Di Battista: “Il Pd è morto e io ne sono felice”/ “Non lo ha ucciso Renzi, ma la loro arroganza”

- Silvana Palazzo

Di Battista: “Il Pd è morto e io ne sono felice. Non lo ha ucciso Renzi, ma la loro arroganza”. L’ex deputato del MoVimento 5 Stelle commenta il tracollo dem alle elezioni comunali 2018

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Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, M5S (LaPresse)

«Il Pd è morto». A decretare la fine del Partito democratico è Alessandro Di Battista, che ha seguito dall’America il secondo turno delle elezioni comunali. All’indomani del ballottaggio, l’ex deputato del MoVimento 5 Stelle ha analizzato il tracollo dem. Per una volta però non punta il mirino contro i renziani. Nel suo posto su Facebook scrive che «ad ucciderlo non sono stati i Franceschini, le Boschi, i Renzi o i Gentiloni. Costoro sono “comparse” già finite nell’oblio». La responsabilità è di quell’atteggiamento «profondamente “borghese” ed anti-popolare che ha dimostrato in questi anni». Neppure l’attenzione ai diritti civili ha salvato il Pd. «Quante volte li abbiamo sentiti dire: “ma noi abbiamo fatto le unioni civili” etc, etc. Sia chiaro, io reputo i diritti civili fondamentali ma oggi servono più che mai quelli economici e sociali». Ma è un altro aspetto della sua analisi che è destinato a far discutere. «Personalmente sono molto felice di questo tracollo» ha aggiunto Di Battista.

DI BATTISTA: “IL PD È MORTO E IO NE SONO FELICE”

Il Partito democratico è ormai nel passato per Alessandro Di Battista. Lontano dall’Italia, che ha deciso di lasciare con la sua compagna e il piccolo Andrea, l’ex deputato del MoVimento 5 Stelle continua a seguire con interesse le vicende politiche, soprattutto ora che il M5s è al governo. All’indomani del ballottaggio delle amministrative, scrive su Facebook per commentare il tracollo dem. «Ho combattuto la loro arroganza e il loro odio nei confronti di tutto ciò che è popolare (per questo lo definivano populista) con tutto me stesso. Tuttavia il loro atteggiamento “borghese” ed anti-popolare ha fatto malissimo al Paese e non glielo perdonerò mai». Ora però bisogna occuparsi del presente per Di Battista, che chiede un’accelerazione sui diritti economici e sociali. «Proprio quelli smantellati dalla sedicente sinistra che adesso sta litigando su come fare autocritica». E non manca il riferimento al reddito di cittadinanza. «Deve diventare un diritto esattamente come la sanità pubblica e l’istruzione pubblica. Non si tratta di regalare denari ai fancazzisti. Si tratta di rilanciare il lavoro (lavori nuovi perché molti lavori stanno scomparendo) proprio con lo strumento del reddito. I compianti dirigenti del PD ritenevano il reddito di cittadinanza una stronzata. Guardate che fine hanno fatto…».



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