CONSULTAZIONI/ Salvini ha un piano B, Di Maio no

- int. Luciano Ghelfi

Archiviato il primo giorno di consultazioni. Il punto critico è l’unità del centrodestra. Ma Salvini ha un piano B, Di Maio no, spiega LUCIANO GHELFI (Tg2). Oggi tocca a Pd, FI, Lega e M5s

quirinale_presidenza_repubblica_consultazioni_lapresse_2018
LaPresse

“Oggi è parso evidente che il punto critico è l’unità del centrodestra — spiega Luciano Ghelfi, quirinalista del Tg2, al termine della prima giornata di consultazioni —. Mattarella lo ha capito quando Giorgia Meloni ha detto chiaramente che Fratelli d’Italia non appoggerebbe nessun governo che passasse sulla spaccatura del centrodestra”.

Il sogno di Di Maio.

Infatti fuori dal palazzo sono continuate le pressioni di M5s per dividere Berlusconi da Salvini. Non a caso ieri Salvini ha detto che se resta un veto su Berlusconi l’unica strada sono le elezioni.

Il capo del Carroccio ha difeso l’alleanza. Potrebbe fare diversamente?

Non ora. In questo momento, spaccare il centrodestra avrebbe per Salvini un prezzo troppo alto.

Vuol dire che dopodomani sarebbe possibile?

Mai dire mai. Forse dopo le regionali di fine mese, se Salvini vincesse facendo il pieno di voti ai danni dell’alleato, potrebbe essere un po’ più facile, ma al momento non è possibile. E’ un problema che pone Di Maio di fronte alla responsabilità se insistere oppure no. 

Il mai dire mai in politica non dovrebbe valere, invece i veti di Pd e M5s sembrano insuperabili.

Le dichiarazioni di Di Maio sono molto forti, si rivolgono a una base che ha mal digerito il voto per Alberti Casellati. Però la sua insistenza fa capire che se non dovesse riuscire a spaccare il centrodestra, si troverebbe in seria difficoltà.

Per quale motivo?

Perché al momento non ha un piano B. Mentre Salvini ce l’ha e lo ha anche annunciato — un governo centrodestra-M5s guidato da un terzo, dunque senza arroccarsi sulla candidatura a premier di se stesso —, Di Maio una via d’uscita non ce l’ha.

E la sua opzione per il Pd? 

In realtà l’appoggio Dem, anche se arrivasse, non basterebbe. Gli servirebbero anche i voti di LeU, altrimenti al Senato la maggioranza sarebbe troppo risicata. LeU è disponibile, ha detto Grasso, ma gestire tre contraenti potrebbe risultare assai complesso. In ogni caso resta il no del Pd. La componente renziana è irremovibile. 

Quindi?

A oggi, a queste condizioni, non c’è soluzione. E’ significativo che si parli già di un secondo giro di consultazioni, in cui si tenterà di avvicinare le posizioni o di costruire qualcos’altro. Un secondo giro di consultazioni senza dare alcun tipo di incarico è già irrituale, ma Mattarella non ha alcun tipo di vincolo, è bene che i leader politici lo sappiano. 

Il capo dello Stato mette al primo posto le esigenze della “governabilità” o l’esito del voto?

Parte dall’esito del voto. Dunque si rivolge innanzitutto a chi ha vinto nelle urne, però è realista: fa i conti innanzitutto con i numeri, e poi, in subordine, con i programmi e con i candidati ministri. 

Non c’è soluzione, lei ha detto. Ma c’è qualcuno o qualcosa che può sbloccarla?

No, se non la moral suasion di Mattarella.

Intanto Vito Crimi è stato eletto presidente della commissione speciale, quella che si occuperà del Def, anche con i voti del centrodestra. M5s ha negato ogni tipo di accordo.

Un segnale di attenzione e di apertura, oltre che di rispetto per la macchina del parlamento, che viene dal centrodestra tutto e non da una sola parte. 

Cosa dirà domani Berlusconi? A questo punto tutta l’attenzione è puntata su di lui.

Confermerà la richiesta dell’incarico per Salvini. Se così non fosse, sarebbe clamoroso e vorrebbe dire che tutto è cambiato. 

(Federico Ferraù)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori