SCENARIO/ Legge elettorale, premier e governo: le condizioni del Colle

- int. Franco Bechis

Salvini torna alla carica: dice no a un governo istituzionale, spera nel dialogo con i 5 Stelle e non esclude di chiedere un preincarico. Altrimenti c’è solo il voto. FRANCO BECHIS

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LaPresse

Salvini torna alla carica: dice no a un governo istituzionale, spera nel dialogo con i 5 Stelle e non esclude di chiedere un preincarico. E “se tutti volessero tirare a campare — ha detto ieri sera il leader della Lega — resterebbero solo le elezioni”. “L’unico modo per dare un governo al paese è una legge elettorale a doppio turno con ballottaggio”, dice Franco Bechis, direttore del Corriere dell’Umbria. Ma la legge elettorale andrebbe cambiata solo con il via libera della Consulta. Passa da questo specifico punto, secondo Bechis, la soluzione della crisi.

Cominciamo dal Pd.

Renzi ha detto da Fazio quello che sapevamo tutti: il Pd non è compatto e non è nemmeno detto che i renziani siano la maggioranza. 

La direzione del Pd andrà alla conta?

Non avrebbe molto senso. Il partito è spaccato, se anche la direzione domani votasse sì all’accordo qualcuno si terrebbe ugualmente le mani libere e un governo M5s-Pd avrebbe le ore contate. E poi, Di Maio non ha nemmeno detto di voler aspettare l’esito della direzione: vuol dire che quell’accordo non era un problema solo dentro il Pd, ma anche in M5s.

Che cosa intende?

Se il M5s vuol essere davvero il partito del cambiamento, non può fare un accordo con il partito della conservazione. Il Pd ha governato negli ultimi 5 anni e difenderebbe a spada tratta il suo operato.

Come si può uscire da questa crisi di governo secondo lei? 

L’unico modo per dare un governo al paese è una legge elettorale a doppio turno con ballottaggio. 

Di Maio ha lasciato intendere che la legge può rimanere così com’è perché il ballottaggio stavolta lo farebbero gli elettori nelle urne.

Non credo. Ci sarebbero al massimo degli scostamenti di alcuni punti percentuali, ma avremmo sempre un’Italia tripolare e ingovernabile.

Voteremo in piena estate? 

No, chi è in vacanza non torna a casa per votare. Al Quirinale lo sanno benissimo.

Secondo qualcuno i tempi tecnici ci sarebbero…

Facciamo così: votiamo in luglio e torniamo a votare in agosto, così nel frattempo cambiano i vacanzieri e magari otteniamo un risultato opposto.

Si parlava di doppio turno.

Per sbloccare la situazione ci vuole la legge dei sindaci. Nel gennaio di un anno fa (sentenza 35/2017, ndr) la Consulta ha censurato il ballottaggio per timore di indebolire la rappresentanza, per evitare cioè che in una Italia molto frazionata vada al ballottaggio e quindi al governo qualcuno che rappresenta due italiani su dieci.

Come si risolverebbe il problema? Con l’indicazione di una soglia di accesso al secondo turno?

Sì. Per evitare una situazione francese, dove Macron è andato al ballottaggio avendo poco più del 20 per cento dei consensi, basterebbe mettere una soglia di accesso al ballottaggio più alta. Il 25 per cento potrebbe andare bene, in ogni caso se ne può discutere.

Se ne potrebbe discutere per una legislatura intera, per giunta senza concludere nulla.

Proprio per questo, per evitarlo, visto che un parere preventivo di costituzionalità non ci può essere, occorre l’assicurazione, anche informale, che la legge vada bene, vale a dire che garantisca la governabilità e sia costituzionale. Altrimenti ci troveremo di nuovo al punto di partenza.

Da dove cominciare?

I partiti devono deporre le armi e tentare un’alleanza solo sui contenuti, mettendo da parte ruoli o nomi. Poi si troverà la personalità più adatta a rappresentare l’accordo. Mi pare l’unico tentativo che resta da fare. Si sono persi cinquanta giorni senza che le delegazioni si sedessero a un tavolo.

M5s, autoproclamatosi partito vincitore, ha delle responsabilità in questo?

Sì, perché l’unico invito serio, quello di Di Maio al Pd con la lettera al Corriere, aveva il solito difetto d’origine: imporre tutto, anche gli argomenti su cui l’altro dovrebbe cedere. Non è così che si fanno le trattative, soprattutto quando non ha vinto nessuno.

Dunque serve un accordo sulla legge elettorale per poi andare al voto.

No, non ho detto questo. Fare così sarebbe un salto nel buio. Occorre un programma di garanzia: riforma elettorale, legge di bilancio, una soluzione condivisa per disinnescare le clausole di salvaguardia e l’aumento dell’Iva, alcune misure contro la povertà.

Chi potrebbe guidare un governo del genere?

Un nome potrebbe essere quello di Giacinto Della Cananea, al quale i grillini si sono affidati per armonizzare i programmi. E’ riconducibile a Cassese, ma non è Cassese. Questo terrebbe M5s in partita, se non si vuol fare a Di Maio il regalo di lasciarlo all’opposizione.

Renzi ha aperto a un non meglio precisato “governo delle riforme”. Ma Salvini voterebbe un governo simile?

Salvini non voterà nessun governo del presidente, di garanzia, istituzionale o come lo si voglia chiamare. E la Meloni con lui. Però Berlusconi, d’accordo con entrambi, potrebbe non sfiduciarlo. Qualcuno deve sacrificarsi.

Cosa le fa pensare che Di Maio sia disposto a farlo?

Ha un debito di riconoscenza verso Mattarella, che ha trattato il Movimento 5 Stelle da vincitore e gli ha concesso di esplorare le possibilità che voleva.

E quando andremmo al voto?

Il tempo di fare la legge elettorale e di adottare le altre misure. Poco meno di un anno, in modo da votare prima o dopo le europee del ’19.

(Federico Ferraù)

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