Assemblea nazionale Pd a Roma/ Streaming video live, Giachetti: “Basta finta unità: faremmo bene a contarci”

- Niccolò Magnani

Assemblea Nazionale Pd a Roma: Orfini mette ai voti congelamento dimissioni Renzi. Presidente contestato ma passa linea renziani, Martina resta reggente. Resa dei conti dopo amministrative.

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Assemblea Nazionale Pd (LaPresse)

Uno dei momenti di maggiore tensione dell’Assemblea Nazionale del Pd svoltasi oggi a Roma è coinciso senza dubbio con l’intervento di Roberto Giachetti. L’ex candidato a sindaco di Roma, apertamente contestato da una frangia di delegati, ad un certo punto ha deciso di interrompere il suo discorso, come ha spiegato successivamente anche sul suo profilo Facebook:”Una parte organizzata della platea, che fin dall’inizio si è comportata come una curva nello stadio, mi ha continuamente interrotto, fischiato, insultato (quando sono andato a sedermi una gentile signora è venuta anche a minacciarmi urlandomi che io non sono degno di stare in questo partito) fino a che ho deciso di interrompere il mio intervento per evitare vere e proprie degenerazioni. Vi devo dire con grande franchezza che sono rimasto colpito da quello che è accaduto, nonostante l’intervento di Martina per difendere il mio diritto a parlare. L’ho detto interrompendo il mio discorso: se questo è l’antipasto della concezione di partito e democrazia interna che hanno coloro che si candidano ad una gestione alternativa del partito, c’è davvero da preoccuparsi”.

Nel corso del suo intervento Giachetti si era detto convinto del fatto che “la prossima assemblea deve fissare la data delle primarie che per me devono essere a ottobre e, se è così, per me non è un problema arrivarci con Martina segretario”; Giachetti ha inoltre dichiarato come “un partito democratico non deve avere problemi a contarsi, anzi: se invece di far finta di essere uniti senza poi il giorno dopo riprodurre gli scontri sui giornali sembriamo anche più naturali. Dovremmo confrontarci su cosa siamo divisi”. Clicca qui per la diretta streaming video live (agg. di Dario D’Angelo)

CUPERLO CONTRO RENZI: “HA DIVISO IL NOSTRO CAMPO”

Nonostante la “tregua armata” andata in scena nell’Assemblea Nazionale del Pd, non sono mancati gli attacchi al segretario dimissionario Matteo Renzi. Tra i più critici uno degli esponenti della minoranza dem da sempre più critici nei confronti dell’ex premier, Gianni Cuperlo. L’ex pupillo di Massimo D’Alema ha dichiarato:”Renzi ha detto “meglio essere divisivi e mandare avanti il Paese che tenere tutto fermo”, io credo che qui ci sia la ragione della nostra sconfitta, l’aver diviso il nostro campo”. Secondo Cuperlo, “il tema non è un nome ma la proposta. Nessuno di noi è innocente ma l’opera enorme che ci attende è rifondare la nostra idea di politica. Ci serve un congresso vero e una guida legittimata che Maurizio Martina può interpretare bene. Per questo serve un segretario che non faccia un altro mestiere”. Cuperlo ha poi sancito:”Lo spettacolo indecente offerto da M5S e Lega non basterà a rimetterci in piedi” perché, ha aggiunto, “a essere sconfitta è stata un’intera classe dirigente. Per questo non bastano le dimissioni di uno”. (agg. di Dario D’Angelo)

MARTINA, “SE TOCCA A ME TOCCA A ME”

E’ stato un intervento denso di significato quello di Maurizio Martina all’Assemblea del Pd. Il segretario reggente del Partito Democratico è andato all’assalto del contratto di governo tra Lega e M5s, parlando di un misto tra “un libro dei sogni e un libro degli orrori”. Martina ha proseguito:”Non state portando l’Italia nel futuro ma nel passato e noi non ve lo consentiremo. Altro che cambiamento, è la restaurazione, è il contratto della paura, farà stare peggio chi sta male e meglio chi sta bene. È un contratto di destra, altro che post ideologico”. Martina, però, è sembrato rivolgersi anche a Renzi quando ha detto:”se tocca a me, tocca a me”. Un’altra precisazione che ha ottenuto il favore della platea è stata quella riservata a Berlusconi: “Mai con Forza Italia”, ha scandito Martina, lanciando una sorta di monito a quanti sembrano essere attratti dalla prospettiva di un Partito della Nazione (soprattutto in ambiti renziani) con Berlusconi. (agg. di Dario D’Angelo)

L’INTERVENTO DEI CATTOLICI DEMOCRATICI

C’è anche l’intervento dei “cattolici democratici” all’assemblea del Partito democratico in corso oggi e in cui si attende l’intervento di Matteo Renzi, le cui dimissioni sono state confermate ma congelate, saranno discusse in altro loco, non oggi. Ieri infatti è giunta al partito la lettera di 24 cattolici, nostalgici dell’Ulivo che lanciano l’allarme dicendo che il Pd sta mandando proprio in direzione opposta all’idea dell’Ulivo. Qualcuno potrebbe obbiettare loro che l’Ulivo si risolse in un fallimento, ma i 24 professori criticano “la sostanziale inerzia del Pd nella crisi che si è aperta dopo il voto; il non essersi adoperati per scongiurare l’asse Lega-M5S e anzi in alcuni casi averla sostenuta. Il Pd viene criticato poi perché si starebbe rifacendo all’esempio del partito di Macron, ma, dicono ancora, l’Italia non è la Francia “e Renzi non è Macron”. Concludendo così: “Un chiarimento circa l’identità stessa del PD è doveroso e urgente. L’opposto dell’unanimismo, della dissimulazione delle differenze. Meglio un franco, aperto confronto tra  visioni diverse, pena la rassegnazione a un partito irrisolto e dunque inutile” (Agg. Paolo Vites)

DIMISSIONI DI RENZI CONGELATE

Doveva essere l’Assemblea Nazionale che avrebbe sancito la scissione del Pd: sarà ricordata probabilmente come l’Assemblea Nazionale dell’ennesimo rinvio della resa dei conti. Ma una conta, però, c’è stata: quella sull’ordine del giorno, e a vincere è la linea dei renziani che ottengono un “congelamento” della situazione e uno slittamento della patata bollente a dopo le amministrative. Il primo a prendere la parola all’Hotel Ergife di Roma è stato il presidente Matteo Orfini, che ha dichiarato:”Abbiamo all’ordine del giorno le dimissioni del segretario e i necessari adempimenti previsti dallo Statuto. In molti hanno però chiesto di discutere della situazione politica, spostando l’odg previsto per oggi alla prossima Assemblea del Pd. All’unanimità come ufficio di presidenza abbiamo deciso di accettare questa proposta, che pertanto metto in votazione”. Dinanzi al brusio di molti delegati (molti “buu” e “noo”) Orfini ha dichiarato approvata la proposta a maggioranza con 397 voti a favore, 221 contrari e 6 astenuti. Subito dopo ha preso la parola il reggente Martina iniziando una disamina sul governo Lega-M5s e sulle ragioni della sconfitta del Pd nelle elezioni del 4 marzo. (agg. di Dario D’Angelo)

ATTESA PER L’INTERVENTO DI RENZI

Si attende per le 11 di oggi l’intervento di Matteo Renzi all’Assemblea Nazionale del Pd che ha preso il via all’Hotel Ergife di Roma. Pochi minuti ancora, dunque, per sapere quale sarà la strategia del segretario dimissionario in vista di un appuntamento che secondo molti potrebbe rappresentare lo spartiacque del Partito Democratico. Se nella giornata di ieri sembrava possibile che Renzi rinunciasse al suo discorso per evitare una spaccatura, alla fine sembra aver vinto la linea della cosiddetta “minoranza dem”, decisa ad andare alla “conta” per dimostrare all’interno e all’esterno del Partito che Renzi non ha più il consenso bulgaro di un anno fa, ma che al contrario le sue posizioni sono in discussione per almeno metà del partito. Una frattura che verrebbe resa plastica proprio in caso di votazione sul futuro del reggente Martina: sarà confermato segretario già oggi o passerà la linea renziana che vuole un congresso? (agg. di Dario D’Angelo)

ASSEMBLEA NAZIONALE PD: SI INIZIA ALLE 10

Alle ore 10 inizieranno i lavori dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico: la resa dei conti, quella reale, dopo la sconfitta del 4 marzo e le dimissioni di Matteo Renzi, vincitore solo un anno fa alle Primarie dem contro gli sfidanti Andrea Orlando e Michele Emiliano. Il Presidente Pd Matteo Orfini ha convocato i lavori e tutti i delegati a Roma, presso l’Ergife Palace Hotel (via Aurelia, 619) con gli accreditamenti dalle ore 9 e l’inizio dei lavori alle ore 10. Resa dei conti definitiva contro Matteo Renzi? Se da settimane si attendeva quest’appuntamento per vedere l’ormai ex segretario spiegare la sconfitta e, con buona probabilità, essere messo in minoranza in Assemblea, nelle ultime ore di ieri si è assistito ad un tentativo di mediazione della stessa corrente renziana che vorrebbe evitare di arrivare ad una sanguinosa “conta interna”. Nel momento in cui il Governo del Paese sta per andare in mano a Lega e M5s, molti dei big dem non vorrebbero dividersi ulteriormente bensì riorganizzarsi per poter opporre una solida opposizione ad una insolita compagine di Governo sui molti punti diametralmente distante dalla storia del Partito Democratico. «Evitiamo la conta, nessuno capirebbe»: questo era lo slogan che circolava ieri tra i maggiori big del partito, da Gentiloni a Renzi, passando per i capigruppo Delrio e Marcucci e arrivando fino a Fassino, Orfini, Guerini e Rosato. Il tentativo è chiaro: quello di non arrivare a spaccarsi sulla scelta fra Congresso o nuovo segretario “subito”. «Sarebbe incomprensibile una conta interna proprio nei giorni in cui gli avversari, Lega e Cinquestelle, sono impegnati a far votare i propri militanti sul programma di governo, nessuno la capirebbe fuori», spiegava Renzi ai suoi 24 ore fa.

ASSEMBLEA NAZIONALE PD, CAOS SULL’ORDINE DEL GIORNO

Il tentativo, in extremis, è quello di arrivare a modificare l’ordine del giorno che in prima battuta prevedeva le dimissioni del segretario Matteo Renzi e gli «adempimenti conseguenti alle dimissioni del Segretario nazionale di cui all’art. 3 comma 2 dello Statuto del Partito Democratico». I renziani, e con lui anche i big da Gentiloni a Fassino, chiedono all’Assemblea di sciogliere tutti gli organi del partito e dare il via al Congresso, con primarie in autunno e nuovo segretario già in ottobre. La minoranza di Orlando, Emiliano, Franceschini e Martina invece punta all’elezione immediata di un nuovo segretario che porti fuori dalla palude il Pd giunto ai minimi storici: se passasse la linea Renzi infatti, la guida andrebbe in maniera provvisoria a Orfini, mentre Martina – negli ultimi mesi sempre più distante a colui di cui era il vicesegretario – vorrebbe raccogliere l’eredità dell’ex premier dopo il fallimento dimostrato alle Elezioni. In palio, sopra a tutto, ci sono le composizioni delle liste qualora si andasse ad Elezioni anticipate (ipotesi non poi così distante dalla realtà): Renzi non vorrebbe perdere la possibilità di dire ancora la sua, esercitando una maggioranza che dovrebbe essere confermata anche oggi in Assemblea. In virtù però dell’evitare la conta interna e la spaccatura già oggi, Renzi offre a Martina una soluzione: piazzare una nuova Assemblea Nazionale dopo i ballottaggio delle Amministrative in giugno, così da ragionare oggi sui motivi della sconfitta senza arrivare a spaccature. In cambio, chiede al reggente di prendersi l’impegno di convocare il congresso in autunno passando per una prossima Assemblea Nazionale.

DIRETTA STREAMING DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE PD



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