SONDAGGI/ Governo neutrale bocciato dal 50%, M5s-Lega scendono al 40%

La soluzione di Mattarella non piace, dice ANTONIO NOTO (Noto Sondaggi). Che avverte: qualora si arrivasse allo scioglimento delle Camere, attenzione alla rabbia degli elettori

09.05.2018 - int. Antonio Noto
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Sergio Mattarella (Lapresse)

Il governo neutrale deciso dal presidente Sergio Mattarella? “Non piace a più della metà degli italiani, che preferirebbero invece andare a votare subito”. Ma il 22 luglio non si rischia un aumento dell’astensionismo? “Sì, ma più al Nord che al Sud”. E che cosa potrà succedere nelle urne? “Non dobbiamo fare l’errore di proiettare le attuali intenzioni di voto come se fossero già l’esito delle elezioni: non sappiamo che cosa potrebbe produrre, qualora si arrivi allo scenario del voto anticipato, lo scioglimento delle Camere. Farà sicuramente crescere la rabbia degli elettori, ma non è detto che questo si tramuti in disaffezione al voto, potrebbe anche invogliare a una maggiore partecipazione”. Così Antonio Noto (Noto Sondaggi) ha provato a tastare il polso degli elettori dopo le ultime novità legate al rebus governo. Misurando, ovviamente, anche i trend elettorali: “Lega in forte crescita, più del M5s, mentre Forza Italia e, in misura maggiore, il Pd sono in calo”.

La scelta del governo neutrale come è stata presa dagli italiani?

Male. La maggioranza è contro l’idea del governo neutrale, perché vorrebbe il voto subito, non c’è fiducia rispetto a questa soluzione. Agli italiani abbiamo chiesto: “Come si comporterebbe se lei fosse un parlamentare?”. Più del 50% ha risposto che non darebbe la fiducia a un governo neutrale.

Qual è lo scenario oggi più gradito?

Resta ancora l’ipotesi del governo giallo-verde, gradito al 40% degli italiani. Ma ancora oggi questo gradimento è minore rispetto alla somma dei voti che il 4 marzo hanno raccolto M5s e Lega.

A più di 60 giorni dal voto, come si muovono i trend elettorali dei partiti?

Prima di dare i numeri, consentitemi una premessa.

Prego.

L’errore che spesso facciamo, anche noi sondaggisti, è quello di proiettare le attuali intenzioni di voto come se fossero già il risultato finale delle future elezioni. Ma in questo frangente c’è un aspetto da non sottovalutare e che oggi è difficile da stimare: l’effetto che potrà davvero avere, qualora si arrivasse a quella decisione, lo scioglimento delle Camere sui comportamenti del corpo elettorale.

Perché?

Quella decisione produrrà sicuramente un moto generalizzato di rabbia, ma non è detto che questa si traduca in maggiore astensionismo, anzi, potrebbe anche sortire l’effetto contrario, cioè spingere a una maggiore partecipazione al voto.

Al netto, allora, di quel che succederà nel momento in cui il Capo dello Stato dovesse sciogliere le Camere, come stanno ora i partiti?

Stiamo assistendo a un boom di consensi per la Lega, che rispetto al 4 marzo guadagna 5 punti percentuali. L’aumento del M5s è più contenuto, nell’ordine del 2-2,5%. Forza Italia, invece, registra un calo del 2%, mentre il Pd continua la sua progressiva erosione, lasciando sul terreno più del 3%: oggi è attestato intorno al 15,5%.

La Lega sta rubando consensi a Forza Italia?

Non c’è solo un travaso da FI, la Lega riesce a prendere voti anche in altri partiti.

Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di andare a votare, per la prima volta, in piena estate, il 22 luglio. Il “voto balneare” quanto piace agli italiani?

Al momento la decisione di andare alle urne il 22 luglio è più nella testa degli addetti ai lavori che nell’immaginario degli elettori. Certo, gli italiani vogliono il voto anticipato e giustificherebbero anche il ricorso alle urne in piena estate.

È così per gli elettori di tutti i partiti?

Solo la maggioranza degli elettori del Pd è contraria al voto anticipato.

E quelli di Forza Italia?

La maggioranza è favorevole.

Non c’è il rischio che, richiamati alle urne a pochi mesi di distanza, gli elettori si dimostrino meno motivati a votare, e magari a votare lo stesso partito?

È difficile rispondere. Comunque, lo ripeto, lo si potrà capire solo dopo che il Capo dello Stato sarà stato costretto dall’evolvere della situazione a sciogliere le Camere. Per gli italiani non è ancora così scontato che si arrivi lì, che si andrà a votare. Siamo ancora alla tattica, alle trattative in corso.

Clima caldo e voglia di vacanze potrebbero favorire un aumento dell’astensionismo, soprattutto al Sud?

Su questo punto non sono d’accordo. Al Sud si va in vacanza soprattutto ad agosto; il vacanziere che preferisce luglio abita più al Nord. Dunque, ci sarà molto probabilmente un calo dell’affluenza, ma potrebbe colpire più al Nord che al Sud.

In caso di affluenza più bassa, come è successo alle ultime regionali in Friuli-Venezia Giulia, il Pd potrebbe essere favorito e mostrare un risultato elettorale più soddisfacente?

Il Pd avrà bisogno di una campagna elettorale più responsabile e dovrà dimostrare di essere un partito unito: un elettore tende a fuggire da una forza politica rissosa e divisa. E non basterà certo addossare a M5s e Lega la responsabilità del voto anticipato per raccogliere più consensi.

Il M5s riuscirà a saccheggiare consensi tra le fila degli elettori Pd?

Li sta già saccheggiando.

Oltre all’ipotesi 22 luglio, c’è anche la possibilità che si vada alle urne in autunno: il fattore tempo chi potrebbe penalizzare di più?

Più si protrae il tempo e più saranno penalizzati i “vincitori” del 4 marzo: M5s e Lega. Il tempo gioca a loro sfavore, perché rende sempre più evidente la loro debolezza: il fatto, cioè, che pur essendo i partiti più forti non sono stati capaci di trovare una soluzione per dar vita a un governo.

(Marco Biscella)

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