. Se Renzi ripartisse da zero si porterebbe via un certo consenso. Ora ci sono due figure di traghettatori: Paolo Gentiloni, che se sganciato dai suoi impegni può fare la sua parte, oppure Zingaretti. Ma se dovesse vincere nel Lazio sarebbe l’unica della sinistra ad aver vinto”. (Aggiornamento Jacopo D’Antuono)

IL COMMENTO DI GIORGETTI

Dal Carroccio, Giorgetti è il primo a commentare: “Si tratta di un risultato storico, da Nord a Sud. Salvini ha vinto la sua sfida”. Se fosse confermato, sarebbe realmente un dato eccezionale. Il podio delle Elezioni 2018 è conteso da Di Maio e Salvini, che già ne escono vincitori. Delusione da parte di Rosato, che si fa portavoce dei sentori del Pd: “Saremo l’opposizione, l’alternativa. E se i Cinquestelle avranno i numeri, governeranno”. Incerta la posizione di Liberi e Uguali. “Noi siamo fermi nel dire ‘no’ a qualsiasi governo con la destra, con Salvini e Berlusconi”, diceva Pietro Grasso a chiusura della campagna elettorale. Un eventuale “governo di scopo”, per LeU, contemplerebbe solo il Pd; non chiara la posizione su un eventuale asse coi Cinquestelle. [agg. di Rossella Pastore]

GIULIA GRILLO

Giulia Grillo (M5S) è serena: “Il centrodestra è avanti, ma aspettiamo a fare previsioni”. Poi assicura: “Quello di Di Battista non era un monito. Il Presidente Mattarella ha già mostrato grande sensibilità politica, e siamo sicuri che la nostra presenza sia indispensabile”. In ogni caso, “si vedrà dopo i colloqui”. Quanto all’ipotesi alleanze, la Grillo smentisce le illazioni: “Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: basta accordi sottobanco. I cittadini ci hanno dato fiducia, e le idee vengono prima di tutto. Per questo sottoporremo le nostre proposte ai potenziali alleati, e questo sarà un passo imprescindibile”. Sulla disfatta dell’europeismo, la Grillo ne è convinta: “I trattati vanno rivisti”. E basta con la retorica del “ce lo chiede l’Europa”. Il Movimento 5 Stelle punta alla presidenza della Camera: “Nella scorsa legislatura ne abbiamo avuti due, di presidenti monocolore. E’ arrivato il nostro turno”. Poi chiosa: “Il Movimento non ha una data di scadenza. Siamo maturi, e lo abbiamo dimostrato”. [agg. di Rossella Pastore]

MAURIZIO MARTINA

Per Maurizio Martina, quella del Pd è una sconfitta “chiara ed inequivocabile”. “Lo stiamo verificando al Senato; lo seguiremo con attenzione alla Camera. Si profila un dato di gran lunga sotto le aspettative, alla luce delle prime proiezioni”. Renzi manca all’appello: “Per qualsiasi altra valutazione rimandiamo a domani”. Poi ribadisce: “E’ un risultato molto chiaro nella sua negatività”. Risentito il tono di Rampelli (Fratelli d’Italia): “Riteniamo che il Movimento 5 Stelle debba fare da solo. La sua è stata una corsa solitaria, e così sarà fino al traguardo”. Ma è fiducioso: “Il centrodestra sarà il primo classificato”. Lo scenario resta frammentario: i dati tardano ad arrivare, e le Elezioni 2018 fanno già discutere in negativo. [agg. di Rossella Pastore]

LORENZO FONTANA

I primi risultati di queste elezioni 2018 evidenziano il sorpasso della Lega Nord su Forza Italia. Una grande soddisfazione per gli elettori di Matteo Salvini, che ora sogna di guidare l’intera coalizione di centro destra. Poco fa, in diretta su La 7, è intervenuto Lorenzo Fontana, al settimo cielo per l’exploit della Lega Nord: “Questi risultati sarebbero un chiaro segnale per l’Europa, che non ha mai pensato al bene della gente. Per noi è solo l’inizio. Da questo momento comincia la rivoluzione del buon senso”. E prosegue con un ringraziamento agli attivisti: “I cittadini finalmente hanno capito che i poteri forti li volevano rendere schiavi. Noi mettiamo prima gli uomini e le donne”. Sulla pagina facebook ufficale della Lega Nord, intanto, è già comparso il primo post di Salvini: “Grazie”. (Aggiornamento Jacopo D’Antuono)

IL COMMENTO DI PAOLA TAVERNA (M5S)

Le prime proiezioni confermano il boom del Movimento Cinque Stelle, che allo stato attuale è la prima forza politica del paese. Il partito pentastellato non riesce ad agguantare il 40%, ma il risultato ottenuto può considerarsi straordinario. La senatrice Paola Taverna, intervenuta in diretta a La 7 per lo speciale elezioni, ha così commentato i primi dati: “Siamo felicissimi. Risultato storico, ci siamo affermati sia alla camera che al senato ma aspettiamo i risultati definitivi. L’Italicum? Non era costituzionale, questa legge attuale era stata fatta per metterci fuori dai giochi ma siamo il primo partito”. Sul dialogo con le altre forze politiche: “Abbiamo una percentuale tale che gli altri dovranno parlare con noi. Però bisogna attendere dati più precisi e sarà essere più chiaro Luigi Di Maio”. (Aggiornamento Jacopo D’Antuono)

SPOPOLA IL 5 STELLE

Man manio che arrivano i primi risultati, si confermano con le elaborazioni sugli exit poll e le proiezioni le impressioni della vigilia di queste Elezioni 2018: spopola il Movimento 5 Stelle che diventa la prima forza nel Paese (ma non va oltre il 40%, almeno in queste prime ore dopo la chiusura dei seggi), il Pd soffre e resiste solo grazie alla Coalizione, mentre il Centrodestra si conferma la prima coalizione nel Paese anche se non con i voti che si attendevano Salvini e Berlusconi. Insomma, nessuno ha la maggioranza assoluta alla Camera al momento ma si dovrà attendere il corso della notte e le prime ore della mattina per avere dei dati migliori e con più garanzia: secondo gli House Poll di Opinion Rai la prima stima dei seggi per Montecitorio vede il Centrosinistra di Berlusconi, Salvini, Meloni e Fitto-Lupi con una forbice tra 225 e 265 seggi (sono ancora esclusi i voti dei seggi all’estero, ndr). Segue il Movimento 5 Stelle con 195-235 seggi, male il Centrosinistra di Renzi, Bonino, Lorenzin e Prodi che prende tra i 115 e i 155 posti in Parlamento. Per Liberi e Uguali il dato viaggia tra 12 e 20 seggi, mentre ci sarebbero ad adesso almeno 39 seggi incerti: in termini di proiezioni invece le prime giunte di Swg (con la copertura del 12% sul totale dei collegi), i risultati sono ancora più netti a sfavore del Centrosinistra. Con i primi dati veri si ha il Movimento 5 Stelle al 33,1%, Partito Democratico al 18,7%, Forza Italia al 14,1%, Lega Nord al 17,3%, +Europa al 2,8%, LeU al 3,3%, Fratelli d’Italia al 4,2%, Insieme, CasaPound, Popolo della Famiglia allo 0,8%. Comunque vada, l’affluenza totale è molto alta e sopra la media della vigilia: si attesta tra il 73% e il 75% degli aventi diritti al voto. (agg. di Niccolò Magnani) 

IL VOTO DEI LEADER

Il voto dei leader politici non è stato esente da problemi e disguidi. Pierluigi Bersani, per esempio, si è scordato del tagliando anti-frode, così dopo aver espresso il suo voto in cabina ha provveduto da sé a infilare le schede nell’urna, prontamente ripreso da una segretaria di seggio, cui spettava il compito di esaminare e staccare l’adesivo anti-frode. Silvio Berlusconi, invece, nel suo seggio a Milano è stato contestato da una giovane a torso nudo, una ragazza francese di 30 anni, che gli ha gridato più volte in faccia “Berlusconi sei scaduto”, prima di essere bloccata e trascinata fuori dai carabinieri. Matteo Renzi si deve essere invece dimenticato di chiedere lumi al collega di partito Ettore Rosato, ideatore appunto del Rosatellum: si è presentato al seggio, allestito presso il liceo Machiavelli a Firenze, e ha chiesto agli scrutatori: “Scusate il disturbo, com’è che si vota?”. Per Matteo Salvini, lunga coda al seggio di via Martinetti, a Milano. Il suo commento? Anti-romano, di prammatica: “Mi sa che qualcuno al ministero ha fatto casino, non ci si può mettere un’ora per votare”. 

RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2018: GLI “OHIO” D’ITALIA

Secondo una ricerca del Sole 24 Ore, sono i tre Comuni d’Italia che hanno “indovinato” più spesso il risultato finale delle elezioni. Parliamo dei Comuni di Cento, nel Ferrarese, e di Camogli e Recco, entrambi in provincia di Genova. Ebbene, come stanno andando le elezioni in questi tre paesi? A Cento, l’affluenza alle 12 è stata pari al 21,62%, poi alle 19 è schizzata al 64,63% (quasi sei punti in più della media nazionale). Alle ultime elezioni, nel 2013, a Cento il primo partito è stato il M5S (27,17% dei consensi), davanti a Pd (26,34%) e Pdl (22,64%). A Camogli, invece, dove cinque anni fa s’impose il Pd (26,27%), seguito ad un’incollatura dal M5S (25,96%) e dal Pdl (20,85%), l’affluenza alle 19 è stata superiore al 67,2%. Infine a Recco, i dati relativi al numero di votanti segnalano un’affluenza del 24,39% a mezzogiorno e del 66,1% sette ore dopo. Quale fu il risultato elettorale del 2013? Vittoria del M5S con il 29,46%, secondo posto per il Pd (25,08%), più indietro il Partito delle Libertà, fermo al 20,99%.

I COMUNI PIÙ PICCOLI

Facile indovinare che è Roma la città italiana con il maggior numero di elettori. In base ai dati del Viminale, sono oltre due milioni gli elettori per la Camera e poco più di 1,9 milioni quelli per il Senato. Ma quali sono i paesini lillipuziani che contano il corpo elettorale più esiguo? La palma di Comune con meno elettori spetta a Moncenisio, in provincia di Torino: 27 elettori per la Camera e 26 per il Senato. Ma micro sono anche gli elettori di Monterone (Lecco, 34 abitanti, non tutti elettori) e Pedesina (Sondrio, 42 abitanti). Tutto facile, dunque, farli votare? Nient’affatto. O meglio, a Moncenisio il corpo elettorale è sembrato molto attivo: alle 19, infatti, aveva già espresso il proprio voto ben l’81,48% degli aventi diritto. Più a rilento le operazioni negli altri due più piccoli Comuni d’Italia: a Monterone l’affluenza si è fermata ad appena il 56,25%; poco più alto il risultato ottenuto a Pedesina: dopo una partenza sprint (38,88% di votanti alle 12), alle 19 il dato si è fermato al 66,66%.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori