PD-M5s/ L’alleanza impossibile senza tradire gli elettori

- Sergio Luciano

Roberto Fico ha ricevuto un mandato esplorativo mirato a cercare un’alleanza tra M5s e Pd. I due partiti hanno però presentato agli elettori programmi diversi tra loro. SERGIO LUCIANO

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Il boia e l’impiccato almeno un punto di convergenza ce l’hanno, l’attenzione al nodo: il primo, per farlo bene, in modo che scorra ma non si sciolga; il secondo, perché spera che si incagli e non lo soffochi. Ebbene, su questo genere di convergenza d’interessi, forse, anche Roberto Fico – presidente della Camera grillino e da ieri titolare di un mandato esplorativo specifico per verificare la fattibilità di una maggioranza di governo tra M5s e Pd – potrà arrivare a buoni risultati. Ma convergenze più specifiche e meno generiche non sarà facile trovarne, tra i due programmi. E, a meno di non voler completamente rinnegare le promesse fatte agli elettori – pratica, nel caso, alquanto antigienica, perché gli elettori hanno dimostrato di avere memoria lunga – il tentativo di Fico sembra destinato ad andare a vuoto. Ma si vedrà.

Nel frattempo, in piena sintonia con lo stile naif che distingue i Cinquestelle, ieri ha circolato con grande risonanza il prospetto realizzato da professor Giacinto Della Cananea, professore ordinario di diritto amministrativo europeo presso I’Università di Roma Tor Vergata, già allievo del professor Sabino Cassese, e poi suo consulente al ministero della Funzione Pubblica. Ebbene, Della Cananea si è visto chiedere da Di Maio di stilare il “contratto di governo” che, secondo il leader pentastellato, potrebbe essere sottoscritto e rispettato sia dalla Lega sia dal Pd. E di individuare sia le divergenze sia le convergenze sui dieci punti qualificanti del programma tra la linea del Movimento e quella dei due potenziali, e alternativi, partner di maggioranza.

Ebbene: questo lavoro si è concluso maluccio. “Vi sono, infatti, divergenze che derivano da diverse, se non opposte, concezioni della vita associata e di ordine morale”, scrive il Prof. Che esemplifica: “Sono più note, e non meno marcate, le divergenze in materia vaccinale. Ma sono ben più rilevanti, per le implicazioni che ne possono derivare in vista della formazione di un governo e della sua futura azione, le divergenze concernenti l’Unione economica e monetaria e le pensioni”. E allora?

Allora i Cinquestelle, imperterriti, sciorinano i dieci punti del possibile “contratto di governo”, talmente generici da essere inoppugnabili: costruire un futuro per i giovani e le famiglie; contrastare efficacemente la povertà e la disoccupazione; ridurre gli squilibri territoriali; sicurezza e giustizia per tutti; difendere e rafforzare il servizio sanitario nazionale; proteggere le imprese, incoraggiare l’innovazione; un nuovo rapporto tra cittadino e fisco; un paese da ricostruire: investire nelle infrastrutture; proteggere dai rischi, salvaguardare l’ambiente; per un’amministrazione efficiente e trasparente: tagli agli sprechi. In fondo, a pensarci, si potrebbe aggiungere con buone possibilità di persuasione: spaghetti al dente tutti i giorni; Nazionale di calcio ammessa ai Mondiali per diritto permanente; figli promossi col massimo dei voti; squadra del cuore al vertice del campionato; botte piena e moglie ubriaca.

Siamo, in verità, al cazzeggio. Ma poi, al di là della decisione di principio – procedere col contratto a ogni costo – Della Cananea non smentisce la sua serietà di analista. E scrive, ad esempio: “Nel programma d’una forza politica si afferma che la realizzazione dell’Unione economica e monetaria costituisce un importante progresso, pur se ne sono criticate talune parti, nel programma di un’altra che l’Uem dev’essere riconsiderata per intero. Infine, nel programma della terza forza politica è a più riprese espresse il convincimento che occorre tornare alla situazione precedente alla stipulazione del Trattato di Maastricht”.

È solo un esempio, ma Della Cananea sa bene che ce ne sono tanti. E infatti ipotizza un “check-up” dell’alleanza di governo a due anni e mezzo dall’inizio, e l’istituzione di un “comitato di conciliazione i cui componenti saranno nominati in pari numero dalle parti” per sanare le eventuali “diversità” che dovessero sorgere”.

Qualche chicca dal confronto tra i programmi M5S e Pd? Eccole. Sul sostegno alle famiglie, i Cinquestelle propongono un’indennità di maternità di 150 euro per 3 anni post-parto e Iva al 4% sui prodotti della prima infanzia, il Pd 240 euro al mese per ogni figlio fino ai 18 anni e 400 euro al mese per i primi tre anni. Sul fisco, i Cinquestelle propongono l’inversione dell’onere della prova per cui dovrebbe essere l’Agenzia delle Entrate a dimostrare l’infedeltà fiscale del contribuente e non ad accusarlo scaricando poi a lui la fatica di dimostrarsi innocente. Il Pd genericamente invoca “un nuovo patto fiscale con gli italiani”.I Pentastellati promettono edilizia carceraria, il Pd edilizia scolastica. 

Ah: tra i dieci punti, nessuna menzione all’Europa e alle pensioni. Chissà perché.

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