RISULTATI ELEZIONI MOLISE/ Il centrodestra aiuta Fico contro Di Maio

Il lentissimo spoglio delle regionali in Molise mostra un testa a testa tra centrodestra e M5s. Ma se gli elettori premiano il primo, a Di Maio resta solo il Pd. ANTONIO FANNA

23.04.2018 - Antonio Fanna
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Luigi Di Maio (LaPresse)

Nonostante abbiano votato soltanto 172.792 persone (il 52,26%), lo scrutinio delle elezioni regionali in Molise è andato molto a rilento. I primi risultati hanno confermato la tendenza annunciata da alcuni sondaggi, cioè il testa a testa tra il candidato dei 5 Stelle e quello del centrodestra. Il grillino Andrea Greco e l’azzurro Donato Toma sono separati da una manciata di voti. Per avere il vincitore bisognerà aspettare la fine dello spoglio. Ma il dato è significativo perché il 4 marzo il divario tra i due poli era molto netto: 44,8% ai pentastellati e 28,9% al trio Salvini-Berlusconi-Meloni. I quali dunque, anche non dovessero vincere, sono in fase di forte recupero.

Se il Molise è l’Ohio d’Italia, ovvero la piccola regione che decide il destino di un intero Paese, da stamattina la bilancia del governo dovrebbe pendere un po’ di più verso destra. E all’interno della coalizione, qualcosina guadagna anche Silvio Berlusconi nei confronti di Matteo Salvini, visto che in quell’angolo del Belpaese la Lega non miete molti voti mentre Forza Italia sì, come conferma l’assidua presenza del Cavaliere nelle terre di Antonio Di Pietro. I grillini erano dati per favoriti, eppure segnano una battuta d’arresto. Bisognerà valutare il dato a spoglio completato, ma dalle urne molisane arriva un messaggio che assomiglia a un avvertimento: forse il movimento di Luigi Di Maio ha toccato il suo massimo.

Influiranno questi risultati sulla formazione del governo? Molise e Friuli-Venezia Giulia, dove domenica prossima si prevede un risultato molto più netto a favore della coalizione di centrodestra, spostano davvero gli equilibri? Sono suggestioni. A Roma quello che conta sono i seggi parlamentari, e questi non li tocca più nessuno. E avendo annusato l’aria, ieri Salvini è tornato a schiacciare il freno verso l’alleanza con i grillini e a rinsaldare il patto con Berlusconi e Meloni. “Adesso tutti stanno tirando la Lega per giacchetta”, ha detto il segretario leghista in un comizio a Monfalcone riferendosi agli elogi che gli aveva rivolto Di Maio circa la sua lealtà. “Ho scoperto — ha aggiunto — che secondo tutti la Lega è leale e onesta. Bene, confermo che per natura e per mio modo di essere mantengo i patti con i cittadini e non con i partiti. Se faccio campagna elettorale torno con quella squadra e con quel programma, non sono uno che per fare il ministro cambia idea”.

Di Maio aveva dato tempo fino a ieri sera alla Lega per scegliere tra lui e Silvio. Salvini è stato chiaro: l’alleanza non si rompe, visto che perfino in Molise (per non parlare del Nordest) gli elettori premiano l’unità dei tre partiti. La palla dunque ritorna nel campo dei 5 Stelle. Oggi al Quirinale dovrebbe salire il presidente della Camera per ricevere un incarico esplorativo speculare a quello della Casellati: ovvero verificare le possibilità di un accordo tra M5s e Pd. Roberto Fico avrà qualche giorno in più rispetto alla collega del Senato, se non altro perché di mezzo c’è il 25 Aprile. Poi riferirà a Mattarella. E intanto saremo a fine settimana. Domenica 29 si vota in Friuli-Venezia Giulia e martedì è il 1° Maggio. Altri 10 giorni di riflessione per il capo dello Stato. E di sofferenza per Di Maio: tramontato l’accordo con la Lega, tenta l’aggancio al Pd tramite Fico, uno dei maggiori nemici interni al movimento. 

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