RENZI, “M5S? UNA BABY GANG”/ Scontro nel Pd con Martina: “no Governo con Di Maio, meglio nuove elezioni”

- Niccolò Magnani

Renzi, “governo con M5s? Hanno metodi da baby gang. Piuttosto che con Di Maio meglio tornare a nuove Elezioni”. Scontro nel Pd con Martina, “non avranno mai i miei voti”

martina_renzi_orfini_Pd_lapresse_2017
Pd, Martina e Renzi (Foto: LaPresse)

La ricostruzione de Il Giornale questa mattina a firma Yoda riporta il commento che Renzi avrebbe fatto con i suoi fedelissimi nei tanti incroci e dibattiti “interni” che in questi giorni animano l’ala renziano del Partito, temendo un accordo con i Cinque Stelle che secondo l’ex premier porterebbe il Pd «alla morte». Se fossero confermate le parole dell’ex sindaco di Firenze, la situazione interna al Pd si farebbe alquanto “delicata” con uno scontro non più tanto nascosto tra il segretario reggente e quello dimissionario (che tra l’altro fino a pochi mesi fa erano l’uno il vice dell’altro). A Renzi l’ipotesi di un accordo trovato tra dem e M5s con l’incarico di Roberto Fico non va giù per niente e lo farebbe “capire” in queste ricostruzioni fatte sempre dal Giornale: «Hanno impostato una trattativa violenta, con minacce e ultimatum. Vogliono mettermi con le spalle al muro: o dico sì al governo con i grillini o c’è il muro, cioè le elezioni. Ma io scelgo il muro, cioè le elezioni. Tanto io in Parlamento torno, Franceschini non so. Questi non hanno capito che non mi faccio intimidire. Sono pronto a trattare pure con Belzebù, ma certo non ho paura di chi nelle trattative politiche si comporta come sul web, con i metodi delle baby gang». Renzi non vuole dare il Paese in mano a “giustizialisti” grillini e soprattutto considera alquanto migliore come ipotesi il ritorno alle urne piuttosto che un appoggio a Di Maio: «Per fare un governo con i grillini non basta avere il 51% della direzione, devi assicurarti almeno l’85% dei gruppiparlamentari. Numeri che non avranno mai, specie con la rivolta che c’è nel partito», quasi minaccia l’ex segretario, sempre nella ricostruzione di Yoda. 

MARTINA A RENZI: “BASTA VETI”

Domani mattina l’ultima fase di consultazioni alla Camera con Roberto Fico di fatto farà le prove di dialogo effettivo tra Luigi Di Maio e Maurizio Martina in ottica di un governo a doppia mandata M5s-Pd: alle 11 il gruppo dem con il segretario reggente, Orfini, Delrio e Marcucci e due ore dopo il terzetto classico Di Maio, Toninelli e Giulia Grillo illustrerà all’incaricato Fico i punti decisivi per poter far partire l’esecutivo. L’impressione è che Mattarella possa prendersi qualche giorno visto che ci sono di mezzo le Elezioni Regionali in Friuli e soprattutto un possibile, se non a questo punto necessario, passaggio in Direzione Pd per poter votare la proposta di Martina di seguire un governo col M5s. Martina oggi ha strigliato a distanza Matteo Renzi che in più occasioni ha manifestato insofferenza per come è stata gestita la vicenda di governo: «dovevamo andare all’opposizione e ora dialoghiamo con chi ci ha insultato per anni», è la ricostruzione fatta da Repubblica oggi sul Renzi-pensiero. Il suo successore ha invece spiegato «C’è preoccupazione per un esecutivo a trazione leghista, pezzi del Pd ci chiedono di provare a fare un lavoro, avere un’iniziativa. Noi dobbiamo essere rispettosi di ogni opinione e ragionare da comunità. Ben sapendo che sarà molto difficile. Ma soprattutto che se si è arrivati a questo punto non è certo per colpa del Pd».

TUTTE LE POSIZIONI IN CASA PD

Mentre il Centrodestra lamenta la messa in angolo della coalizione che ha vinto le Elezioni, e mentre Di Maio fa quadrato con i suoi per capire come poter far “digerire” alla base grillina l’accordo possibile con i dem, Martina ribadisce l’apertura al dialogo e la chiusura di ogni veto: “non aiuta nessuno in questa fase”, con evidente riferimento all’ala renziana del Partito. Già, perché nella Direzione Nazionale le anime sono tese, divise e schierate su tre posizioni sostanziali: i pro apertura M5s; i contrari; i “ponti” che vogliono cercare di far congiungere le due opposte fazioni per uscire dallo stallo. Della prima “anima” fa parte di certo il segretario reggente Martina e tutti l’ala più “sinistra” del Pd, da Zingaretti a Boccia, da Emiliano a Orlando fino a Franceschini e Fassini i maggiori “testimoniale” del dialogo possibile con i grillini. Nella seconda “anima” troviamo invece tutta l’ala renziana e non solo (come Calenda e Cuperlo, ad esempio): Boschi, Orfini, Bonafè, Ascani, Morani, Rosato, Marcucci, Gozi, Faraone, insomma la parte maggiormente vicina all’ex premier, e teoricamente anche maggioranza in Direzione. I “mediatori”, come li chiama un’intelligente analisi di Formiche.net, sarebbero invece i ministri Delrio, Pinotti e Minniti, assieme a De Vincenzi e all’uomo ovunque Lorenzo Guerini. «u 209 componenti, infatti, si possono contare 117 renziani, compresi 13 “turchi” legati a Orfini e 3 esponenti vicini a Delrio. I franceschiniani sono 20, quelli vicini a Martina 9, mentre un paio sono considerati vicini a Veltroni. Per quanto riguarda la minoranza vera e propria, 32 ne conta Orlando e 14 Emiliano», sono i conti fatti da Formiche. Come dire, o si muove qualcosa in “casa-Renzi” oppure Mattarella e Fico si ritroveranno senza un accordo di Governo con i Cinque Stelle.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori