DIETRO LE QUINTE/ I poteri forti all’attacco nei vuoti di governo

- Nicola Berti

Le mosse dei contropoteri complicano non poco la soluzione del problema del governo da parte di Mattarella: dagli attuali ministri Pd ai magistrati. NICOLA BERTI

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Piercamillo Davigo (LaPresse)

Secondo Angelo Panebianco — sul Corriere della Sera di lunedì — il più forte “potere forte” che contribuirebbe allo stallo politico italiano sarebbe oggi quello della magistratura, allargato all’alta burocrazia. E se sul primo terreno il quotidiano milanese conferma una curiosa linea revisionista sulla narrazione di Mani Pulite, nel secondo rilucida la tradizionale polemica antopolitica sulle “caste”, ma senza più fare un fascio di politici e burocrati, anzi all’opposto.

Il tema del “vuoto di governo” — e di chi e come potrà riempirlo — sta comunque emergendo con prepotenza nel confronto pubblico: quando ormai le prospettive di nascita di una maggioranza politica sembrano ridotte al lumicino, mentre dal Quirinale giungono segnali di freddezza sull’ipotesi di ritorno alle urne entro l’anno.

La questione ha assunto un profilo più tagliente all’indomani dell’irruzione televisiva di Matteo Renzi a tagliar l’erba sotto gli ultimi tentativi di accordo fra Pd e M5s. Se c’è infatti qualcosa che sta già riempiendo il vuoto di governo, questo è l’esecutivo Gentiloni in proroga: con Maria Elena Boschi al suo posto in cabina di regia a Palazzo Chigi, con Pier Carlo Padoan al Mef, con Graziano Delrio alle Infrastrutture, con Luca Lotti a gestire la delega all’editoria eccetera. Qualcuno può stupirsi se Renzi è favorevole al “vuoto di governo”? E in questo il leader-ombra del Pd si ritrova certamente in tacita compagnia dell’alta burocrazia, inequivocabilmente spaventata da ogni ipotesi di maggioranza fra Lega e M5s, forze per definizione anti-sistema. 

Ma anche i magistrati messi nel mirino da Panebianco hanno un interesse oggettivo a protrarre la transizione politica. L’8 e 9 luglio si terranno le elezioni per il rinnovo del Csm, l’organo di autogoverno dei magistrati. Questi ultimi dovranno scegliere 16 componenti “togati”, mentre i due rami del Parlamento dovranno indicarne 8 di “laici”. Il nuovo plenum dovrà poi eleggere il primo vicepresidente (tradizionalmente un laico) del capo dello Stato, che presiede costituzionalmente l’organismo. E’ evidente il favore con cui le ali più militanti della magistratura guardano a uno scenario in cui un Parlamento “impiccato” faticasse anche a mandare anche la sua pattuglia di presidio democratico su Pm e giudici che non hanno accettato la riforma Orlando sulle intercettazioni. Se addirittura a Palazzo dei Marescialli dovessero scendere in campo Piercamillo Davigo, ex presidente Anm, o il Pm palermitano Nino Di Matteo, reduce dalla recente “vittoria” nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, il “vuoto della politica” potrebbe essere terreno di una controffensiva istituzionale.

Naturalmente nel vuoto di governo galleggiano una quantità di dossier politico-economici di primo livello: dal rinnovo del vertice della Cassa Depositi e Prestiti alla vendita di Alitalia, fino alla soluzione dell’intrico Vivendi-Tim-Mediaset. Per non parlare del mai compiuto assestamento del settore creditizio. Qui — forse — i poteri forti più classici (oggi essenzialmente banche e media collegati) tenderanno a coprire la porzione di vuoto di loro spettanza. Complicando prevedibilmente la costruzione di un governo istituzionale al Presidente della Repubblica.

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