Elezioni 2018, sfide Uninominale: i bocciati/ Male Grasso e Minniti: eletti Boschi e Casini

- Niccolò Magnani

Sfide Uninominale, gli sconfitti eccellenti della Sinistra: vincono bene Gentiloni e Casini, è debacle per Boldrini, Grasso, D’Alema, Orfini e soprauttto Minniti. Risultati e verdetti

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Sfide uninominale, la sconfitta della Sinistra (LaPresse)

Marco Minniti e Pietro Grasso sono due delle sorprese in negativo più pesanti di queste Elezioni: tra i promossi e i bocciati delle sfide uninominali, con la quasi chiusura ormai dei conteggi con i dati reali, di certo il ministro degli Interni (addirittura terzo a Pesaro) rappresenta la più cocente sconfitta per il Partito Democratico. Con lui, malissimo anche Franceschini e Lucia Annibali, mentre passano Lotti, Delrio e Maria Elena Boschi. Bocciati poi alla Camera, tra i leader più importanti, anche Orfini, Della Vedova, Serracchiani, De Luca (il figlio di Vincenzo, ndr), Damiano, De Vincenti, Fioroni e De Mita. Male poi D’Alema, Boldrini e Pietro Grasso, si conferma la pessima prestazione di LeU per queste Elezioni Politiche 2018. (agg. di Niccolò Magnani)

DEBACLE RENZI PER IL PD: GENTILONI “ARGINA” LA SCONFITTA

È una debacle per il Pd e per il suo segretario Matteo Renzi: l’unico vero argine che ha retto è stato Paolo Gentiloni, il che potrebbe dire molto anche sulle prossime scelte in seno al Nazareno (cambio alla guardia e ipotesi dimissioni per l’ex premier fiorentino?). Bene Lotti, Delrio e Boschi, ma erano sfide “blindate” e dunque non particolarmente probanti. Falliscono invece Minniti e Franceschini, i due super ministri dell’ultima legislatura e fa male anche Orfini, il presidente del Pd, nella sua Roma. Una forte delusione che si allarga, come abbiamo visto, anche sul campo della sinistra: LeU fa molto peggio delle previsioni e non solo non prende l’8% ma supera di poco la soglia di sbarramento per Camera e Senato. Ko Boldrini, Grasso e D’Alema, praticamente i tre volti simbolo assieme a Bersani in Liberi e Uguali: un risultato storico al contrario che fa vedere il risultato di Renzi, vincente all’uninominale di Firenze, come una sorta di “vittoria di Pirro”. La chiosa di Martina (vice segretario dem) la dice tutta: «sconfitta netta, chiara e convinta». 

I GRANDI SCONFITTI

È forse la parte più “divertente” in termini di giochi politici la sfida nei collegi uninominali delle Elezioni Politiche in corso di scrutinio: dopo la lunga maratona di questa notte, alcune sfide tra le più importanti con candidati illustri possono dirsi quasi decise, se non addirittura concluse. Ebbene, per la Sinistra in generale (sia Pd che LeU) non si può dire sia stata una grande tornata elettorale, anzi per alcuni una vera e propria debacle: vittorie “di Pirro” per Matteo Renzi a Firenze, Paolo Gentiloni a Roma e Graziano Delrio a Reggio Emilia, mentre Bruno Tabacci a Milano e soprattutto Pierferdinando Casini a Bologna sono forse le due vittorie più inattese e positive per il Centrosinistra. Una magra consolazione però visto che il dato generale vede i dem, i renziani e la sinistra allargata, pagare un forte scotto a queste Elezioni: a Nardò è trionfo M5s con Barbara Lezzi che infila sia Teresa Bellanova del Pd che Massimo D’Alema di LeU; Di Maio atterra Sgarbi e il candidato del Centrosinistra, Fico vince a FuoriGrotta Napoli e la Taverna batte i due ex vecchi poli a Roma Tuscolana. La vittoria di Maria Elena Boschi nella “blindata” Bolzano rappresenta invece una buona notizia che però non pare risollevare per nulla le sorti di un Nazareno questa mattina prossimo alla depressione politica.

MINNITI E GRASSO, CHE “SCOPPOLA”

La “scoppola” più grande il Partito Democratico la paga a Pesaro dove il candidato all’uninominale della Camera, Marco Minniti, dovrebbe essere sconfitto da Andrea Cecconi del Movimento 5 Stelle. Una sconfitta che vale tripla: il ministro era ed è uno dei più stimati a livello nazionale come leader e invece dovrebbe aver perso contro i rivali M5s. Cecconi è uno dei grillini, ormai ex, cascato nello scandalo “Rimborsopoli” e dunque probabilmente eletto ma nel gruppo misto, come “promesso” da Di Maio. Terzo punto, Pesaro è vicinissimo a quella Macerata dove tra omicidio di Pamela Mastropietro, spari in piazza di Luca Traini e manifestazioni antifascista, la vigilia di queste elezioni è stato fortemente movimentata con il Ministro dell’Interno che paga evidentemente una gestione non perfetta dell’intera vicenda. Schiaffo al Pd anche a Ferrara dove un altro ministro, quello della Cultura, Dario Franceschini è stato nettamente sconfitto dalla sua sfidante del centrodestra, Maura Tomasi. Malissimo Laura Boldrini a Milano, battuta da Tabacci e dal Centrodestra: delude Orfini a Roma e bocciato anche il fratello di Giancarlo Siani a Napoli (M5s anche qui vincente). Da ultimo, il leader di LeU Pietro Grasso nella sua Palermo non supera il 6% battuto dal Centrodestra: per la sinistra il 4 marzo non sarà una data tanto facilmente dimenticabile…

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