SONDAGGI/ Il 53% dei grillini pronto al governo con il Pd

Con un elettorato equamente diviso in due, tra centrosinistra e centrodestra, Di Maio può andare sia con la Lega che con il Pd. ARNALDO FERRARI NASI ci parla della situazione

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Beppe Grillo e, dietro di lui, Alessandro di Battista (LaPresse)

“A dicembre 2017 il Movimento 5 Stelle con una componente elettorale di centrosinistra del 72% era il nuovo partito che andava a prendere il posto del Pd ormai morente” spiega a ilsussidiario.net il sondaggista Arnaldo Ferrari Nasi. Sono dati che si trovano nel suo ultimo studio relativo proprio alla componente elettorale dei pentastellati su analisipolitica.it. Ma al momento del voto, ci dice ancora, “la situazione era profondamente cambiata, con un partito spaccato in due: gli elettori provenienti dal centrodestra sono stati il 47% contro il 53% di quelli di centrosinistra”. Questo, sostanzialmente, ci dice che Di Maio può fare un governo passando indifferentemente dal Pd alla Lega.

Alla luce di quanto si sta cercando di fare in questi giorni, cioè un governo M5S-Pd, questa disposizione dell’elettorato grillino che lei ha registrato cosa ci dice?

Intanto va detto che l’elettorato non conta niente, decide la leadership dei 5 Stelle. Bisognerà vedere dopo le prossime elezioni se le decisioni che verranno prese saranno punite. L’accordo Di Maio se lo vuole fare lo fa, al di là di quello che pensa la base.

Intende qualunque accordo, sia con il Pd che con la Lega?

Se le affermazioni rilasciate in questi giorni da Di Maio fossero state fatte prima del voto, la composizione dell’elettorato avrebbe avuto un riflesso diretto sul voto, con esiti molto diversi da quelli del 4 marzo. Oggi con un elettorato metà di centrodestra e metà di centrosinistra, se Di Maio dice andiamo col Pd, si infuriano quelli di destra, se dice andiamo con Salvini lo stesso succede a quelli di sinistra. Quindi non può seguire la base. 

Quante chance ha un governo M5S-Pd?

A dicembre 2017, il M5s era già il nuovo partito di sinistra, una alleanza con il Pd ci sarebbe stata immediatamente finendo per fagocitare lo stesso Pd. Adesso questa alleanza si può verificare a una sola condizione.

Quale?

Se l’elettorato del Pd risulta a maggioranza composto di giovani istruiti, appartenenti a certe aree del paese come il nord e il centro, con un certo grado di istruzione e quello di sinistra dei 5 Stelle invece appartiene a una classe più operaia, più anziana, allora queste due tessere di puzzle potrebbero incastrarsi a perfezione. Diversamente no.

I sondaggi relativi al voto in Friuli vedono Forza Italia sempre peggio, sotto il 10%, e Salvini al 35%. Il partito di Berlusconi rischia di scomparire?

Forza Italia in sostanza è già scomparsa. E’ un non partito, con un leader anziano che non è più attrattivo, che ha già detto tutto quello che doveva dire, mentre nello stesso campo c’è un’offerta poliitca nuova: la gente oggi guarda a Salvini.

Lo stesso discorso vale per Renzi? Ha ancora forza attrattiva?

Oggi quasi nessuna, fra sei mesi potrebbe di nuovo essere attrattivo. Renzi può valere tutto o niente, perché è giovane, ha delle idee e le sue controparti non hanno un grosso spessore. 

Un governo del Presidente sarebbe gradito agli italiani?

Direi proprio di no. E poi chi ne farebbe parte? Le solite tre forze politiche, centrodestra, centrosinistra e 5 Stelle. 

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