CONSULTAZIONI/ Mattarella, la Siria e i veti aprono la strada a Casellati

- int. Luciano Ghelfi

Secondo round di consultazioni: Berlusconi assume l’iniziativa e spiazza Salvini, che non la prende bene (e nemmeno di Maio). Oggi parlerà Mattarella. LUCIANO GHELFI

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Silvio Berlusconi e Matteo Salvini (LaPresse)

“Sappiate distinguere chi è democratico da chi non conosce nemmeno l’abc della democrazia”. Salvini ha appena finito di leggere il comunicato unitario del centrodestra e si avvia con la Meloni verso l’uscita quando Berlusconi fa dietrofront, torna ai microfoni e parlando ai giornalisti attacca il Movimento 5 Stelle con quella che Di Maio chiamerà una “battutaccia”. Un fuori programma, quello dell’ex premier, che segna la prima delle due giornate di colloqui con il Capo dello Stato e cambia lo scenario politico, consolidando lo stallo. “Berlusconi — commenta Luciano Ghelfi, quirinalista del Tg2 — è riuscito nel capolavoro di rubare la scena a Salvini, provocando anche l’ira, abbastanza giustificata, della Lega, e di sembrare il deus ex machina del centrodestra”.

Uno show fatto apposta per creare problemi a Salvini con Di Maio. La Lega ha preso le distanze dall’alleato, ma non lo ha mandato a quel paese.

Il messaggio della giornata è che Berlusconi non si fa da parte. E quindi, visto che Salvini ha coerentemente scelto di rimanere con lui perché gli conviene, ora il problema diventa più di Di Maio che di Salvini.

E adesso?

La situazione è di stallo completo. Però dalle stanze che contano vengono segnali che il tempo sta scadendo, non si può pensare a un terzo giro di consultazioni. Una mossa del presidente della Repubblica potrebbe arrivare a breve.

Intanto domani (oggi, ndr) Mattarella al termine delle consultazioni parlerà pubblicamente.

Sì. Se Berlusconi non avesse attaccato in quel modo M5s, forse sarebbe stato più semplice trovare una soluzione. In ogni caso il veto grillino su di lui rimane. 

E’ vero ciò che ha detto Di Maio, che con il suo affondo anti-M5s Berlusconi vuole riaprire il dialogo con il Pd?

Se salta l’ipotesi centrodestra-5 Stelle, inevitabilmente rientra in gioco il Pd.

Ma come interlocutore del centrodestra, non certo di M5s.

In linea teorica di entrambi, perché i numeri lo consentono, anche se al Senato sarebbero stiracchiati. Però è vero, è più probabile che il Pd a quel punto parli con il centrodestra.

Siamo più vicini alle urne? 

No, da questo punto di vista è cambiato poco. Il vero fatto politico saliente è che Mattarella non intende aspettare oltre. Farà una mossa per indurre i partiti a parlarsi. Teniamo presente che i partiti finora non si sono ancora incontrati intorno a un tavolo per ragionare faccia a faccia. 

Lo hanno fatto per scegliere i presidenti di Camera e Senato e gli uffici di presidenza.

Sì, ma non per parlare di governo. 

Qual è lo scenario?

Una prima ipotesi è il preincarico a un esponente “indicato dalla Lega”, dice il comunicato unitario. Può voler dire Salvini o Giorgetti, ma anche un mister “X” non leghista, di cui però non mi risulta sia stato fatto il nome al presidente della Repubblica.

Martina ha detto che non si può aspettare fino alle regionali del Friuli e del Molise per avere il governo. La pensa così anche il Capo dello Stato?

Presumo di sì. Ma più di tutto sta pesando la Siria. Lo scacchiere è delicatissimo, l’Italia ha 1100 uomini in Libano oltre al comando di un contingente di oltre 4mila unità che fanno da cuscinetto tra Hezbollah e Israele. Mattarella ha chiesto a tutti i partiti che posizione hanno e tutti si sono sentiti in dovere di spigarla uscendo. 

Il centrodestra ha detto di richiamarsi “allo spirito di Pratica di Mare”, quello del riavvicinamento tra Nato e Russia. Il Colle cosa ne pensa?

Per Mattarella è fondamentale tenere i piedi nella Ue e nella Nato. Ciò detto, la funzione dell’Italia nel Mediterraneo è quella di garantire la pace il più possibile. La lezione della Libia è ben presente.

Come commenta la presa di posizione di Di Maio in politica estera?

Il suo tentativo è stato quello di accreditarsi come il più atlantista. 

Torniamo allo scenario politico. Di fronte al preincarico a un uomo indicato dalla Lega M5s si tirerebbe indietro?

E’ probabile. A quel punto diventerebbe inevitabile fare una verifica dal lato del Pd. Anche se Salvini è stato chiaro sul non volere una collaborazione con il Partito democratico. 

Allora si complica tutto.

La situazione è già complicata proprio perché è bloccata. Rendiamoci conto di come stanno le cose. Fin dal 5 marzo M5s ha tentato di dividere la Lega dal centrodestra ma il tentativo, politicamente legittimo, è stato respinto. Di Maio fa fatica ad accettare questo dato politico ed è l’elemento che condiziona tutto il quadro. Se il centrodestra resta unito non c’è niente da fare. Ha più voti, il problema è che non bastano. 

Una prima ipotesi, lei diceva, è quella del preincarico. E l’altra?

E’ il mandato esplorativo. Qui potrebbe entrare in gioco la Alberti Casellati.

Però è di Forza Italia: un problema per Di Maio e i suoi.

Ma Roberto Fico è più parte in causa perché è di M5s, in una contesa tra 5 Stelle e Lega. Proprio per questo la Casellati, che è stata eletta con i voti dei 5 Stelle ma non è Berlusconi, potrebbe avere più chances.

(Federico Ferraù)

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