Toninelli, Calderoli e i poteri di nomina dei ministri/ Il capogruppo M5s attacca: “Violata la Costituzione”

- Silvana Palazzo

Toninelli, Calderoli e il caso dei poteri di nomina dei ministri: “Presidente non ha margine nella scelta”. Bufala di M5S e Lega? Facciamo chiarezza con i manuali di diritto costituzionale

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Toninelli, Calderoli e i poteri di nomina dei ministri

Danilo Toninelli rilancia le accuse contro Sergio Mattarella. Parlando con i cronisti fuori dal Senato, il capogruppo del MoVimento 5 Stelle ha nuovamente attaccato il presidente della Repubblica. «Stiamo parlamentarizzando un percorso di crisi istituzionale non causato dal Movimento cinque stelle, è stata violata la Costituzione, Mattarella ha dato un giudizio che non gli competeva, sovranità popolare spazzerà via establishment». Intanto sui social è stato sommerso dalle critiche per aver citato un testo che in realtà non è di Mortati, bensì di Temistocle Martines. Peraltro in altre parti del manuale viene spiegato ciò che molti costituzionalisti sostengono: Mattarella si è comportato nel pieno dei suoi poteri costituzionali. Il veto sul ministro è opinabile dal punto di vista politico, ma comunque legittimo perché non si tratta di “scegliere” i ministri ma “nominarli”, e in questo Mattarella ha margini. (agg. di Silvana Palazzo)

IL SITO DEL GOVERNO: “IL COLLE NON PUÒ INTERFERIRE”

Una bufera politica si è abbattuta sul Colle dopo il veto di Sergio Mattarella a Paolo Savona per il ministero dell’Economia. Una crisi istituzionale mai vista che ha spinto studiosi, giornalisti ed esperti a cercare di capire se la Costituzione, di cui il capo dello Stato è garante, gli permetteva di dire “no” a un nome presentato dal premier incaricato. Gli “istituzionali” ritengono che fosse suo pieno diritto, ma è curioso allora leggere quanto scritto sul sito del governo. «Una volta conferito l’incarico, il Presidente della Repubblica non può interferire nelle decisioni del premier incaricato». A molti non è sfuggito quanto scritto sul sito ufficiale del governo italiano in merito alla formazione del nuovo esecutivo. In merito alla scelta dell’incaricato «si ritiene che il Capo dello Stato non sia giuridicamente libero, essendo vincolato al fine di individuare una personalità politica in grado di formare un governo che abbia la fiducia del Parlamento». Quando l’incaricato viene scelto, il Presidente della Repubblica non può interferire nelle decisioni del premier. Il nodo è appunto nelle “decisioni dell’incaricato” su cui il Colle “non può interferire”. (agg. di Silvana Palazzo)

“IL PRESIDENTE NON HA MARGINE NELLA SCELTA”

Dopo la frattura istituzionale che si è aperta ieri con la decisione di Giuseppe Conte di rimettere il suo incarico, affidato poi a Carlo Cottarelli, si è aperto un dibattito sulla decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A far discutere è il veto alla nomina di Paolo Savona al ministero dell’Economia, e si è aperto uno scontro in merito a poteri e compiti del capo dello Stato. Nelle ultime ore, ad esempio, sta circolando un ritaglio attribuito erroneamente a Costantino Mortati, nel quale si spiega che «il presidente della Repubblica ha un ristretto margine di discrezionalità nella scelta del presidente della Repubblica (mentre non ne ha alcuna nella scelta dei ministri, formalmente demandata al presidente del Consiglio». Il ritaglio, diventato virale anche perché è stato rilanciato da Danilo Toninelli del MoVimento 5 Stelle, è quello a cui fa riferimento anche il senatore Roberto Calderoli, vice presidente del Senato, che però fa riferimento alla pagina 568 dell’edizione 1975. «È bene ricordare che su quel testo si sono formati i migliori giuristi italiani. Chi sa parli. Chi non sa faccia. O meglio ancora studi», aveva dichiarato prima del pentastellato.

TONINELLI, CALDEROLI E IL CASO DEI POTERI DI NOMINA DEI MINISTRI

Il testo è presente anche in un altro autorevole manuale di diritto costituzionale, quello del professore Temistocle Martines (curato e aggiornato nelle nuove edizioni da Gaetano Silvestri), che è utilizzato in moltissime università italiane. E in effetti nel capitolo dedicato al “potere esecutivo” trovano riscontro le parole riportate da Toninelli. Il problema però è un altro: l’esponente M5S ha estrapolato un parte del testo, omettendone un’altra dove invece viene evidenziata l’eventualità nella quale il capo dello Stato possa assumere in caso di crisi politiche un ruolo attivo. E infatti non mancano i precedenti. «Un ruolo attivo e propositivo può essere assunto, con somma cautela, dal presidente della Repubblica (quale magistratura di influenza) in caso di crisi del sistema, e può coinvolgere, in misura più o meno ampia, il modo stesso con cui egli intende svolgere la sua funzione; come l’esperienza repubblicana ha ampiamente dimostrato. Occorre però tener conto che il condizionamento dei partiti nella indicazione dei futuri ministri non può giungere a svuotare del tutto il potere di proposta autonoma del presidente del Consiglio incaricato, come richiede l’articolo 92, comma II della Costituzione». La vicenda è ben più complessa di come la si voglia far apparire. «Ben si intende però che, nello svolgimento della sua azione di moderatore tra i diversi partiti che possono concorrere a formare il Governo, o, ancor di più, di organo compartecipe alla soluzione della crisi, il Presidente della Repubblica dovrà sempre mantenersi al di fuori degli interessi strettamente partitici e mirare soltanto ad assicurare al Paese un Governo che dia ragionevoli garanzie di rispondere all’effettiva volontà popolare e di assicurare il rispetto e l’osservanza della Costituzione». Ecco, se si vuol accusare Toninelli di qualcosa, allora è di aver omesso le altre parti sopracitate. 

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