SCENARIO/ “Mattarella in un vicolo cieco, può salvarlo solo Gentiloni”

- int. Paolo Becchi

Di Maio chiede le urne subito, Salvini dice no a un governo tecnico e propone a M5s un governo di tregua, fino a dicembre. Un’ipotesi che M5s respinge. Il voto si avvicina. PAOLO BECCHI

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Sergio Mattarella (Lapresse)

E’ cominciato il fine settimana più lungo di questa crisi di governo. Di Maio chiede le urne subito, Salvini dice no a un governo tecnico e propone a M5s un governo di tregua, fino a dicembre. Un’ipotesi che M5s ha già respinto. Lunedì Mattarella riceverà al Colle tutti i partiti, ai quali annuncerà la sua decisione. Ma stavolta è il Quirinale a trovarsi in seria difficoltà. “Salvini ha rimescolato le carte a suo favore — dice al Sussidiario Paolo Becchi, filosofo del diritto e opinionista politico —. L’ipotesi di un governo fino a dicembre viene incontro alle scadenze europee che Mattarella intende rispettare; stoppa in anticipo il governo dei tecnici e fa cadere su M5s la colpa di eventuali elezioni anticipate”.

Non sappiamo cosa pensi Mattarella della proposta di Salvini, sappiamo però che se non intervengono novità, proporrà un governo istituzionale.

Salvini non entrerà in nessuno governo in cui non ci sia anche M5s, perché non intende lasciar a Di Maio il monopolio dell’opposizione. Se invece M5s dicesse sì alla soluzione istituzionale, allora ci starebbe anche Salvini. Ma non credo che Di Maio intenda farlo.

Fino a ieri sembrava che Salvini potesse chiedere un preincarico per trovare i voti in Parlamento. Una soluzione malvista da Mattarella, che vuole numeri certi.

Mattarella non intende dare l’incarico a Salvini e Salvini lo ha capito. Correrebbe tra l’altro il rischio di stare in piedi con i voti del Pd, per la gioia di Berlusconi, che insieme a Renzi potrebbe normalizzare la Lega, e di M5s, che griderebbe al tradimento.

Lo ha già fatto: secondo Di Maio, “se il governo di tregua nasce è perché Salvini si è alleato con il Pd”.

Resta il fatto che Salvini avrebbe una maggioranza solo numerica, non politica e con un presidente della Camera grillino avrebbe vita impossibile. 

Di Maio appare irremovibile nel chiedere le urne al più presto. Secondo lei M5s non potrebbe cambiare idea? Lo ha fatto tante volte.

M5s ha ormai cambiato strategia. I toni sono già da campagna elettorale. Ma di Maio e Grillo devono stare attenti a invocare le urne, perché stavolta potrebbero subire una batosta. 

A proposito di Grillo: come mai ha rotto il silenzio?

E’ il segno della difficoltà in cui si trova il movimento.

Grillo ha perfino rilanciato il referendum sull’euro, Di Maio invece ha detto che la linea sulla Ue non muta. In M5s hanno perso la testa?

Di Maio ha capito che la possibilità di diventare premier è sfumata e allora vuole il voto a tutti i costi, non rendendosi conto che l’operazione stavolta potrebbe ritorcersi contro M5s. Un partito dal programma contraddittorio e il cui leader non è nemmeno stato capace di farsi dare il mandato per formare un governo.

Lunedì cosa accadrà?

O Mattarella accetterà la proposta di Salvini, o dovrà constatare che una maggioranza politica è impossibile. A quel punto potrebbe tentare di proporre lui un nome, dando l’incarico a una figura terza e chiedendo ai partiti di appoggiarla.

Ma Salvini vuole un governo politico, non tecnico, e Di Maio vuole il voto. Saremmo daccapo.

Saremmo daccapo con l’aggravante che l’incaricato di Mattarella non avrebbe la maggioranza ma dovrebbe cercarsela, proprio come Salvini. Se poi Lega ed M5s votassero no, avremmo un governo sfiduciato sul nascere. E la contraddizione di una presidenza della Repubblica che prima dice di voler dare l’incarico solo a chi garantisce numeri certi, e poi vara un governo istituzionale senza la certezza che questo abbia la maggioranza. 

Quindi?

A queste condizioni, sarebbe molto più democratico tenersi Gentiloni e andare al voto il prima possibile. Ma le colpe del voto a breve distanza ricadranno tutte su Di Maio, mentre Salvini potrà sempre dire di averle provate tutte.

(Federico Ferraù)



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