DALLA CINA/ Lao Xi: Mattarella ha sbagliato ma va difeso (anche da Salvini e Di Maio)

- Lao Xi

Qualunque cosa nasconda il caso Savona, la repubblica italiana oggi è più debole. Ora M5s e Lega dovrebbero rinunciare al tanto peggio tanto meglio e sostenere Cottarelli. Dalla Cina, LAO XI

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Sergio Mattarella. Volti terrei, domenica sera, dopo il suo discorso (LaPresse)

Nella sua recente biografia di Stalin lo storico Stephen Kotkin spiega con attenzione e freddezza l’ascesa al potere dei bolscevichi. Non erano astuti o capaci più di altri, era che il sistema zarista, per un periodo di almeno 15 anni, le sbagliò tutte e finì per regalare un paese che adorava lo zar come un dio a chi lo zar lo voleva morto.

Sta succedendo la stessa cosa all’Italia? Qualunque sia il risultato di questa triste “vicenda Savona”, la repubblica italiana rischia di essere più debole. Certamente in questo momento in particolare il paese deve allinearsi dietro il Capo dello Stato. Alla fine il presidente è lui, giuste o sbagliate che siano le sue decisioni, occorre seguirle se no salta tutto.

Ma il suo grande veto oggi dà al leader della Lega Matteo Salvini più potere che mai. Può andare subito al voto, cercando il grande colpo. O potrebbe anche sostenere il governo per qualche mese e andare al voto successivamente, dicendo: io ci ho provato ma me lo hanno impedito.

La storia è semplice. Avevano scelto Sapelli come premier e Mattarella lo ha bocciato, passi. Hanno proposto Conte come premier, un professore semisconosciuto, il presidente lo ha approvato, ma forse era meglio che lo bocciasse. Poi è arrivato Savona, controverso, di statura, e la Lega si è impuntata. E il presidente gli ha detto di no perché le sue posizioni, che appaiono antieuro, non piacciono ai mercati.

Forse davvero Savona covava il piano rivoluzionario antieuro. Ma non era meglio dire “lo conosciamo, non è antieuropeo” e poi lasciarlo venire allo scoperto e snidarlo sulle decisioni da prendere? Tanto il Capo dello Stato deve sempre firmare le leggi. Questo per fare uscire la Lega, che finora non ha fatto sbagli tattici, allo scoperto.

Ora naturalmente si può pensare che al voto Lega e M5s perdano, ma la probabilità oggi sembra essere che viceversa sbanchino e impongano tra qualche mese il governo che vogliono.

In ciò non è detto che si riesca a far governare Cottarelli con un esecutivo di emergenza. Questi avrebbe il solo compito infatti di approvare una legge di bilancio che eviti il rialzo dei tassi di interesse e lo spread. In teoria sono obiettivi ragionevoli a cui anche i più guerrafondai dovrebbero aderire.

Ma come dimostra la storia, in questi periodi di grande confusione può sempre sbucare un arruffapopolo ispirato dal “tanto peggio è tanto meglio” che di fatto costringa al voto senza legge di bilancio. Con tutte le conseguenze che ne derivano, sintetizzate dal “tanto la colpa è dei poteri forti, del vecchio regime”, etc.

Sia chiaro, da dove scriviamo siamo per le istituzioni, per la Ue, per lo Stato all’antica. Qui abbiamo visto troppe rivoluzioni e sappiamo che sono peggiori delle guerre. Ma proprio per questo occorre guardare rivoluzioni e rivoluzionari negli occhi.

Il calcolo fatto dal capo del Pd Matteo Renzi era questo: lascio fare a chi ha vinto, perché tenere Lega ed M5s lontano dal potere li ingrassa.

Però ci sono nodi decennali da sciogliere, portati avanti da Berlusconi e Renzi, e gli elettori sono evidentemente stufi. M5s e Lega dicono di essere meglio? dicono di essere il nuovo? Lo dimostrino. Se si sbaglieranno, l’Italia si libererà di loro. Oggi invece possono dire: volevamo governare, abbiamo scelto anche un uomo del vecchio sistema, Savona, ex Bankitalia, ex Confindustria, amico di Carli, Ciampi, Baffi e non lo avete voluto! Vedete, questa è una dittatura che fa un golpe e rifiuta la democrazia.

Alla fine di questo ragionamento qualunque conseguenza è possibile.

Era un sordido piano ordito in qualche sottoscala? Forse. Ma sicuramente le istituzioni avrebbero dovuto evitare di cascarci.

Oggi l’Italia tutta è più debole. C’è stata una spaccatura tra un pezzo d’Italia e un’altra. C’è stata una cesura tra un pezzo d’Italia e un pezzo di Europa. Oggi è sempre meno chiaro come ne uscirà il paese.

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