SCENARIO/ Pomicino: non saranno Di Maio né Salvini a guidare il nuovo Governo

- int. Paolo Cirino Pomicino

Di Maio “è sconcertante, perché dimentica che il 68% degli italiani non lo vuole come premier”. E l’Italia, dice PAOLO CIRINO POMICINO, “non può permettersi un governo a trazione populista”

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Sergio Mattarella e Giorgio Napolitano (LaPresse)

Il tema dei conti pubblici è l’invitato di pietra delle consultazioni al Quirinale, iniziate ieri, e che vedranno oggi impegnati i maggiori partiti. “Ma, nonostante la correzione dei conti pubblici certificata da Eurostat e Istat, non vedo all’orizzonte scenari tragici”. Paolo Cirino Pomicino — una lunga esperienza maturata come deputato andreottiano in cinque legislature e già ministro del Bilancio negli anni dal 1989 al ’92 — è convinto che “entro un paio di mesi al massimo arriveremo ad avere un governo. O lo trovano i partiti, o lo trova il Capo dello Stato. Anzi, il gioco dei veti incrociati potrebbe aiutare Mattarella a trovare una soluzione istituzionale, perché l’Italia non può permettersi un governo populista e anti-europeista”. Piuttosto, a “sconcertare” Cirino Pomicino è l’atteggiamento, “puerile e goliardico”, di Luigi Di Maio, che rivendica a sé e al suo Movimento l’esclusiva di essere premier e di formare il governo, dimenticando che “il 68% degli italiani non lo vuole come presidente del Consiglio”.

Partiamo dai conti pubblici. La revisione in peggio, certificata da Eurostat e Istat, dei rapporti deficit/Pil e debito/Pil per il 2017 non è certo un buon viatico per iniziare le consultazioni che dovranno portare alla formazione di un nuovo governo. È d’accordo?

L’Europa tiene tutti gli Stati membri sotto osservazione, non solo l’Italia, e nessuno può sottrarsi. Spesso ci si dimentica che facciamo parte dell’Europa, siamo tra i fondatori dell’Unione, e l’Europa non è un soggetto terzo esterno. E poi questa revisione era già attesa.

Però un rapporto deficit/Pil al 2,3%, rispetto all’1,9% preventivato, significa un peggioramento di 0,4 punti…

Il tema dei conti pubblici è sempre fortemente presente. Anche perché gli impegni elettorali, che il più delle volte sono scritti sull’acqua, potrebbero rendere più problematica la strada del miglioramento.

Secondo lei, aumentano le possibilità di dover mettere mano a una manovra correttiva più pesante o addirittura di vedersi comminata una proceduta d’infrazione?

No, questo no. Non la vedo così tragica, perché non ci sono i tempi. Siamo ad aprile e secondo me nel giro di un paio di mesi dovremmo avere il nuovo governo. Il Def verrà inviato a Bruxelles a legislazione invariata. Piuttosto, in vista della correzione del Def e alla vigilia della legge di Bilancio si farà sentire più pressante il richiamo della Ue ad assumere impegni necessari a riportare i conti in linea con le previsioni governative, condivise – lo ripeto – con l’Unione europea. Perché il banco di prova saranno le future politiche programmatiche, che avranno bisogno di coperture vere.

Veniamo alle consultazioni al Colle. Saranno lunghe? E quanto tempo sarà disposta a concederci l’Unione europea?

Non c’è un vincolo. Lo abbiamo visto in altri Paesi, come il Belgio, la Spagna, che è pure andata due volte al voto, o la Germania, dove hanno impiegato mesi. Lo ripeto, entro giugno dovremmo avere un nuovo esecutivo.

Il rebus, però, resta assai complicato. Ci sono due vincitori…

Il dato vero è che dal voto del 4 marzo non è uscito nessun vincitore, perché nessuno ha veramente in mano il mazzo di carte da distribuire. L’unica possibilità è che tutti facciano un passo indietro per poter fare un passo avanti. Tutti devono essere disponibili a far sì che possa nascere un governo stabile e con una maggioranza stabile. E a guidarlo non saranno Di Maio né Salvini.

Di Maio continua a dire che il M5s ha raccolto più voti e quindi deve essere lui il premier…

Ma si dimentica che il 68% degli italiani non lo vuole come presidente del Consiglio. Il M5s, che ha l’onere prima che l’onore di essere il primo partito, deve dimostrare maggiore umiltà e responsabilità, più di tutte le altre formazioni politiche.

Intanto il leader pentastellato ha aperto alla possibilità di un contratto di governo, alla tedesca, con il Pd senza Renzi o con la Lega, ma da sola, senza Berlusconi…

Ma che è, un’asta pubblica? Sono sconcertato. C’è chi ha detto che Di Maio si presenta e si muove come un giovane Dc. Ma si è mai visto un segretario della Dc presentarsi alle altre forze politiche e istituzionali dicendo: adesso dovete parlare solo con noi? E’ un modo puerile, goliardico di porsi. Ripeto, ci vogliono più umiltà, responsabilità e realismo. E se questo vale soprattutto per il M5s, vale anche per il centrodestra e per tutti gli altri partiti. Anche se, a onor del vero, Salvini ha finora dimostrato una maggiore duttilità.

Salvini potrebbe abbandonare Berlusconi pur di andare al governo con il M5s?

Può farlo, certo, ma non mi immagino che un uomo politico come Salvini, che finora si è mosso con saggezza, improvvisamente decida di modificare il suo status politico, passando cioè da leader di una coalizione che vale il 37% dei consensi a leader di un partito fermo al 17%.

L’Italia e Mattarella possono permettersi un governo a forte trazione populista o anti-europeista?

Questa è una riflessione già nella mente e nelle mani del Capo dello Stato e ad aiutarlo possono essere proprio i veti incrociati.

In che senso?

Una volta esaurite le possibilità, se e quando emergeranno, di arrivare a un esecutivo da parte delle maggioranze politiche che dicono di aver vinto le elezioni, sarà inevitabile affidarsi a una figura istituzionale. E toccherà alle parti politiche assumersi la responsabilità di sostenerla.

Si potrebbe sempre tornare al voto, non crede?

Sì, è uno scenario possibile, ma tutti i partiti devono sapere che i problemi non semplici di oggi si ripresenteranno tali e quali, magari aggravati, domani. Il problema è che l’Italia sta vivendo una crisi politica di fondo.

In cosa consiste questa crisi?

Le culture di riferimento dei grandi partiti sono state cancellate e nel frattempo sono sorti movimenti non strutturati, quindi meno affidabili. Vale innanzitutto per il M5s, ma anche, in misura minore, per il centrodestra. Il populismo è accentuato perché oggi nessuno dei “partiti primi” appartiene alle storiche, grandi famiglie politiche europee.

Una complicazione in più per il Capo dello Stato?

Un governo va trovato. O lo trovano i partiti o lo trova Mattarella.

(Marco Biscella)

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